Politica

Il governo Conte incassa la fiducia alla Camera. Duro l’intervento di Delrio

Una larga maggioranza ha votato la fiducia al governo Lega-M5s, ma in aula non sono mancate le contestazioni all’indirizzo del presidente del Consiglio. Delrio: «Non faccia il pupazzo in mano ai partiti, si faccia sentire»

Il Governo Conte, dopo aver incassato ieri la fiducia al Senato, ha anche quella alla Camera con 350 sì, 236 no e 35 astenuti. E come ieri al Senato ha ottenuto quattro voti in più rispetto ai 346 dei deputati leghisti e grillini (222 M5S e 124 Lega). I presenti erano 621, 586 i votanti, la maggioranza era a 294. Prossimo appuntamento, le Commissioni permanenti dei due rami del Parlamento. Nel fine settimana il primo impegno internazionale per il premier Conte che sarà in Canada per il G7.

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IL DISCORSO IN AULA. «Non solo parole, ma un progetto, quello che abbiamo per il Paese»: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha esordito così nel suo intervento alla Camera. «Lavoreremo da subito per dare un seguito attuativo a quelle anticipazioni contenute nel contratto di governo». Poi ha toccato tutte quelle tematiche tralasciate nel suo discorso di ieri al Senato: scuole, sud e infrastrutture. Il premier ha parlato di un «vasto programma di investimenti pubblici infrastrutturali che potrebbe essere attuato e finanziato in deficit senza creare un problema di sostenibilità dei debiti pubblici».

L’ATTACCO DI DELRIO. Molti applausi ma anche qualche contestazione. Il momento di maggiore tensione durante l’intervento di Graziano Delrio, del Pd: «Conte non venga a parlare in quest’Aula di cose che non conosce, sia umile. Studi, abbia umiltà di studiare, non venga qui a fare lezioni. Non faccia il pupazzo in mano ai partiti, si faccia sentire. Lei ha detto di essere orgoglioso di essere populista, ma stia attento con le parole perché in nome del popolo sono stati commessi genocidi: sto parlando della storia dell’Europa», Delrio ha poi redarguito il presidente del Consiglio per non avere citato espressamente, durante il suo intervento, il fratello del capo dello Stato, Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia, limitandosi a parlare di un «congiunto». «Piersanti, si chiamava Piersanti» afferma l’ex ministro tra gli applausi fragorosi dei deputati.

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