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Thailandia, corsa contro il tempo per salvare i bambini. Morto un soccorritore

È in peggioramento la situazione dei baby calciatori e del loro allenatore intrappolati nel dedalo di caverne di Tham Luang. I Navy Seals pronti a entrare in azione

L’ultimo aggiornamento sulla situazione dei bambini prigionieri nella caverna di Tham Luang in Thailandia non lascia presagire nulla di buono. Ha infatti trovato la morte uno dei soccorritori che percorreva i due km sommersi che separano i dodici bambini ed il loro allenatore dalla salvezza per rifornirli di ossigeno e viveri. Per complessità ed imponenza dei mezzi coinvolti, il caso dei bambini thailandesi intrappolati potrebbe costituire un precedente storico da ricordare negli annali, si spera con esito finale positivo.

CORSA CONTRO IL TEMPO. Inizialmente si era addirittura pensato di aspettare la fine della temibile stagione monsonica thailandese tra circa quattro mesi. Visti i peggioramenti metereologici all’orizzonte, però, tale intendimento appare ora come pura utopia. Il rischio concreto è che i bambini ed il loro allenatore rimangano senza ossigeno e non ce la facciano a superare le prossime settimane. Il lavoro dei soccorritori da questo punto di vista non si è mai fermato. Purtroppo l’elemento di novità più drammatico è la morte di Saman Kunan, ex Navy Seal, sommozzatore, soccorritore per scelta volontaria. L’uomo, 38 anni, ha perso i sensi per la mancanza di ossigeno durante uno dei viaggi subacquei intrapresi e finalizzato a rifornire i bambini dei generi di prima necessità, e non si è più ripreso. Vani sono stati i tentativi di rianimarlo. Un episodio che getta ulteriore inquietudine sull’ipotesi di far affrontare ai prigionieri la stessa attraversata subacquea senza addestramento specifico ed in uno stato di prostrazione fisica e mentale. Opzione che però è ormai l’unica scelta. Smentita, infatti, la notizia del ritrovamento di un cunicolo largo un metro che avrebbe potuto costituire un’alternativa alla via subacquea sbucando ad appena 150 metri dal punto in cui si trovano attualmente i bambini.

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I PIANI DEI SOCCORRITORI. Come si diceva, l’unica possibilità concreta resta quella della traversata del tratto sommerso delle grotte. Il pompaggio dell’acqua realizzato nelle ultime due settimane ha infatti consentito di liberare il primo tratto del cunicolo, ma rimane una buona parte sommersa il cui attraversamento richiede circa 3 ore di immersione. Allo studio c’è anche la deviazione di alcuni corsi d’acqua sotterranei secondari che contribuiscono all’allagamento della zona. Sembra altamente improbabile, in ogni caso, che i soccorritori riescano a svuotare completamente il cunicolo viste le piogge imminenti, da qui parte la necessità di trovare un’entrata alternativa o di procedere con il piano A rappresentato dall’estrazione dei ragazzi tramite via subacquea.

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