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Merkel all’Ue: «Senza accordo a 28 coi migranti, si vada avanti solo coi paesi volenterosi»

Le dichiarazioni, rilasciate prima del vertice europeo di oggi, hanno ancora al centro la spinosa questione degli immigrati. La cancelliera tedesca, al centro di una crisi di governo in patria proprio sul terreno dell’accoglienza, ha ribadito la necessità di non lasciare da soli i paesi che si trovano a dover gestire la maggior quantità di sbarchi

Angela Merkel lo ha sottolineato ancora una volta: «I paesi dell’eurozona divenuti centri di sbarco degli immigrati non devono essere lasciati soli». E lo ha fatto a poche ore dal vertice europeo. La cancelliera, proprio in questi giorni al centro di una crisi di governo dovuta alle politiche di accoglienza, ha tenuto a ribadire che bisogna che vi sia un accordo totale con le nazioni dell’Unione, ma che in mancanza di esso è necessario andare avanti anche solo con chi si dimostrerà sensibile all’argomento.

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TRATTATO DI DUBLINO. La cancelliera ha inoltre sottolineato l’urgenza di apporre modifiche e migliorie al trattato di Dublino, ricordando come la questione dei migranti è diventata banco di prova per la sopravvivenza stessa dell’Unione. Tra le proposte provenienti dalla signora del Reichstag, quella secondo cui il fondo fiduciario per il Nord Africa sia incentivato, così da aiutare e non lasciare sola l’Italia e gli altri paesi teatri del maggior numero di sbarchi nell’eurozona, come la Grecia. Stando infatti alla situazione odierna, le risorse del fondo sono troppo limitate, e la sua reale utilità è scarsa se non addirittura nulla.

MODIFICHE IN VISTA. La Merkel ha poi ricordato l’esigenza di porre chiari paletti ai migranti che richiedono asilo, limitando la loro possibilità di scegliere in quale Paese vogliano esercitare questo diritto. Ma la questione non riguarda solo i movimenti primari, coinvolgendo anche quelli secondari. A tal proposito la cancelliera ha dichiarato: «Li dobbiamo regolare e guidare meglio. Per questo servono politiche integrate sia nazionali che europee». Tuttavia per avere una cooperazione del genere, serve che le 28 nazioni siano compatte sul problema. Se così non fosse, però, nessun dramma per la Merkel, che ritiene si debba andare avanti in ogni caso, seppur «coi soli Paesi disponibili a farlo».

CRITICHE CASALINGHE. Come detto però, la cancelliera è molto impegnata anche sul fronte interno. Che la coalizione di governo così eterogenea formata con l’appoggio dei socialisti rischiasse di incontrare più di un ostacolo si sapeva, e così puntuali sono arrivate le grane per frau Merkel. Come detto, è proprio la questione dell’accoglienza a tenere banco anche in territorio teutonico, così come da noi in Italia. In particolare, la cancelliera è stata criticata per le sue mosse nell’ambito della crisi umanitaria legata alla gestione dell’enorme flusso di profughi provenienti dalla rotta balcanica nel 2015. Allora la Merkel aveva aperto le porte a un milione di persone, facendo storcere il naso ai nazionalisti tedeschi. Oggi, tre anni dopo, ecco il regolamento di conti. Ma la cancelliera ha difeso il suo operato, dichiarando che: «Fu un gesto umanitario. Ora come allora agirei allo stesso modo», aggiungendo che proprio «quelle scelte oggi tanto criticate, aiutarono nell’immediato ad alleggerire il carico di immigrati negli altri paesi dell’eurozona». Quell’Europa che, sulla questione migranti, rischia sempre di più di fratturarsi in maniera irreversibile.

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