Salute

Acufene: è un errore credere che non si possa guarire

Il trattamento per chi soffre di questo fastidioso disturbo prevede diversi protocolli farmacologici, chirurgici e riabilitativi. La TRT è la terapia sonora oggi più accreditata che garantisce risultati a lungo termine

Un fischio, un ronzio, un sibilo localizzato in una o in entrambe le orecchie oppure al centro della testa. L’acufene è un disturbo caratterizzato dalla percezione di una sensazione uditiva anomala in assenza di stimoli esterni. 10 persone su 100 soffrono di acufene cronico, 2 persone su 100 lo descrivono come una tortura insopportabile con gravi conseguenze sulla qualità della vita. L’origine è molto complessa, coinvolge il sistema uditivo periferico, le vie uditive centrali e le aree cerebrali destinate all’elaborazione delle emozioni e dell’attenzione.

CAUSE. L’acufene può essere il prodotto di svariate patologie anche lievi. L’orecchio svolge un ruolo importante ma tutto l’organismo può contribuire a generare e mantenere questo fastidioso disturbo. Il paziente, dunque, deve essere valutato e visitato nella sua totalità affinché possa conoscere, in tempi rapidi, la causa del suo sintomo e il relativo percorso terapeutico da seguire per migliorare la qualità di vita. Le cause dell’acufene possono essere molteplici: otologiche, vascolari, odontoiatriche, virali, metaboliche, neoplastiche e psicologiche. Per quanto riguarda le cause che interessano l’orecchio dobbiamo distinguere quelle che riguardano l’orecchio esterno (tappo di cerume, otite esterna e osteoma); l’orecchio medio (otite media catarrale, otite acuta, otite cronica con perforazione della membrana timpanica, otite cronica colesteatomatosa e otosclerosi) e l’orecchio interno (trauma acustico acuto e cronico, sordità idropiche fluttuanti, sindrome di Meniere, sordità improvvisa, barotraumi, presbiacusia, fratture della rocca petrosa, sordità da farmaci ototossici).

ACUFENE E USO PROLUNGATO DEL CELLULARE. Oggi molti giovani riferiscono acufene cronico a seguito di esposizione, anche per breve tempo, a intensità sonore elevate oltre i 95 dB o a rumori d’intensità inferiore ma per periodi prolungati, e a seguito del largo uso del cellulare. Queste condizioni devono agire ovviamente su un fattore genetico predisponente per poter determinare un danno irreversibile delle cellule ciliate della coclea determinando ipoacusia e acufene. Da una ricerca condotta dall’Università di Vienna, pubblicata su Occupational and Environmental Medicine, è emerso che i ronzii sono per oltre il 70% più presenti nelle persone che utilizzano il cellulare per più dieci minuti al giorno. Dallo studio è, inoltre, emerso che l’uso del cellulare per più di quattro anni può raddoppiare la probabilità di insorgenza dell’acufene, e per 160 ore in totale può determinare un aumento del rischio del 60%. Questo studio prende in considerazione una prima ipotesi riguardante la postura che si assume quando si parla al cellulare poiché garantirebbe solo in una parte della testa l’afflusso di sangue, e una seconda le onde radio che disturbano la coclea.

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DIAGNOSI. L’obiettivo dei pazienti acufenici deve essere quello di imparare a convivere con questo disturbo fino ad arrivare a diminuire la percezione e ridurre l’effetto dell’acufene al di sopra della soglia di sopportazione di ciascun paziente. La diagnosi è fondamentale per indagare la causa che genera l’acufene e trovare una terapia efficace e adatta al singolo paziente. Il primo passo è sottoporre il paziente ad un esame “obiettivo” di valutazione della membrana timpanica del paziente. Dopo aver ricostruito l’anamnesi del paziente si passa ad effettuare gli esami soggettivi: l’esame audiometrico liminare, che valuta l’intellegibilità verbale, e l’esame audiometrico vocale, che valuta la capacità uditiva. Si sottopone il paziente a tutti gli esami strumentali d’indagine audiologia come l’esame impedenzometrico, un esame oggettivo che studia il riflesso stapediale e rileva eventuali anomalie della catena ossiculare; il test dei potenziali evocati uditivi (ABR), un esame oggettivo che valuta la soglia uditiva e identifica la sede della lesione lungo la via uditiva nervosa; il test delle otoemissioni acustive (DPOAE), un esame oggettivo che permette di rilevare la regione della coclea anche minimamente lesionata; l’acufenometria, un test soggettivo che determina la tonalità e l’intensità dell’acufene. Successivamente si passa agli esami radiologici, non ancora inseriti nel protocollo diagnostico, in particolare la risonanza magnetica funzionale (FMRI), l’angiorisonanza, la Tac delle rocche petrose, la magnetoencefalografia, (PET).

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TERAPIA. Dopo aver visionato i vari responsi specialistici, si procede a programmare il trattamento terapeutico-riabilitativo più idoneo al paziente in osservazione. Per trattare il paziente acufenico bisogna possedere esperienza diretta, ragionamento clinico, conoscenza dell’anatomia e della fisiologia dell’orecchio. Per questo bisogna rivolgersi a un team di specialisti esperti che progetta un percorso multidisciplinare per il trattamento e la riabilitazione del paziente. L’acufene può essere trattato con protocolli farmacologici diversi e multipli o con terapie farmacologiche complementari e alternative come vitamine e antiossidanti; con terapie non convenzionali come l’agopuntura; con trattamenti chirurgici otoneurochirurgici, qualora la patologia responsabile dell’acufene lo richiedesse; con trattamenti osteopatici ed ortodontici qualora la causa risiede in alterazioni dell’assetto cranio-cervico-mandibolare e con trattamenti riabilitativi come la terapia del suono.

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TINNITUS RETRAINIG THERAPY. La terapia del suono più accreditata è la TRT che consiste in una stimolazione acustica che determina il mascheramento totale o parziale dell’acufene e il ripristino del funzionamento delle vie nervose. La stimolazione acustica, eseguita con l’ausilio di generatori di suoni ambientali o amplificatori protesici, sfruttando la plasticità neuronale attiva dei meccanismi di rimodellamento delle vie uditive che si traduce in allenamento e abitudine all’acufene da parte del paziente il quale ottiene un notevole miglioramento della sua qualità di vita. Quindi la TRT è una terapia di riallenamento o di riprogrammazione dei filtri cerebrali, sotto corticali, con finalità di amplificare o attenuare i segnali sonori prima di inviarli al cervello, riducendo o eliminando il fastidio dell’acufene. La TRT deve essere impostata e seguita da personale medico esperto in terapia degli acufeni e costantemente aggiornato. Le fasi che inducono l’abitudine sono il “counseling riabilitativo”, che consiste in una seduta di apprendimento dei meccanismi neurofisiologici della TRT, e la terapia del suono, che si effettua con diversi dispositivi sonori.

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Daria Caminiti

Specialista in Otorinolaringoiatria. Dottore di ricerca in scienze audiologiche e otorinolaringoiatriche Università degli Studi di Catania. Responsabile del Servizio di Day Surgery di otorinolaringoiatria presso la Casa di Cura Villa Salus di Messina convenzionata con il S.S.N. Responsabile dell’Equipe Siciliana di diagnosi, cura e riabilitazione dell’acufene. Esperta in Allergologia. Medico otorinolaringoiatra Casa di Cura San Camillo di Messina. Consulente Tecnico d’Ufficio o CTU del Tribunale di Messina.

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