Economia

Spread e debito, l’Italia sotto scacco dei mercati. Come ne usciamo?

Uno scontro frontale con i mercati finanziari, da più parti invocato, produrrebbe solo effetti devastanti per l’Italia. Così come la nostra uscita dall'Euro. Che non converrebbe neppure alla Germania

Il diritto di poter esprimere liberamente le proprie opinioni è sacro e non deve in alcun modo essere mai messo in discussione. E poiché viviamo in un regime democratico, è proprio l’opinione della maggioranza dei cittadini che deve dettare le scelte dei governanti a cui questi devono categoricamente assoggettarsi. Tuttavia, affinché tale processo possa genuinamente rappresentare la volontà popolare, è necessario che i cittadini stessi siano in grado di poter effettuare le loro valutazioni in modo consapevole. Serve che ognuno possa elaborare il proprio, personale processo decisionale senza equivoci e/o fraintendimenti. Le drammatiche vicende politiche di stretta attualità ci coinvolgono in valutazioni dove ideologie, politica ed economia si intersecano lasciando spazio a pericolose scorciatoie di pensiero, sempre più spesso fondate sui soliti mantra (talvolta artatamente costruiti) che su oggettive verità. Ciò costituisce un grave pericolo per la democrazia, forse il più temibile in quanto non adeguatamente percepito. Il suo antidoto è la chiarezza, la rimozione degli equivoci che, come abbiamo detto, inficiano a monte i processi di formazione del pensiero collettivo. Proprio in queste ore siamo tutti impegnati a discutere di spread e mercati finanziari, per lo più individuati come una minaccia alla nostra società in quanto strumenti ad uso e consumo dei cosiddetti poteri forti di cui noi, poveri cittadini, saremmo vittime. È davvero cosi?

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LA MERKEL E I COMPLOTTI INTERNAZIONALI. È credibile che ci sia la Germania dietro i rialzi dello spread e il crollo della borsa? No. E il motivo è molto semplice: non gli conviene. Le pecore si tosano, non si ammazzano e la Merkel lo sa bene. Da anni l’Euro trasferisce, di fatto, risorse dai Paesi più deboli a quelli più forti che, in una reale unione (non solo monetaria), verrebbero compensate per altri versi. La situazione ideale per la Germania, dunque, è il mantenimento dello status quo, non di certo un default dell’Italia, cioè una bomba atomica finanziaria i cui nefasti effetti si propagherebbero immediatamente in tutto il mondo. Per cui, piuttosto che agitare improbabili idee sovranistiche da “kamikaze”, sarebbe bastato dichiarare convintamente che l’Euro è casa nostra. Dobbiamo subito cambiare le regole del gioco e se siamo un problema per la Germania che se ne vadano loro. La speculazione non ci avrebbe attaccato e lo spread si sarebbe immediatamente ridotto. E Il motivo è presto detto.

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COS’È LO SPREAD. Lo spread altro non è che la differenza tra il rendimento dei nostri titoli di stato decennali e quelli tedeschi. La sua misura esprime il “premio” che gli investitori richiedono per acquistare i nostri titoli che, intuitivamente, aumenta in modo direttamente proporzionale alla stimata affidabilità dell’ente emittente, il Tesoro italiano in questo caso. A tal proposito, è necessario comprendere che i mercati finanziari funzionano con lo stesso principio del tiro alla fune, con i compratori da una parta e i venditori dall’altra. Quando prevalgono i primi i prezzi salgono, viceversa gli stessi prezzi scendono. Si tratta di una moltitudine di soggetti, dai grandi investitori ai piccolissimi risparmiatori, tutti accomunati da un unico obiettivo: il massimo profitto con il minor rischio possibile. Gran parte di loro, alle prime avvisaglie di pericolo, per non saper né leggere né scrivere, vende i titoli sul mercato ed ecco che sale lo spread. In molti oggi risponderebbero con un “e chi se ne frega”. Il problema è che, piaccia o no, senza la fiducia dei mercati finanziari non andiamo da nessuna parte.

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SCHIAVI DEI MERCATI. Uno scontro frontale con i mercati finanziari, ancorché in teoria animato da ottime e condivisibili motivazioni, produrrebbe soltanto disastri dagli esiti incalcolabili. Sia chiaro che lo Stato paga le pensioni, gli stipendi e garantisce ogni altro servizio chiedendo sistematicamente i soldi in prestito ai mercati (400 miliardi nei prossimi 12 mesi) a cui non possiamo imporre nulla. Anzi, dobbiamo ogni volta convincerli che restituiremo loro i quattrini e nella medesima moneta con cui ce li hanno prestati. Diversamente scappano e ci mandano in rovina. E la strada per uscirne non può essere quella di scaricare sull’Euro ogni nostro male e pensare di uscirne dimenticando i nostri atavici fardelli (corruzione, sprechi, privilegi, etc.) che costituiscono la causa primaria della nostra condizione di totale dipendenza dai mercati finanziari. Soltanto una chiara e manifesta volontà di voler definitivamente affrontare e annientare i citati fardelli (circostanza mai realmente considerata da nessun governo negli ultimi 30 anni) ci potrà dare l’autorevolezza e la forza di modificare le manifeste iniquità a nostro danno prodotte dall’Euro e ridiscutere i nostri rapporti di forza con i mercati finanziari.

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BASTA CON GLI SLOGAN. Guardiamo bene in faccia la realtà e mettiamo in atto soluzioni ragionevoli e ben meditate. L’attrazione collettiva a cui stiamo assistendo verso avvincenti quanto irrazionali battaglie ideologiche rischia di produrre immani disastri. Diamoci una calmata. Un momento di sana e laica riflessione è ciò che a questo punto serve davvero.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. È consulente dell’attuale Amministrazione Comunale del Comune di Messina, C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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