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Rider, il tribunale di Milano: «Non è un lavoro subordinato»

Negativa la prima causa milanese intentata da un rider che chiedeva di essere riconosciuto come «lavoratore a tempo indeterminato» da Foodinho. Intanto, sulla "gig economy" è intervenuto oggi Tito Boeri: «L'Inps è disponibile a investire ulteriori risorse nel gestire la copertura assicurativa di questi lavoratori»

Mentre al ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico si lavora a un contratto collettivo nazionale dal tribunale di Milano arriva la prima sentenza sui rider. «Non era un dipendente subordinato e l’azienda non aveva alcun obbligo di riconoscere il rapporto di lavoro a tempo indeterminato» si legge nella sentenza del giudice del lavoro di Milano, Giulia Dossi, che ha rigettato il ricorso dell’ex rider Mohamed Elazab, 23 anni, studente universitario di Pavia, che chiedeva di essere riconosciuto come «lavoratore subordinato a tempo indeterminato» da Foodinho, di proprietà della spagnola Glovo, specializzata nelle consegne a domicilio. Da mesi il problema di come regolarizzare i rider è all’attenzione del ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, sia delle amministrazioni locali, come quella milanese che lo scorso 31 maggio ha firmato una “Carta dei diritti” per tutelare questo tipo di lavoratori, spesso esposti a condizioni di lavoro stressanti e rischiose.

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LA SENTENZA. L’ex rider, assistito dagli avvocati Tommaso Dilonardo e Michela Mantarro, chiedeva all’azienda di essere inquadrato come dipendente per il periodo tra il 23 settembre 2016 e il 28 marzo 2017, ossia nei mesi in cui dichiara di aver lavorato con un contratto co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi). Status da dipendente che il fattorino ventitreenne chiedeva anche per i 12 giorni successivi, durante i quali avrebbe continuato a effettuare consegne senza aver firmato alcun contratto, e per quelli successivi ad un incidente d’auto, mezzo che utilizzava per consegnare i prodotti, che sarebbe avvenuto in questo lasso di tempo e in orario di lavoro. «L’azienda non aveva l’obbligo di farlo lavorare – ha commentato poco dopo il verdetto il legale di Glovo, l’avvocato Francesco Tanca – così come lui aveva piena libertà di scegliere di effettuare le consegne». Le motivazioni saranno depositate tra 60 giorni. Già lo scorso aprile il Tribunale del Lavoro di Torino aveva rigettato il ricorso di un rider perché considerato un lavoratore non subordinato.

AL LAVORO SUI RIDER. Intanto, sulla cosiddetta “gig economy” è intervenuto oggi il presidente dell’Inps, Tito Boeri: «L’Inps è disponibile – ha detto – a investire ulteriori risorse nel gestire la copertura assicurativa di questi lavoratori, mettendo a frutto la tracciabilità consentita dal lavoro organizzato on line, secondo le modalità già sperimentate con le prestazioni occasionali». Il tema dei rider «è il simbolo di una generazione abbandonata» di persone che «non hanno neanche le tutele minime», ha ribadito più volte Di Maio confermando la strada della concertazione. Dall’incontro di lunedì scorso con i rappresentanti dei ciclofattorini, delle aziende del food delivery, dei sindacati e delle imprese era è emersa la volontà di lavorare per un contratto collettivo nazionale. «Riconvocheremo il tavolo questa settimana per arrivare ad un punto di caduta – ha chiarito il ministro – ossia un compenso minimo orario, un’assicurazione Inps e Inail, il diritto a non dipendere da un algoritmo e per questo va eliminato il punteggio reputazionale, e in generale un contratto che preveda chiari dettagli del rapporto lavorativo».

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