Economia

Sulla Flat Tax e la teoria dello “sgocciolamento” made in Salvini

Se i ricchi diventano più ricchi anche i poveri di conseguenza diventano meno poveri? I possibili effetti della proposta del governo gialloverde

Se vi trovate sulle strisce pedonali e un’automobile rischia di travolgervi cosa fate, cercate di salvare la pelle o vi fate mettere sotto mentre urlate di avere ragione? Lo abbiamo più volte ripetuto, l’Euro così non va bene, non possiamo essere succubi dello spread e di tutte le altre numerose contraddizioni di carattere economico/finanziario da cui siamo attanagliati. Ma ora basta, è tempo di superare la fase della stigmatizzazione “urlata” delle criticità con quella della formulazione di soluzioni ragionevoli e soprattutto efficaci. Si è detto che non è corretto criticare le intenzioni senza attendere i fatti, ed è vero. Tuttavia, quando le stesse intenzioni, da sole, bastano a provocare danni permanenti e forse irreversibili, una sana eccezione alla regola diviene giustificabile.

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LA FLAT TAX. Proprio in questi giorni, a chi contestava l’iniquità del noto progetto “flat tax”, il nuovo vice premier Matteo Salvini ha così risposto: «L’importante è che ci guadagnino tutti. Se uno fattura di più e paga di più è chiaro che risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più e crea lavoro in più». In questa sua affermazione, Salvini sembra ispirarsi alla teoria del “trickle-down” (effetto sgocciolamento), già adottata, con risultati peraltro insoddisfacenti, negli Stati Uniti da George W. Bush. La tesi, in estrema sintesi, postula che se i ricchi diventano più ricchi anche i poveri (per conseguenza) diventano meno poveri. Sarà vero? Probabilmente in parte sì, ma appare difficile sostenere che sia questo il modo più efficace per dare quella sferzata alla nostra economia di cui oggi abbiamo gran bisogno. Ciò in quanto il livello di produzione di una nazione, il suo reddito (cioè il Pil) e di conseguenza l’occupazione, sono principalmente influenzati da due fattori: consumi e investimenti. Queste due variabili si collocano a monte (o alla base) del ciclo economico e, pertanto, su di esse sarebbe utile intervenire al fine di massimizzare l’efficacia degli stimoli statali che il nuovo governo è intenzionato a realizzare. In considerazione di tale imprescindibile assunto, a differenza della prevista misura del “reddito di cittadinanza” promosso dal M5s, che (tralasciando ogni considerazione in merito alla sua sostenibilità e opportunità) potrebbe risultare utile ad incrementare i consumi, quella della “flat tax” appare (almeno) inopportuna. Il motivo è semplice e altrettanto semplicemente vogliamo spiegarlo: mettere dei soldi in tasca a chi è ricco non produce gli stessi effetti se, invece, gli stessi soldi vengono destinati a chi è più povero. Le misure a favore di chi ha risorse abbondanti, infatti, sono comprensibilmente meno efficaci in quanto modificano soltanto parzialmente la propensione al consumo dei beneficiari. Il ragionamento diviene invece speculare se applicato alle fasce di reddito più basse in quanto queste tenderanno a spendere pressoché integralmente le maggiori entrate a loro favore.

RIDISTRIBUIRE LA RICCHEZZA. E basta guardare alla storia, in particolare a quella più recente, per giungere alla conclusione che non basta una indistinta e generica introduzione di liquidità nel sistema per determinare una ripresa economica. Gli stimoli economici ad opera dello Stato devono essere sempre necessariamente accompagnati da una loro adeguata e mirata destinazione. Diversamente, lo abbiamo visto, risulteranno soltanto utili ad incrementare quelle pericolose speculazioni finanziarie che, invece, è necessario in ogni modo contrastare. E, ancora, bisogna considerare che il principale e specifico problema della nostra economia non è di certo individuabile nella scarsità delle risorse complessivamente disponibili. La ricchezza privata degli italiani è infatti abbondante, tra le più alte al mondo. Non abbiamo dunque un problema di quantità, bensì quello di una crescente ed iniqua distribuzione di tale ricchezza tra la popolazione (vedasi grafico in basso).

Disuguaglianza in Italia
Fonte: https://www.lenius.it/disuguaglianza-nel-mondo

E SE QUESTI SONO I FATTI, appare evidente come la teoria dello “sgocciolamento” promulgata dal patron della Lega faccia, per l’appunto, acqua da tutte la parti. Inoltre, bisogna considerare che in assenza di preventivi e adeguati interventi a favore di un innalzamento del livello di efficienza del nostro sistema, pur in presenza di adeguate risorse disponibili, difficilmente potremo assistere ad una crescita significativa degli investimenti.
Nei prossimi mesi dovremo chiedere 400 miliardi di euro in prestito ai mercati finanziari della cui fiducia abbiamo, obtorto collo, essenziale bisogno. Vale la pena di rischiare una nuova e rischiosissima crisi finanziaria per sostenere caparbiamente un provvedimento normativo ingiusto, inefficace, pericoloso e, in ogni caso, non prioritario? Cui prodest? La campagna elettorale è finita, è tempo di mettere a riposo per un po’ la pancia e di assumere comportamenti ragionevoli. Per favore, qualcuno lo dica a Salvini.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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