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Aborto negato: ecco i Paesi in Europa dove non è consentito

L'Italia ha appena festeggiato i primi 40 anni della legge 194. In Europa un referendum ha aperto la strada alla legalizzazione dell'igv in Irlanda, ma in Andorra, a Malta, nella Città del Vaticano, nel Liechtenstein, in Polonia, a San Marino, a Cipro e nell'Ulster la situazione è ancora complessa

Da quarant’anni in Italia qualsiasi donna, entro i primi 90 giorni di gestazione, può richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza (Igv) per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Ma l’aborto è ancora negato in molti paesi d’Europa e del mondo. In sei nazioni su dieci l’aborto è illegale o è permesso solo in casi estremi, come il pericolo di vita della donna, lo stupro o una malformazione del feto. In Europa sono otto i Paesi ad avere una legislazione fortemente restrittiva nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza. Fra questi rientrava, fino a qualche giorno addietro, anche l’Irlanda chiamata alle urne il 25 maggio per decidere se abrogare l’ottavo emendamento della Costituzione che dal 1983 vieta l’aborto in ogni circostanza tranne quando è in pericolo la vita della gestante.

IL REFERENDUM IRLANDESE. Con il 66,4% dei voti gli irlandesi hanno detto sì all’aborto aprendo la strada a una legge più permissiva in un Paese a netta maggioranza cattolica. Il referendum chiedeva l’abolizione dell’ottavo emendamento della costituzione irlandese, che sancisce “pari diritto alla vita” per la madre e il feto. Ora il Da’il, il Parlamento irlandese, potrà legiferare una nuova legge che permetta l’aborto entro la dodicesima settimana di gravidanza. Ed è possibile un effetto domino anche sull’Irlanda del Nord, dove l’aborto è consentito solo in caso di rischio per la vita o la salute mentale della madre, mentre è vietato in caso di stupro, incesto o malformazioni gravi del feto. Ora le donne dell’Ulster potranno recarsi ad abortire anche in Irlanda, visto che dal 1992 è possibile intervenire all’estero.

NEL MONDO. Il Center for Reproductive Rights, che dal 1998 si occupa di diritti alla salute riproduttiva, ha realizzato una mappa che mostra la situazione dell’igv nel mondo. Sono tanti in cui l’interruzione volontaria di gravidanza è legale ma limitata nel tempo: in 37 Paesi (su circa 70 che la consentono) si può interrompere la gravidanza entro le prime 12 settimane di gestazione, in altri il limite si estende a 14. Fra i Paesi in cui è possibile abortire entro i tre mesi ci sono, fra gli altri, Stati Uniti, Canada, Australia, Russia, Cina, Italia, Germania, Francia e molti altri in Europa. In altri Paesi come Cipro, Giappone e India l’aborto è consentito in parecchi casi: salute fisica e mentale della donna, malformazione del nascituro, stupro e la condizione socioeconomica della gestante, in cui rientrano le sue risorse, l’età, lo stato civile e il numero di figli già nati. Ma non dappertutto è così. In molti Paesi del Sud America, dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia l’aborto è strettamente limitato dalla legge. Angola, Egitto, Gabon, Guinea-Bissau, Madagascar, Senegal, Iraq, Filippine, Repubblica Dominicana, El Salvador e Haiti sono solo alcuni dei Paesi in cui l’interruzione volontaria di gravidanza non è consentita nemmeno nel caso in cui la vita della gestante sia in pericolo. Condizione che invece la autorizza in Nigeria, Somalia, Libia, Sudan, Afghanistan, Bangladesh, Paraguay, Venezuela. In alcuni Paesi l’aborto è permesso anche in caso di stupro e malformazioni del feto, come Indonesia, Messico, Cile e Panama. L’igv è consentita in caso di incesto, anche se vietata per legge, in Nuova Zelanda, Algeria, Eritrea, Gambia, Namibia, Seychelles, Sierra Leone, Israele, Colombia e Giamaica. Secondo i dati del Guttmacher Institute, un’organizzazione non governativa fondata cinquant’anni fa a New York, nel mondo sono 125 su 199 i Paesi in cui l’interruzione volontaria di gravidanza non è un diritto garantito per la donna.

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IN EUROPA. Nella maggior parte dei Paesi europei l’aborto è consentito su richiesta della gestante senza restrizioni se non quelle imposte dalle settimane di gravidanza ed eventualmente dall’autorizzazione dei genitori nel caso di minorenni. Lo Stato in cui il divieto è più forte è Malta. Nell’isola l’interruzione di gravidanza non è concessa in nessuna circostanza, neanche in caso di rischio di vita per la madre. La donna rischia dai 18 mesi a 3 anni di prigione e il medico che la assiste può essere bandito per sempre dalla professione e finire in galera per 4 anni. Anche nell’altra isola del Mediterraneo, Cipro, la pratica dell’aborto è vietata, tranne nel caso in cui la donna sia in pericolo di vita, quando ci sono severi rischi per la sua salute fisica o mentale o in caso di stupro. Più complessa la situazione in Polonia, che dal 1993 consente l’aborto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. Pochi mesi fa il governo conservatore aveva provato a rendere ancora più restrittiva la legge, ma la forte opposizione popolare, con migliaia di donne e uomini che sono scesi in piazza per protestare, è stata alla fine ascoltata e il Parlamento ha bocciato il provvedimento. Nel Regno Unito l’aborto è consentito fino a 24 settimane, ma serve il parere positivo di due medici. Fa eccezione però l’Irlanda del Nord dove la pratica è completamente vietata. Nel Liechtenstein, a San Marino e nel Principato di Andorra l’aborto è illegale ad eccezione dei casi in cui la donna è in pericolo di vita. Nello Stato Vaticano invece, come a Malta, non è consentito in nessuna circostanza.

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40 ANNI DI LEGGE 194. Un intervento, quello dell’aborto volontario, le cui modalità vennero regolate e sancite dalla legge 194, entrata in vigore il 22 maggio del 1978 dopo anni di aspre battaglie sociali, etiche e politiche. Fu una rivoluzione, messa nero su bianco, che ha resistito e continua a farlo ancora oggi, rappresentando anzi una tra le migliori al mondo. Lo confermano i dati ufficiali riportati dal Ministero della Salute: gli aborti sono più sicuri e se ne fanno meno rispetto ai Paesi dove l’Ivg è proibita. Nel 2016 sono state 84.926 le interruzioni volontarie di gravidanza, un numero più che dimezzato rispetto alle 234.801 contate nel 1982, anno in cui c’è stato il maggior numero di aborti in Italia. Dal 1982 a oggi la riduzione è stata del 74.7%, passando da 234.801 aborti ai 59.423 del 2016. In particolare scende il tasso di abortività tra le minorenni: il 3,1 per mille, una percentuale molto bassa rispetto alle coetanee europee. Dalla relazione emerge un altro dato allarmante: 70% è la percentuale di medici obiettori in Italia. Il maggior numero di obiettori si rileva in Basilicata. Una delle percentuali più alte a livello internazionale: In Gran Bretagna il tasso scende al 10%, in Francia al 7%, in Germania al 6% e in Svezia allo 0%.

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