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Milano Pride 2018: #civilimanonbasta

Al termine di una settimana ricca di iniziative, il popolo Lgbtqi si è ritrovato nella capitale lombarda per chiedere nuovi diritti ed il rispetto delle diversità

Hanno sfilato in migliaia all’appuntamento del 30 giugno che ha visto riunite in corteo le principali sigle che rappresentano l’universo Lgbtqi: 250.000 persone, secondo gli organizzatori. Il Milano Pride 2018, caratterizzato dall’hashtag #civilimanonbasta, ha visto la partecipazione di autorità e personaggi dello spettacolo di primo piano, dal sindaco del capoluogo lombardo, Beppe Sala, ai cantanti Benji & Fede.

MILANO ARCOBALENO. I colori dell’arcobaleno hanno tinto anche la sommità della torre Unicredit, il grattacielo più alto d’Italia con i suoi 231 metri, che ha aderito allo spirito dell’iniziativa organizzata dalle associazioni Lgbtqi. Il Milano Pride 2018 del 30 giugno, in realtà, ha rappresentato il punto di arrivo di una kermesse lunga una settimana. Non a caso il corteo rientra nelle iniziative del Pride Week, caratterizzato da dibattiti, eventi culturali e Flash Mob. Un palinsesto in cui è possibile trovare la rassegna di cinema gaylesbico e queer culture (una quattro giorni di proiezioni e incontri presso il Teatro Strehler e il Teatro Studio Melato), il talk “Storie di genere, di identità, di transizione, di vita” organizzato alla Microsoft House, fino alla proiezione del film “Favola” con l’attore Filippo Timi e il regista Sebastiano Mauri. La chiusura del Pride Week spetta al “closing party” al “q|LAB” che terrà svegli i partecipanti fino all’alba del 1 luglio senza dimenticare il mega party organizzato da Gaia360 e Lezpop al parco Lambro. Non sono mancate le polemiche, soprattutto con le istituzioni regionali lombarde che hanno negato il patrocinio alla manifestazione bollandola con l’etichetta dell’ostentazione. Sulla vicenda si è infatti espresso l’eurodeputato Daniele Viotti, in prima linea nella difesa dei diritti civili, che ha denunciato quello che a suo dire si è configurato come un tentativo di oscuramento mediatico da parte della Regione Lombardia rispetto alle finalità della kermesse. L’adesione politica è stata bipartisan grazie al sostegno, ad esempio, di Pd e M5s. Tanti anche gli sponsor di peso che hanno appoggiato le rivendicazioni del popolo dei diritti civili, da Sky alla Coca-Cola passando da Netflix che a Roma ha lanciato una campagna di affissione e volantinaggio giocando con i nomi e con i personaggi di alcune delle serie tv più note. Ad esempio, l’azienda californiana ha utilizzato lo slogan “Rainbow is the new black” in chiaro spirito polemico con le recenti dichiarazioni del ministro Fontana sulla presunta inesistenza delle famiglie arcobaleno.

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OLTRE LE UNIONI CIVILI. Dopo anni di durissime contrapposizioni tra fautori della famiglia “tradizionale” e rappresentanti delle “famiglie arcobaleno”, nella scorsa legislatura fu licenziata la L. 76 del 2016, meglio conosciuta come legge Cirinnà, dal nome della sua relatrice. Una normativa che ha riconosciuto definitivamente le convivenze e le unioni di persone dello stesso sesso estendendo la maggior parte dei regimi patrimoniali e giuridici anche a questa categoria di famiglie. Dalla normativa sono però rimaste fuori le adozioni per le coppie omosessuali, le “stepchild adoption”, e alcuni passaggi hanno suscitato l’ira delle organizzazioni di settore come la mancanza dell’obbligo di fedeltà per i coniugi che formano un’unione civile. Il pride di Milano si è rivolto dunque alla politica per chiedere ulteriori passi in avanti rispetto alla legge sulle unioni civili. Da qui, appunto, l’hashtag #civilimanonbasta.

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