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Lo strano caso di Arkadij Babchenko, morto per un giorno

Il giornalista russo, protagonista di feroci critiche contro la politica del Cremlino che lo avevano costretto ad abbandonare la Russia, è stato dato per assassinato martedì sera. Stando alle autorità ucraine, sarebbero stati i russi ad ucciderlo ma in realtà Babchenko è vivo e vegeto. La storia surreale che sta acuendo la crisi russo-ucraina

Arkadij Babchenko è stato barbaramente ucciso con 3 colpi di pistola alla schiena sul pianerottolo di casa, molto probabilmente da un sicario russo viste le sue continue critiche alle politiche del Cremlino. Almeno, questo è quello che hanno detto le autorità ucraine. In realtà Babchenko, padre di una figlia e di altri sei adottati, è vivo e vegeto, e ne ha dato testimonianza diretta nella conferenza stampa indetta per parlare del suo “non omicidio”. Una situazione paradossale, degna di Kafka e Pirandello, che altro non è che una nuova pagina della crisi russo-ucraina.

DALLE ARMI ALLA PENNA. Babchenko non è stato sempre giornalista di professione. Negli anni delle guerre russo-cecene non impugnava la penna ma il revolver. Una guerra combattuta in prima linea di cui ha dato testimonianza nel libro “La guerra di un soldato in Cecenia”, e che lo ha segnato profondamente. Così, dopo l’esperienza da combattente, Arkadij Babchenko è diventato un famoso corrispondente di guerra, partecipando ai conflitti più tesi e sanguinosi degli ultimi anni. Un filo conduttore però ha contraddistinto da sempre la sua esperienza: l’opposizione al governo russo. Un’opposizione talmente strenua che il povero reporter ha dovuto abbandonare la terra natia per rifugiarsi in Ucraina dopo un post pubblicato in occasione del disastro aereo che aveva sterminato il coro dell’Armata Rossa e per cui lo stesso Babchenko si era definito “indifferente”. Si può discutere sul buon gusto della sua dichiarazione, ma non lo si può fare sulle minacce di morte che gli sono state recapitate per questo. Ecco allora che il soldato-reporter si trasferisce a Kiev, da dove non smette di lanciare parole di fuoco al Cremlino. Fino alla sua provvisoria morte.

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LA NON MORTE. I colpi di pistola alla schiena, vigliaccamente alle spalle in pieno stile mafioso. La figlia piccola e i 6 adottati con una moglie lasciata sola a sopportare tutto questo. C’erano tutte le condizioni per lanciare un messaggio d’accusa ai russi, specialmente perché Babchenko non era il primo russo ucciso in Ucraina. Nei mesi e negli anni scorsi in molti sono caduti sotto i colpi di mani non identificate ma troppo presumibilmente vicine a Mosca, tra cui alcuni amici personali del capo dell’opposizione a Putin, Nemtsov. E così il presidente ucraino non si è lasciato scappare l’opportunità di lanciare accuse. Non l’avesse mai fatto… Eh sì, perché nonostante la stessa moglie di Babchenko ne avesse pianto la scomparsa, in realtà il giornalista era vivo, e lo si è scoperto nel modo più grottesco: alla conferenza stampa indetta per dare conto della sua morte. Un po’ come se al suo funerale a un certo punto si fosse udito un toc toc provenire dalla bara. Esultanza in sala stampa alla comparsa del giornalista, e crediamo che anche la moglie sia stata molto sollevata. Proprio con lei Babchenko si è scusato per primo, chiedendo perdono per l’inferno che aveva riservato in questi giorni alla sua coniuge. Ma accanto a queste scene di giubilo, resta la magra figura fatta dal presidente ucraino Groysman, soprattutto alla luce delle dinamiche che hanno portato a questo finto omicidio.

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ACCUSE, LACUNE E VERITÀ. Ma alla fine com’è andata? I servizi segreti ucraini, scoperto nei mesi scorsi un piano per uccidere realmente Babchenko, hanno inscenato la sua morte così da poter arrestare il sicario, anch’egli ucraino ed assoldato per 40mila dollari. Ma, colpo di scena, lo stesso Babchenko era a conoscenza del piano! Su questo sorgono oggi dubbi. È veramente strano però che il presidente Groysman non fosse a conoscenza di questa operazione, ed è grave che abbia lanciato accuse alimentando una tensione mai sopita e, anzi, ancor più infuocata dalla questione Crimea. La Russia, dal canto suo, per bocca del proprio portavoce del ministero degli Esteri, si è detta sollevata per la positiva risoluzione del caso, lanciando tuttavia una frecciata a Groysman, accusato di aver inscenato la storia a fini propagandistici. Sdegno, invece, è stato espresso dal mondo giornalistico. Il segretario di Reporter Senza Frontiere ha deplorato le azioni degli Stati che giocano con i fatti e sulle spalle dei giornalisti al fine di condurre la loro guerra di informazione. Insomma, in una vicenda ancora oscura con un presidente forse ignaro e forse complice e un giornalista forse vivo o forse no, resta la storia di Arkadij Babchenko: l’uomo che visse due volte.

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