Politica

Pd, Zingaretti per ricostruire. Ma bisognerà fare i conti con i renziani

Il presidente della Regione Lazio sembra oggi il candidato più forte alla segreteria di un partito in grave crisi. Rimane l’incognita Matteo Renzi, che ha ancora molti e influenti sostenitori e non appare intenzionato a farsi da parte

“Segretario del Pd sono”. Sono queste le parole che Nicola Zingaretti spera di poter pronunciare tra qualche tempo, parafrasando il noto fratello Luca, attore che ha reso famoso sul piccolo schermo il Commissario Montalbano di Andrea Camilleri. Il presidente della Regione Lazio sembra oggi il nome più caldo e forte per sostituire il reggente provvisorio Maurizio Martina ed ereditare lo scranno che fu di Matteo Renzi. Ma proprio con il politico di Rignano sull’Arno e coi suoi adepti bisognerà fare i conti per tentare di conquistare un partito (e di riconquistare degli elettori) ormai in profonda crisi.

IL PERSONAGGIO. Nicola Zingaretti ha iniziato la sua militanza nel vecchio Pci, ricoprendo anche prestigiosi ruoli nei circoli giovanili della sinistra, dei quali fu segretario dal ’92 al ’95. Enfant prodige della politica, partecipa ai più importanti gruppi socialisti che si incaricano di sviluppare politiche per il nuovo secolo. Ed è proprio all’inizio di quest’ultimo, più precisamente nel 2004, che risale l’esordio nei palcoscenici importanti, dopo l’elezione al Parlamento Europeo. Da lì in poi, la carriera di Zingaretti decolla: nel 2008 diviene presidente della Provincia di Roma Capitale. Un’esperienza positiva, che lo porta al termine del mandato a compiere un ulteriore grande passo: la candidatura alla Regione Lazio. E anche qui, implacabile, Zingaretti vince, succedendo alla Polverini. Era il 2013, e il Pd si preparava a ottenere gli exploit delle Europee superando il 40%. Oggi “Il Zinga”, come lo chiamano sui social, siede ancora sulla poltrona di presidente e la sua vittoria ha rappresentato un risultato in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Una resistenza da cui ripartire, ma solo secondo alcuni.

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LA CANDIDATURA. Zingaretti punta in maniera decisa alla segreteria del Pd, e lo fa con un programma che punta a rimettere ordine in un partito lacerato da scontri interni apparentemente insanabili. La parola d’ordine è inclusione: il presidente della Regione Lazio punta a creare un fronte quanto più ampio possibile, con al centro il Partito Democratico e nella sua orbita i vari partiti della sinistra ,come Leu, e le liste civiche che si rispecchiano negli ideali democratici, ormai uniche note liete per un fronte che resiste solo grazie ai successi personali di qualche sindaco o di qualche presidente di regione, come lo stesso Zingaretti. Quello che “Il Zinga” si augura è che in questo mese di luglio, quando finalmente si farà il congresso, si assista ad una vera e propria assemblea costituente di un soggetto politico finalmente rinnovato in vista delle Europee. Quelle stesse elezioni che qualche anno fa facevano pensare a un Pd pigliatutto e che oggi, invece, sono una possibilità per tentare di ripartire.

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DIALOGO E SCONTRI. Zingaretti ne è convinto: i 5 Stelle si spaccheranno, e sarà allora che il Pd dovrà essere pronto a raccogliere i transfughi della sinistra pentastellata e ampliare nuovamente il proprio consenso. Viste le spaccature che si stanno creano nel Movimento negli ultimi giorni sulle più svariate questioni e, non ultime, le polemiche seguite all’interno del partito e della coalizione di governo dopo le parole di Fico su porti e Ong, il presidente della Regione Lazio sembra essere sulla strada giusta. Ma non sono gli avversari delle altre formazioni a impensierirlo quanto piuttosto quelli interni, vero problema che ha attanagliato negli anni la sinistra italiana e, storicamente, un partito litigioso come il Pd. Nonostante Renzi abbia portato, dopo quel memorabile 40%, i democratici ai minimi storici, è ancora forte la sua posizione all’interno della direzione, e i suoi fedelissimi, come Orfini, non credono nella svolta delle larghe intese voluta da Zingaretti. Oltre ai renziani, ci sono altri nomi forti a spingere verso soluzioni diverse, come Carlo Calenda, uno degli ultimi arrivati all’interno della formazione, che addirittura vorrebbe un superamento definitivo del Partito Democratico così da dar vita a un nuovo soggetto politico. Nonostante sia l’unico candidato finora, il presidente della Regione Lazio è pronto a passare dalle primarie, alle quali vuole farsi trovare pronto raccogliendo gli endorsements dei sindaci di sinistra e non più influenti e di successo, come Beppe Sala e il fuoriuscito pentastellato Federico Pizzarotti, che agisce ormai sotto il simbolo delle liste civiche. Pisa, Siena, Imola e Massa, per quanto i renziani le abbiano derubricate a semplici sconfitte politiche, sono macigni che pesano su una sinistra italiana che o reagisce adesso oppure rischia seriamente di scomparire, divorata da un populismo sempre più tendente a destra che, in questo momento, spadroneggia nel Paese. E intanto a Roma, capitale di quella regione che per due mandati Zingaretti sta dirigendo, spunta una svastica che imbratta i muri della sezione “Togliatti” del Pd. Anche questo deve servire come monito al Partito Democratico e a tutti i partiti che ideologicamente sono vicini, ma per personalismi autoreferenziali hanno rovinato tutto.

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