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Guatemala, la devastante eruzione del Volcàn de Fuego

È salito a 75 morti e 192 dispersi il bilancio della peggior eruzione vulcanica dal 1974 nel Paese dell’America Centrale. Dal Tambora al Krakatoa, i drammatici precedenti

La morte che arriva dal cielo sotto forma di magma, di enormi nubi di polvere infuocata, di una gragnuola di massi e rocce laviche. Le proporzioni dell’eruzione del Volcàn de Fuego, in Guatemala, ricordano quelle del Vesuvio che seppellì Pompei nel 79 d.C. Un paragone che dà la dimensione plastica del dramma che stanno vivendo le popolazioni coinvolte.

UNA TOMBA DI FUOCO. Le prime avvisaglie del disastro naturale che sta flagellando il Guatemala si sono avute nelle prime ore di domenica scorsa. La furia del vulcano è esplosa all’improvviso con una colonna di ceneri avvistata addirittura dallo spazio e che ha raggiunto l’altezza record di 10.000 metri. Di lì a poco una colata di materiale piroclastico ha letteralmente inghiottito qualsiasi insediamento umano si trovasse nelle immediate pendici del vulcano con temperature comprese tra i 900 e i 1200 gradi. Nella mattinata di lunedì la parte più intensa dell’eruzione vulcanica era già alle spalle nonostante ancora attualmente si registrino fenomeni di medio-bassa entità. A causa delle ceneri e del materiale piroclastico immesso nello spazio aereo, l’aeroporto di Guatemala City è rimasto chiuso per diverse ore. Prevista anche la visita del presidente guatemalteco Morales nelle zone del disastro per portare conforto ad una popolazione prostrata dal dolore e dai danni subiti a causa di un inferno che ha cancellato le vite di decine di persone, tra cui molti bambini. Le forze di soccorso sono tuttora impegnate nelle operazioni di salvataggio in condizioni estreme. A causa della temperatura della cenere depositatasi a terra, le suole dei soccorritori tendono a squagliarsi obbligando gli stessi a procedere su tavole di legno. Gli abitanti delle zone colpite temono ora eventuali piogge che mischiandosi ai gas dell’eruzione potrebbero dare il colpo di grazia all’agricoltura della zona. Il bilancio attuale è di 75 morti e 192 dispersi. Oltre tremila persone sono state evacuate.

LE GRANDI ERUZIONI DEL PASSATO. Gli esseri umani hanno, da millenni, imparato a convivere con la furia dei vulcani. Alcune civiltà come quella greca o romana, suggestionati dai giganti di fuoco, li hanno addirittura inseriti nel proprio pantheon creando divinità come Efesto o Vulcano. La nostra storia è piena di precedenti illustri rispetto all’eruzione del Volcàn de Fuego. L’eruzione più distruttiva dalla fine dell’ultima era glaciale è certamente quella del vulcano Tambora accaduta nel 1815 in Indonesia. Un totale di quasi 100.000 morti tra colate laviche, esplosioni vulcaniche e successive carestie. Questo fenomeno è stato classificato come il quarto più distruttivo nella storia dell’umanità ed ha determinato addirittura profondi cambiamenti climatici nel breve-medio periodo, tanto che il 1816 viene ricordato come l’anno senza estate. L’Indonesia detiene anche la palma della seconda eruzione più distruttiva di sempre, quella del vulcano Krakatoa la cui potenza equivalse a circa 200 bombe atomiche come quelle sganciate su Hiroshima. Il fenomeno distrusse due terzi dell’isola Rakata, ubicazione del vulcano, e a causa degli tsunami prodotti dallo stesso morirono 36.000 persone. Vale la pena infine citare l’eruzione del Mount Pelee, un “giovane” vulcano della Martinica che l’8 maggio del 1902 produsse una terribile nuvola incandescente che seppellì l’intera popolazione della cittadina di Saint Pierre provocando 29.000 vittime, i superstiti furono soltanto due.

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