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Stadio Roma: la corruzione male endemico della Capitale

Destra, sinistra, anti establishment. Sono coinvolti veramente tutti nello scandalo dello stadio da edificare a Tor di Valle. Da Mafia Capitale ad oggi, un filo comune lega vecchie e nuove amministrazioni: il germe inespugnabile della corruzione

Non c’è scampo per Roma. La corruzione strangola la Capitale ancora una volta. Nemmeno la nuova giunta sta riuscendo a rimanere indenne agli scandali che sempre più spesso stanno coinvolgendo la città eterna. Da quello di Mafia Capitale, che coinvolgeva la vecchia politica e che ha influito certamente sul successo anti establishment del Movimento 5 Stelle alle ultime consultazioni comunali, il Campidoglio è rimasto coinvolto in faccende poco chiare e, come nel caso dello nuovo stadio della Roma, nel malaffare. E questa volta ci sarebbe il coinvolgimento diretto di esponenti del M5s.

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I FATTI. Il caso riguarda il progetto per il nuovo stadio della Roma, da costruirsi nell’area di Tor di Valle e portato avanti dall’azienda Eurovita, del costruttore Luca Parnasi, figura centrale della faccenda. Il piano di lavoro, ambizioso e dal costo di un miliardo di euro, era stato modificato proprio su pressioni della giunta, molto cauta quando si tratta di compiere investimenti in opere pubbliche, come del resto dimostrato dalla rinuncia alla candidatura olimpica. Un modo di fare che, pur facendo storcere il naso a molti, era coerente con la volontà del Movimento 5 Stelle di evitare sprechi e truffe ai danni del Comune e dei contribuenti. E in realtà la volontà di Raggi & Co. era stata rispettata, anche grazie alle fatiche di personaggi come Luca Lanzalone, che si era impegnato nel controllo e nel ridimensionamento del progetto portato avanti con grande voglia dal presidente della Roma, l’americano James Pallotta. Tuttavia la “sindaca” più famosa d’Italia è stata tradita dal proprio interno. Lanzalone, infatti, è stato incaricato proprio dal M5s e dai suoi vertici, reclutato ad hoc per la questione, ma ha finito col diventare il punto di riferimento di Parnasi per inquinare il sistema. E per il Movimento le brutte notizie non terminano qui dato che un esponente diretto, come il capogruppo Paolo Ferrara, è stato coinvolto, sospendendosi subito dal M5s. Tuttavia i pentastellati sono solo parte di un tutto politico che è rimasto invischiato nello scandalo stadio. Che è infatti bipartisan, o meglio tripartisan visto che proprio i seguaci di Grillo sono, per bocca loro, lontani dalle vecchie ideologie e schieramenti. Sono coinvolti esponenti politici di Forza Italia e Pd, come Adriano Palozzi e Michele Civita, ma neanche l’altro partito al governo, la Lega, è rimasto senza macchia, dato che vanno chiariti i 200 mila euro versati a un’associazione riconducibile al carroccio. I reati contestati sono vari ma tutti riconducibili a quell’oscuro mondo chiamato corruzione. Civita, ad esempio, avrebbe favorito Parnasi così da garantire un posto in Eurovita al figlio, mentre altri fatturavano spese mai sostenute per anche 100 mila euro, garantendo favori politici in cambio di soldi.

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LE REAZIONI. Ovviamente il caso ha destato grande scalpore. Le opposizioni si sono scagliate sul Movimento e viceversa, in uno scambio di battute tra presunti colpevoli. Un po’ più defilata è rimasta la Lega, anche a causa di un coinvolgimento che non ha implicato nomi di rilievo, ma che comunque ci sarebbe. Il M5s è invece più al centro della ribalta, anche e soprattutto per il ruolo del superconsulente Lanzalone, detto Mr. Wolf, come il factotum di “Pulp Fiction”. Il sindaco Raggi si è detta totalmente estranea ai fatti, è ha annunciato provvedimenti legali nei confronti dei giornali che hanno sostenuto il contrario. Il Campidoglio sarebbe vittima di un sistema che ha cercato di fare nuovamente affari con le opere pubbliche. Anche l’As Roma si è detta estranea alla vicenda, nel caso specifico con la conferma delle autorità, che hanno indicato nella società giallorossa una delle parti maggiormente lese dallo scandalo. Il presidente Pallotta, sorpreso e amareggiato per la questione, ha invocato a gran voce una prosecuzione dei lavori, affermando di non aver parlato con Parnasi, oggi in galera. Ma per il nativo di Boston non ci sono buone notizie. Conoscendo come vanno le cose in Italia è parecchio improbabile che a Tor di Valle si cominci a costruire qualcosa, quantomeno non nell’immediato. Ironia della sorte, in questa determinata occasione potremo consolarci col fatto che non ci sarà nessun ecomostro incompiuto a sottrarre ancora altro verde alla Capitale, cosa invece avvenuta con alcune delle costruzioni rimaste a metà che ormai fanno parte a tutti gli effetti del panorama della città eterna allo stesso modo del Colosseo o della cupola di San Pietro, come la celebre Vela di Tor Vergata. L’amministrazione pentastellata ha cercato di estirpare quel cancro chiamato corruzione, ma fidandosi delle persone sbagliate ha finito per farsela fare sotto il naso. Roma non merita questo, né tantomeno lo merita il Paese. La corruzione va debellata, e personaggi come Pierfrancesco Maran, l’assessore di Milano che ha resistito alle avance di Parnasi, non devono essere più considerati eroi, ma semplici persone che si attengono a quella che dovrebbe essere la normalità delle cose.

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