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A Torino si riunisce il gruppo Bilderberg: in agenda il populismo

Nel capoluogo piemontese si stanno riunendo le personalità più influenti del panorama politico, economico e mondiale, in una conferenza non ufficiale che da sempre è incubo dei teorici del complotto di tutto il mondo

La conferenza Bilderberg è un meeting non ufficiale a cui si partecipa per invito con un numero di 130 partecipanti circa. All’evento prendono parte le personalità più influenti della politica e dell’economia, quelli che per i teorici del complotto rappresentano i poteri forti che ogni giorno tramano alle nostre spalle per arricchirsi. Il meeting è giunto oramai alla sua 66esima edizione, la prima nel ’54 fu voluta dal potente banchiere David Rockefeller, un figlio e nipote d’arte che non necessita di presentazioni, e negli anni si è già tenuto in Italia, come ad esempio nel ’57, quando fu ospitato a Fiuggi. Tuttavia l’edizione di quest’anno ha destato particolare interesse nel nostro Paese. Che ciò sia dovuto al clima complottista che sempre di più domina i nostri giorni?

GENTE CHE COMANDA. Quest’anno, come sempre, al meeting parteciperanno alcune delle più influenti personalità dell’intero globo. Per l’Italia saranno presenti gli economisti Alesina e Mazzuccato, la senatrice Cattaneo, i manager Colao e Massolo, oltre al direttore generale della Banca d’Italia Rossi e il presidente di Exor e di Fca John Elkan, oltre che il cardinale Parolin, segretario di Stato del Vaticano. Insomma, grossi calibri, che aggiunti alle altre personalità internazionali presenti, tra re e ricconi di mezzo mondo, danno l’idea del clima che accompagna le discussioni di questo gruppo di elite mondiale. Un gruppo che cerca di avanzare proposte concrete per arginare le problematiche sentite come più immediate. Quella che quest’anno ha destato maggiore interesse ha riguardato il populismo, che è schizzato in cima alla agenda al contrario dello scorso meeting, dove era stato collocato tra i punti finali da discutere. Populismo e complottismo però spesso vanno a braccetto, ed è facile puntare il dito contro l’evento per chi si crede manovrato dai poteri forti. Del resto le reazioni non sono mancate.

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DITA PUNTATE. Tra coloro che si sono fatti sentire inveendo contro il Bilderberg annoveriamo il vecchio leone della fu Lega Nord Mario Borghezio. Il più padano dei padani ha avvertito nientemeno che il Papa circa i pericoli che la sua dottrina correrebbe con la partecipazione a una conferenza del genere del suo segretario di Stato, ammonendo circa una “collaborazione coi poteri forti del mundialismo”. A fare eco alle proteste di Borghezio ci ha pensato poi un altro esponente di un partito politico, Roberto Fiore di Forza Nuova. Il capo di uno dei partiti di ispirazione neofascista che più di tutti agisce nel concreto di tutti i giorni, indirà addirittura una protesta di piazza contro una conferenza nella quale i potenti del mondo “decidono il futuro nostro e dei nostri figli alle nostre spalle”, arrivando pure a minacciare il sereno svolgimento del meeting e affermando che per manager, reali, economisti e politici non sarà una passeggiata. Il Bilderberg di certo non sembra essere la via migliore per cercare di cambiare le sorti del mondo, ma neanche vivere nell’ombra del complotto lo è. Sarebbe forse più opportuno che la riunione diventasse pubblica, anche per togliere aria a chi grida alla congiura.

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