Italia

Stessa spiaggia, stesso mare? Avanza l’erosione sulle coste italiane

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente negli ultimi cinquant'anni l’Italia ha perso più di 35 chilometri quadrati di spiaggia. La situazione più drammatica a Fregene

«Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare». O forse no. Perché, con buona pace di Edoardo Vianello e Mina, purtroppo per molti “cambiare” potrebbe diventare presto obbligatorio: migliaia di chilometri di spiagge, infatti, rischiano di scomparire a causa dell’erosione costiera. La situazione è particolarmente critica anche nel nostro Paese: secondo i dati del ministero dell’Ambiente negli ultimi cinquant’anni l’Italia ha perso più di trentacinque chilometri quadrati di spiaggia. Un dato non da poco, se si tiene conto che in totale le coste italiane hanno uno sviluppo di circa 8.350 chilometri, di cui 3.600 costituiti da spiagge. Le cause sono diverse: i cambiamenti climatici in atto e l’impoverimento dell’apporto di materiale solido dai fiumi. Ma è soprattutto l’uomo la causa dei suoi mali. La costruzione di dighe, moli, porticcioli intervengono nell’ambiente naturale generando un mutamento nei flussi delle correnti. Il mare entra e porta via centimetri preziosi e non è un effetto ottico (e nemmeno nostalgico) se, estate dopo estate, la nostra solita spiaggia ci sembra sempre più piccola.

MAGLIA NERA AL SUD. In alcune Regioni in particolare la situazione è ben più che preoccupante: in Molise, per esempio, con 36 km di costa di cui 25 difesi da scogliere, sono in erosione addirittura il 91% delle spiagge. I dati più aggiornati sul fenomeno (un rapporto del 2006 su “Lo Stato di salute dei litorali italiani”, curato da Enzo Pranzini dell’Università di Firenze) evidenziano che il 42% delle spiagge italiane è in erosione. Secondo i dati del rapporto, il Molise è la prima regione italiana per tassi di erosione costiera (91%). È seguito dalla Basilicata con il 78% di spiagge erose, la Puglia con il 65%, l’Abruzzo con il 61% e le Marche e il Lazio, con il 54% ciascuna. I valori più bassi si registrano in Friuli (13%), in Veneto (18%) e in Emilia-Romagna (25%).

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IL LITORALE LAZIALE A RISCHIO. Da più parti della costa laziale sono arrivate nei ultimi mesi segnalazioni di spiagge fortemente devastate dall’erosione invernale, tanto da aver lasciato arenili senza sabbia e strutture balneari “a mollo”. La situazione più drammatica si registra a Fregene dove nel volgere di pochi anni sono spariti circa cento metri lineari di spiaggia, per un totale di oltre un milione di metri cubi di sabbia. In passato sul litorale laziale sono state letteralmente buttate a mare troppe risorse in ripascimenti sabbiosi di durata irrisoria o progetti di frangiflutti perpendicolari e paralleli alla costa, senza aver mai dato una risposta risolutiva. L’erosione arriva per colpa del cemento in mare e sulle coste che fa sparire gli ambienti dunali così come per l’impermeabilizzazione degli alvei fluviali che non permettono più nessun apporto detritico.

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LA TOSCANA DIFENDE GLI ARENILI. Un fenomeno diffuso, complesso da affrontare, con aspetti diversi e dunque con soluzioni spesso diversificate. Anche la costa toscana non è immune dall’erosione costiera che va dal litorale apuano alla zona a sud di Viareggio, dal parco della Maremma all’Argentario. Tutti gli arretramenti degli arenili, o la loro eventuale ricrescita, sono costantemente monitorati grazie a sistemi satellitari e, negli ultimi anni, si è visto che tendenzialmente la situazione è leggermente migliorata. La Regione Toscana, con uno stanziamento di 9,3 milioni di euro per il biennio 2018-19, ha più che raddoppiato i fondi destinati agli interventi contro l’erosione delle sue coste. Inoltre, ha semplificato le procedure e accresciuto il numero dei soggetti abilitati a realizzare piccoli interventi di ripascimento. La Regione fa sapere che «sono in tutto 17 quelli in fase di progettazione, di gara, o già assegnati». Interventi che hanno portato a una crescita complessiva del litorale toscano.

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