Cultura

Roy Paci: un Salsicciaio ci salverà

L'artista siciliano di Augusta il 29 giugno debutta al Teatro greco di Siracusa nella commedia "I Cavalieri" di Aristofane. Autore delle musiche e attore: «Canto e suono anche la tromba». Dalle musiche forse un disco. «Un'opera attualissima: rispecchia lo scenario apocalittico che viviamo». «L'Italia in mano a politici inadeguati». «Campagna d'odio ad Augusta nei miei confronti e contro Fiorello e Barbara Tabita dopo un programma tv»

«Per andare a vedere il Teatro greco di Siracusa mi caliai la scuola» ride Roy Paci. «Lo ricordo come se fosse ieri: era il 1984, io a bordo del mio motorino, un Ciao, da Augusta a Siracusa. Era la curiosità che mi spingeva ad andare alla scoperta dei luoghi importanti del territorio nel quale vivevo». La stessa curiosità che ha accompagnato l’artista augustano nella sua carriera musicale, che lo ha portato a saltare dai palchi con Manu Chao a quelli con Eric Mingus, oppure a intonare marce funebri del Meridione o ancora a duettare con Diodato sul palco del Festival di Sanremo. Uno zingaro della musica capace di ridare corpo alla tradizione, di misurarsi con l’avanguardia e allo stesso tempo di fare da “spalla” con la giusta umiltà. La stessa curiosità che lo ha convinto ad accettare la sfida degli spettacoli classici al Teatro greco di Siracusa. Dal 29 giugno fino a domenica 8 luglio sarà tra i protagonisti della commedia “I Cavalieri” di Aristofane, non solo nelle vesti più abituali di musicista, avendo scritto la colonna sonora, ma anche in quelle, più insolite, di attore, al fianco di “marpioni” delle scene come Francesco Pannofino, Antonio Catania e Gigio Alberti.

UNA “MEZCLA” DI SONORITÀ. «Più grandicello andai a vedere le rappresentazioni classiche» prosegue Roy Paci nell’amarcord siracusano. «Non ricordo il titolo, era comunque una tragedia. Con questa esperienza ho scoperto che anche la commedia è roba forte, per nulla minore a una tragedia, alla quale non ha niente da invidiare». Per il quarantottenne autore di “Toda Joia Toda Beleza” non si tratta di un vero e proprio debutto teatrale. «Ho già recitato nel teatro d’avanguardia, prima con Paola Pace, poi ho fatto due spettacoli con Oreste Valente, senza dimenticare la tournée “Carte da decifrare” con Ivano Fossati: io ed Elisabetta Pozzi recitavamo Sanguineti, Eliot, Shakespeare». E’ un esordio nel mondo classico, e Roy Paci non nasconde l’emozione della prima volta sulle antiche pietre del Teatro greco, le stesse calcate da Vittorio Gassman, Anna Proclemer, Gino Cervi, Arnoldo Foà, Giancarlo Sbragia e da tanti altri storici mattatori della scena nazionale. Dall’altra parte la sicurezza data dal regista Giampiero Solari, noto ai più come il “re del varietà”, che ha confezionato gli one-man-show di Fiorello e di Panariello e lo spettacolo tv di Lucio Dalla, e «che è riuscito a creare un filo rosso tra tutti gli attori». Nella commedia di Aristofane, Roy Paci è il Corifeo, un ruolo a lui più consono, una sorta di cantastorie. «Parlo, interagisco con gli altri protagonisti, con il Salsicciaio (Pannofino, nda), mi porto dietro i Cavalieri. Sulle musiche aggiungo il mio strumento, la tromba, recito e canto insieme con il coro». La colonna sonora è nello stile anarchico dell’autore augustano: una “mezcla” di sonorità. «Mi sono sbizzarrito» ride sotto i baffi alla D’Artagnan. «Ho preso da tutto il mio armamentario. Sudamerica, balcani, elettronica, free, jazz, industry. Ma c’è anche la melodia. Ho registrato con la banda e l’orchestra, che per motivi tecnici non saranno “live” sul palco, ed ho scritto anche alcuni testi ispirati dall’opera. C’è, ad esempio, una cumbia latina tratta dal latino. Utilizzerò anche il siciliano». E il lavoro potrebbe diventare anche un disco.

LEGGI ANCHE: Photology Air, a Noto un parco culturale a cielo aperto

LE PERSONE SBAGLIATE. Roy Paci ha costruito l’impatto della sua musica sulla mescolanza di stili e culture: «Per questo faccio fatica a rimanere chiuso nelle barriere geografiche che dall’America di Trump ai Paesi europei si alzano per paura del diverso». Roy è cresciuto nella terra di confine dove oggi sbarcano migranti: «Con la mia compagna, psicoterapeuta che lavora con i bambini sbarcati, vado spesso a Lampedusa. Vorrei che le madri ci portassero i loro figli per capire cosa significa umanità. Per abituarsi a dimenticare il superfluo e cancellare le diffidenze». Intuibile la sua posizione nei confronti del nuovo governo e, in particolare, dell’atteggiamento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nei confronti dei migranti e delle navi Ong. «Purtroppo si risponde sempre con politiche sbagliate. L’Italia è in mano a persone che sono inadeguate». A salvarci dagli imbonitori e dai politicanti, come nella commedia “I Cavalieri”, sarà un Salsicciaio? «Aristofane l’ha scritta 2.500 anni fa, ma è di una attualità sorprendente. Rispecchia lo scenario apocalittico che viviamo. L’Italia è affidata a non pensatori».

Poveri noi, che guai, poveri noi!
Mandino i Numi un accidente a quella
birba d’un Paflagone comperato
ultimamente e a tutti i suoi consigli!
Dal dí che s’è ficcato in questa casa,
da mane a sera appioppa botte ai servi!

GLI INGANNI DELLA POLITICA. Un gruppo di cavalieri come in una Camera dei deputati, la volontà che segue l’interesse in discesa ironica e Aristofane che li fa pregare per la salvezza di Atene. Ma sarà il peggiore dei mercanti a governare il Paese. L’Italia come la Germania di Weimar. L’opera di Aristofane rappresenta in maniera grottesca il modo in cui si forma il consenso politico nella società. I personaggi dell’opera tentano di ingraziarsi la stima e la benevolenza di Popolo (ossia del popolo), ma lo fanno cercando di manipolarlo, adulandolo con falsi elogi e promesse, e facendogli credere cose lontane dalla verità. Viene insomma presentata la parte deteriore della politica, quella dei sotterfugi e degli inganni, il cui unico scopo è quello di arrivare, costi quel che costi, a gestire il potere. Quella politica contro cui Roy Paci si è sempre schierato, cantando la rivoluzione sui palchi di mezzo mondo in compagnia di Manu Chao, portando il concertone del Primo Maggio anti-sindacati a Taranto, sotto l’ombra minacciosa delle ciminiere dell’Ilva, la battaglia che la “sua” Augusta ha sempre rifiutato di affrontare. Per questo motivo, Roy Paci non ha suonato soltanto in una piazza nei suoi 25 anni di carriera: «La mia città». Città che ama e odia, che fa affiorare felici ricordi d’infanzia, ma anche tante amarezze. Un rapporto incrinatosi ancor più dopo che il trombettista ha fatto da Virgilio per la giornalista Concita De Gregorio in un reportage su Augusta andato in onda lo scorso marzo su Rai3. «Augusta continua a non voler capire. La città si è spaccata: da una parte chi mi vuol cacciare via, dall’altra chi ha recepito le mie critiche. Questi ultimi sono i giovani, che vivono gli stessi problemi per i quali io fui costretto a lasciare la Sicilia. Gli altri, i miei nemici, sono i dinosauri, quelli che non hanno mai fatto niente per cambiare questa realtà, quelli che hanno dimenticato l’attentato al cantiere di mio padre. Dopo quella trasmissione, è stata lanciata una campagna di distruzione non solo nei miei confronti, ma anche di Fiorello e di Barbara Tabita, che erano tra gli intervistati, che ha raggiunto toni da caccia alle streghe».

I cavalieri (Ἱππεῖς, Hippeîs) è una commedia di Aristofane, andata in scena per la prima volta ad Atene, in occasione delle Lenee del 424 a.C., nelle quali l’opera vinse il primo premio.

Due servi del vecchio Popolo detestano un terzo servo, Paflàgone, poiché quest’ultimo si è assicurato i favori del padrone con un comportamento ipocrita e falsamente adulatorio, ed è arrivato a spadroneggiare in casa facendo tutto ciò che vuole. Inaspettatamente, un oracolo dà soccorso inasperato ai due fedeli servi del vecchio, rivelando che Paflagone sarà estromesso da un salsicciaio. La scelta di utilizzare un salsicciaio è tutt’altro che casuale: costui è un individuo ancora più immorale, cinico ed ignorante di Paflagone stesso, e quindi particolarmente adatto allo scopo.

Il salsicciaio (appoggiato dal coro dei cavalieri) affronta il rivale in una ridda di minacce, insulti, vanterie e aggressioni fisiche. Il duello poi continua nell’ecclesia e infine davanti al padrone, Popolo, in una serie di scontri verbali, ma anche di lettura di responsi oracolari e persino di preparazione di prelibatezze culinarie, in cui i due contendenti si rivelano sempre più beceri ed abietti. Il salsicciaio, con discorsi di bassa demagogia, riesce infine a risultare vincitore.

Popolo, tuttavia, a questo punto afferma di non essere così stupido come sembra, e che il suo obiettivo era quello di attendere il momento giusto per punire i disonesti. Ecco quindi che, con un rito magico, il salsicciaio (ormai diventato un uomo civile e stimato di nome Agoracrito) ridona a Popolo la giovinezza e gli presenta una bella fanciulla, la Tregua, con la quale il vecchio ora ringiovanito convolerà a nozze e vivrà ricco di sani propositi. Paflagone viene invece condannato a svolgere il vecchio lavoro del suo rivale: il salsicciaio.

Tags

Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
Close