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Potere alle donne: in Spagna il governo più rosa della storia

Sono ben 11 i ministeri che il premier Pedro Sanchez ha affidato alle donne, molti in posizioni strategiche per l’esecutivo. Ma le novità non terminano qui per un governo che è già passato alla storia

La politica è donna. È questo che deve aver pensato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez all’indomani della composizione della sua squadra di governo. Dopo una formazione che è stata travagliata e ricca di sorprese, come quella italiana, alla fine Sanchez ha potuto dare vita all’esecutivo che rischia di non avere sempre i numeri necessari, ma che segna già una marcata differenza nel modo di fare rispetto al passato.

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DONNE FORTI. Normalmente si parla di quote rosa per indicare, molto spesso, una sparuta rappresentanza femminile. In questo caso, invece, possiamo parlare di una vera e propria maggioranza. Le donne ministro in questa legislatura supereranno gli uomini, 11 a 6, e andranno a ricoprire ruoli strategici. È il caso di Carmen Calvo, 61 anni, costituzionalista già ministro della Cultura nell’amministrazione Zapatero, che il premier Sanchez ha collocato alla vicepresidenza, e di Dolores Delgado, 57 anni, giudice esperta di terrorismo jihadista, che amministrerà il dicastero della Giustizia. Ma altri ruoli strategici saranno ricoperti da donne, come quello del ministero del Lavoro, che viene assegnato all’esperta di pensioni Magdalena Valerio, e dell’Economia, con Nadia Calvino, europeista, al comando. Insomma donne al potere. Mai nessun governo, non solo in Spagna, era arrivato ad avere così tante ministre. Neanche l’innovatore Zapatero aveva fatto tanto, garantendo tuttavia una già significativa parità dei sessi all’interno della squadra di governo. Le novità dell’esecutivo Sanchez non sono però solo al femminile e mostrano una differenza netta nel modo di pensare tra gli iberici e gli italiani. Se infatti la scelta di assegnare così tanti dicasteri a delle donne è nettamente differente a quella del governo italiano, dove le quote rosa tra i ministri sono addirittura diminuite rispetto al precedente esecutivo, la distanza più netta tra noi e gli spagnoli riguarda gli omosessuali.

MINISTRI ARCOBALENO. Che la Spagna fosse avanti anni luce rispetto all’Italia in quanto a garanzia dei diritti degli omosessuali era già noto. Basta fare una passeggiata per le strade di Madrid e notare tantissime coppie dello stesso sesso che camminano mano nella mano senza temere giudizi alcuni. Ma la novità rispetto a noi sta anche nella squadra di governo del premier Sanchez. Il primo ministro iberico ha assegnato due ministeri ad altrettanti gay dichiarati, Maxim Huerta, giornalista e scrittore 47enne ai Beni Culturali, ministero abolito da Rajoy (che nel frattempo ha annunciato di ritirarsi a vita privata) e reinserito da questo nuovo esecutivo, e Fernando Grande-Marlaska, giudice che ricoprirà nientemeno che il ruolo di ministro degli Interni. Dicastero che, da noi, è ricoperto dal capo di un partito il cui ministro della Famiglia ha detto di disconoscere le famiglie omosessuali. Differenza non da poco. E in segno di discontinuità col passato va letta anche la decisione presa da Sanchez di giurare senza crocifisso e senza Bibbia nel salone della residenza di Re Felipe VI. Gesto molto forte di un Paese di tradizione cattolica che cerca di diventare sempre più laico e aperto a tutti.

QUESTIONE CATALANA. Sanchez, il cui esecutivo vuole essere fortemente europeista, ha dato anche un altro segnale forte alla Spagna tutta e in particolare alle frange secessioniste catalane e non. Ha infatti nominato ministro degli Affari Esteri Josep Borrel, esponente di spicco del partito Socialista e già presidente del Parlamento Europeo. Il problema per gli indipendentisti della Catalogna consiste nel fatto che Borrel, anch’egli catalano, è un unionista e ha fortemente criticato le iniziative di Puidgemont e i fatti dell’ottobre scorso. A Barcellona la notizia non è stata affatto presa bene e qualcuno dalle stanze del governo autonomo ha etichettato la novità come “pessima”. È forse questa l’unica nota “vecchia” del nuovo governo Sanchez. E non ci riferiamo solo all’età anagrafica del nuovo ministro degli Affari Esteri, 71enne. Il rinnovato governo spagnolo probabilmente rischierà di non durare a lungo, viste le difficoltà che di volta in volta ritroverà per potere avere la maggioranza in parlamento, ma ciò che è certo è che un esecutivo del genere, se non nell’indirizzo politico, è sicuramente rivoluzionario nelle persone. Un governo proiettato oltre i nostri tempi e addirittura oltre i confini terrestri, dato che tra i nuovi ministri c’è, tra i pochi uomini, anche un astronauta: Pedro Duque, 55enne che nel ’98 fece parte della prima spedizione spaziale continentale.

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