Economia

Fine del Quantitative easing, attenti ai Btp

Si conclude l’era dei tassi sotto zero. Quali saranno le conseguenze per i risparmiatori italiani?

Tanto tuonò che piovve. La fase ultratrentennale di ribasso dei tassi d’interesse è ormai a fine corsa. Sembrerebbe dunque che stia per concludersi l’era dei saggi “sottozero”, quella condizione dei mercati in cui il noleggio del denaro a breve produce un beneficio economico a chi i soldi li riceve e un danno a chi li presta. Sulle motivazioni che hanno generato tale paradosso e sui relativi rischi abbiamo già diffusamente dato conto. Andremo adesso ad occuparci delle inevitabili implicazioni che accompagneranno il nuovo previsto scenario di crescita dei tassi, visto dal lato del risparmiatore e con particolare riferimento ai Btp (buoni del tesoro poliennali), obbligazioni a tasso fisso con durata variabile da 3 a 50 anni. Si tratta dei più diffusi tra i Titoli di Stato italiani avendo sin qui garantito ottimi rendimenti e pronta liquidabilità in caso di necessità. Bisognerà capire, adesso, se sarà così anche nel previsto mutato contesto di tassi tendenti al rialzo che, a seguito dell’enorme pompaggio di liquidità delle grandi banche centrali, Bce (Banca Centrale Europea) compresa, erano stati artificialmente spinti verso il basso nel disperato tentativo di contenere i drammatici effetti della crisi del 2008. Da allora in poi, sui mercati finanziari di tutto il mondo, le dinamiche con cui normalmente si formano i prezzi (domanda e offerta) sono state ovunque fortemente condizionate. Nella specie, i Titoli di Stato italiani che di norma, come tutte le obbligazioni, dovrebbero presentare un premio di rendimento tanto maggiore quanto minore è la stima di solvibilità dell’ente emittente, da qualche anno pagano agli investitori tassi ben più bassi (vedasi grafico in basso) rispetto a quelli che sarebbero dovuti secondo le citate regole del mercato.

LA FINE DEL Q.E. È dunque logico attendersi che l’annunciata fine del quantitative easing della Bce riconsegnerà al mercato il compito di stabilire liberamente i prezzi, con la ovvia conseguenza di veder lievitare i citati rendimenti verso livelli più “normali”. Insomma, uno scenario perfettamente speculare rispetto a quello a cui abbiamo fin qui assistito. E per poter provare a fare una previsione razionale rispetto al futuro andamento dei prezzi dei Btp, bisogna considerare che questi si muovono in modo simmetrico e contrario rispetto ai tassi applicati alle nuove emissioni. È proprio a questa legge di mercato che deve essere ascritta la costante crescita dei prezzi di tali titoli a cui, quasi ininterrottamente, abbiamo assistito negli ultimi decenni. Sarà così anche in futuro? Probabilmente no. Infatti, ad uno scenario opposto (rialzo dei tassi) non può che corrispondere un altrettanto opposto andamento anche dei prezzi di mercato dei Btp. Ne deriva che una loro eventuale vendita prima della naturale scadenza, contrariamente a quanto sin qui avvenuto, potrebbe determinare ingenti perdite, tanto maggiori quanto più distante sarà la scadenza naturale del titolo oggetto di liquidazione anticipata. Il grafico in basso mostra gli effetti previsti sulle quotazioni dei titoli non ancora giunti a scadenza in corrispondenza di un ipotetico aumento dei tassi. Possiamo, osservare, ad esempio, come un rialzo di soli 2 punti percentuali determinerebbe un crollo di quasi il 20% del valore di un “tranquillo” Btp con scadenza dieci anni.

LE PREVISIONI. Alcuni dicono che basterà stare in campana, pronti a vendere ai primi segnali di ribasso dei prezzi. In teoria sembrerebbe questo l’atteggiamento più opportuno, peccato che abbondanti evidenze empiriche individuano in tale approccio il metodo più sicuro per subire perdite che, abbiamo visto, possono anche rivelarsi molto pesanti. Ciò in quanto i mercati finanziari si muovono ormai con impressionante velocità, spesso per il tramite di potenti software in grado di elaborare simultaneamente enormi quantità di informazioni e di inviare incredibili quantità di ordini nel giro di qualche frazione di secondo. Essi scontano sempre in anticipo i possibili scenari futuri che, qualora dovessero effettivamente concretizzarsi, saranno già incorporati nei prezzi, anticipando gli eventi. A quel punto, per il piccolo risparmiatore sarà già troppo tardi per poter intervenire. Beninteso, si tratta di ciò che realmente accade quotidianamente sui mercati, non di scolastiche ipotesi. In definitiva, siamo in presenza di un rischio particolarmente insidioso in quanto molto concreto e al tempo stesso scarsamente (se non del tutto) percepito dai comuni investitori. Sarà molto pericoloso, infatti, nello scenario rialzista sopra realisticamente ipotizzato, continuare a pensare ai Titoli di Stato come strumenti privi di ogni rischio e sempre prontamente liquidabili. In finanza non esistono pasti gratis e non tenerne conto costituisce il vero e più temibile pericolo.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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