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Riforma Ue sul copyright, dall’open source alla censura sul Web?

La direttiva comunitaria all'esame del Parlamento europeo relativa al copyright ha suscitato un coro unanime di proteste da associazioni, politici ed esperti

«Internet così come lo abbiamo conosciuto potrebbe scomparire». Se ad affermarlo è Tim Berners-Lee, colui che il World Wide Web l’ha creato, a margine del recente dibattito sulla riforma Ue del copyright, si può stare certi che il pericolo è concreto ed attuale. In ambito comunitario si discute da più di un anno di una direttiva che dovrebbe regolare in maniera uniforme sul continente le normative sul diritto d’autore Alcuni articoli della proposta hanno suscitato parecchie perplessità e potrebbero trasformare la rete in una gigantesca macchina della censura. L’impatto che l’approvazione della versione attuale della riforma potrebbe avere sulla quotidianità degli internauti avrebbe, potenzialmente, effetti devastanti. Quale sorte toccherà al popolo del web dal click facile, ai paladini dell’open source? Potremmo ritrovarci senza più “condivisioni nevrotiche” all’orizzonte dunque, per parafrasare una celebre scena fantozziana. Che sia un male o che sia un bene?

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TUTELA DEL COPYRIGHT O DISTRUZIONE DELLA RETE? Un aggiornamento delle normative sul copyright lo aspettavamo dal 2001, eppure il risultato degli sforzi legislativi dell’Ue non va probabilmente nella direzione auspicata. Partiamo dalla pubblicazione dei contenuti sulle grandi piattaforme come Google e Facebook. Finora il principio applicato è sempre stato quello del “notice and take down”. Le piattaforme ricevono segnalazioni sui post che contengono potenziali illeciti e, dopo aver verificato, li rimuovono se le circostanze lo richiedono. Con il contestato articolo 13 della nuova normativa, invece, tutte le piattaforme sarebbero obbligate a garantire un filtro preventivo alle notizie ed ai post pubblicati dagli utenti. Sviluppare questi filtri costerebbe investimenti milionari che probabilmente solo colossi come Google e Facebook, appunto, potrebbero permettersi, cosa che assesterebbe un durissimo colpo al pluralismo sul Web. In aggiunta, per quanto ben congegnati, i nuovi filtri non saranno mai in grado di distinguere un post potenzialmente illecito dal punto di vista del copyright da un post che per esempio include alcuni brani tratti da un articolo protetto dal diritto d’autore perché lo vuole commentare in chiave satirica. Ne verrebbe fuori una caotica censura preventiva che limiterebbe parecchio la libertà di espressione sul web. C’è poi l’altrettanto famigerato articolo 11 che contiene la cosiddetta “link tax”, una tassa di collegamento che obbliga le società di Internet a richiedere il permesso degli editori per utilizzare i loro “snippet” (estratto del testo). Su siti come Google e Twitter, ad esempio, una piccola parte dell’articolo viene solitamente mostrata prima che qualcuno vi faccia clic in modo completo, ma, in base alla nuova regola, le società tecnologiche dovrebbero ottenere il permesso o addirittura pagare per usare quell’estratto. Una restrizione che resterebbe in vigore per 20 anni! Un’eternità per i tempi del web. Sul tema è intervenuta anche la parlamentare europea del “partito dei pirati”, Julia Reda, sottolineando come sia ancora possibile ottenere dei cambiamenti sostanziali nel testo che approderà in parlamento europeo ad inizio luglio non essendosi ancora concluso l’iter legislativo. L’ultima parola spetterà infatti al Consiglio dell’Unione Europea dopo che il Parlamento si sarà espresso. Uno dei possibili effetti dirompenti della nuova normativa potrebbe anche essere la scomparsa dei “meme” dal Web. Le simpaticissime immagini animate realizzate spesso con spezzoni di serie Tv o con parti di video che, in quanto soggetti a copyright, potrebbero non essere più condivisibili sulla rete. È inoltre utile ricordare che, trattandosi di una direttiva europea, anche se fosse approvata in via definitiva, dovrebbe poi essere trasposta da ogni Stato nella propria legislazione nazionale, fattispecie che potrebbe determinare differenze significative nell’applicazione della normativa su base europea.

IL CONSIGLIO EUROPEO. Abbiamo citato in questo articolo un’istituzione fondamentale come il Consiglio dell’Unione Europea. L’architettura istituzionale dell’Unione è molto complessa e prevede due entità dal nome molto simile: il Consiglio dell’Unione Europea, appunto, ed il Consiglio Europeo. Ci sembra opportuno chiarire le differenze che intercorrono tra queste due entità. Il Consiglio dell’Unione condivide il potere legislativo e di bilancio con il Parlamento Europeo. Ogni Stato membro occupa un seggio ed invia un componente diverso a seconda dell’argomento da trattare. Quando si parla di economia, ad esempio, ogni Stato invia il proprio ministro competente. La riunione dei ministri dell’economia degli Stati membri è chiamata Ecofin. Il Consiglio Europeo fino al trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009, al contrario, non rientrava nemmeno tra le istituzioni ufficiali dell’Ue. Oggi è un organo riconosciuto, vi prendono parte tutti i capi di Stato e di governo ed il presidente della Commissione Europea. Al Consiglio Europeo spetta il compito di dettare la linea politica generale dell’Unione e di nominare alcune tra le figure più importanti in ambito comunitario come lo stesso presidente della Commissione Europea, tenendo però conto del risultato delle elezioni europee.

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