Italia

Geolocalizzazione dei figli: quando la privacy non esiste più

Alessia Marcuzzi ha fatto vedere in diretta nazionale la posizione del figlio vantandosi di geolocalizzarlo con un'app. E si scatena la polemica: è davvero necessario sapere in ogni momento cosa fanno e dove vanno i propri figli?

La geolocalizzazione è la moda del momento. Dispositivi per permettere di individuare in ogni istante, ad esempio, il tuo animale domestico sono già stati messi in commercio, ma molto più semplicemente, basta il cellulare per conoscere la posizione di chiunque ne possegga uno. E la privacy non esiste più. Viene così in mente una scena di un film della saga di Rambo, quando Murdock diceva al palestratissimo protagonista: «Hey Johnny, dicci dove sei che veniamo a prenderti!». Ma Rambo non ne ebbe bisogno, e fu lui ad andare a prendere Murdock dopo aver trucidato svariati nemici. Ma a saperlo il militare più famoso del cinema non avrebbe dovuto ammazzare nessuno, perché il suo superiore avrebbe potuto geolocalizzarlo. Ma che film sarebbe stato in questo modo? E che vita sarebbe se ognuno di noi si geolocalizzasse a vicenda?

LA CELEBRITÀ. Il dibattito ha vissuto negli ultimi giorni un’impennata grazie ad Alessia Marcuzzi che a “Che tempo che fa” si è quasi vantata di sapere in ogni momento la posizione del suo pargolo. Del resto da chi ha condotto il “Grande Fratello” c’era da aspettarselo, ma il suo figlioletto sarà d’accordo con le premure di mamma? Lungi dal voler analizzare la vita del figlio della coppia Marcuzzi – Inzaghi junior, obiettivamente essere geolocalizzati, specialmente a una certa età, sembra un po’ troppo, specialmente considerato che il ragazzo in questione ha già i suoi “problemi” legati alla celebrità di mamma e papà che di certo non lo tengono al riparo dalle luci della ribalta. Così se il poverino vuole marinare la scuola, la mamma lo saprà, e allo stesso modo saprà se si vede con una ragazza di nascosto o se sottobanco i soldi della paghetta li spende in cornetti alla crema. È davvero necessario tutto questo?

LEGGI ANCHE: Il monito dell’ex manager Facebook: «I social stanno distruggendo la nostra società»

LA PRIVACY. È paradossale che nell’epoca della privacy a tutti i costi, dopo che ci siamo indignati perché Facebook smerciava i nostri dati, siamo ossessionati dalla geolocalizzazione. Senza disturbare gli autori dei romanzi distopici di ogni tempo, stiamo vivendo un’era da Grande Fratello diffuso. Sembra di stare in un panopticon, ovvero un carcere nel quale il secondino, posto al centro di esso, può vedere ciò che facciamo in ogni secondo. È vero che in alcuni casi la geolocalizzazione serva, e sarebbe stupido invocarne l’assoluto inutilizzo, visto che grazie ad essa si possono risolvere casi di cronaca e, perché no, individuare il fido smarrito, ma il caso della Marcuzzi, e di molti altri meno noti, sembra davvero un’esagerazione. Chi di noi non ha mai fatto qualcosa di nascosto dai propri genitori? È vero, si potrebbe obiettare dicendo che magari un figlio può trovarsi in luoghi o situazioni pericolosi che i genitori vogliono sapere, ma in questa maniera si limita la possibilità di chiunque di farsi i fatti propri. La geolocalizzazione può sì permettere di evitare i tradimenti, di evitare che i propri pargoli si caccino nei guai e di evitare che il gatto si perda, ma limita la libertà personale.

LEGGI ANCHE: Gdpr, a un mese dall’attuazione c’è ancora chi non lo conosce

IO TI OSSERVO. La tecnologia dà, la tecnologia toglie dunque. Sapere di essere rintracciabile in qualsiasi momento purché il mio telefono abbia la batteria inserita, perché anche spegnendolo non si limita la sua geolocalizzazione, è qualcosa di veramente triste. E che lo si faccia ai fini del mantenimento dell’ordine pubblico va anche bene e, anzi, è giusto. Ma la questione etica per un campo come questo è molto delicata, e la linea che separa il controllo dallo spionaggio è molto sottile. Se la nostra vita dunque non può più prescindere dal possesso e dall’utilizzo dello smartphone, che almeno si salvaguardi la privacy delle persone. Perché nell’epoca della connessione a tutti i costi e in tutti i momenti, si è persa la sacrosanta concezione dello stare soli, isolati da tutto e da tutti. E soprattutto sta svanendo sempre di più il confine dell’inviolabilità degli spazi altrui. Dunque, genitori, lasciate che i vostri figli vadano dove vogliono dando loro fiducia. Non è travestendovi da spie che crescerete figli migliori.

Tags
Close