Cultura

Ron racconta Dalla: «Porto in tournée la vita di Lucio»

Uno spettacolo sul filo dell’emozione, tra fotografie, duetti virtuali e una scaletta interamente composta da brani del cantautore bolognese: «Ho scelto le tappe più importanti di una carriera straordinaria»

Era il 1970 quando Rosalino Cellamare, in arte Ron, non ancora diciassettenne, saliva sul palco del Festival di Sanremo con “Pa’ diglielo a Ma’”, conquistando da subito notorietà e il favore del pubblico. Ne è passata di acqua sotto i ponti ma non è certo meno saldo il legame, l’amicizia e la collaborazione con Lucio Dalla (si deve a lui anche la scelta del nome Ron), tra album sperimentali, concerti impegnati (tra cui il celebre “Banana Republic”, con Dalla e De Gregori nel 1979) e parentesi cinematografiche (“Lezioni private”, “In nome del Papa Re”, “L’Agnese va a morire”, “Turi e i Paladini”, “Mascagni”). È con album di successo come “Una città per cantare”, “Al centro della musica” e “Guarda chi si vede” – contenente “Anima”, canzone vincitrice del Festivalbar del 1982 – che Ron diventa uno degli artisti italiani più amati, tanto che, nel 1986, il regista Mario Monicelli inserisce nel suo “Speriamo che sia femmina” la fuga di casa delle protagoniste proprio per assistere a un concerto dell’artista.

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GRANDI SUCCESSI. Tra il ’90 e il ’96 nascono alcune sue canzoni entrate di diritto nella storia della musica italiana, come “Attenti al lupo”, “Non abbiam bisogno di parole”, “Le foglie e il vento” e “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, con la quale vince, sul palco con Tosca, il 46° Festival di Sanremo. Seguirono anni in cui le collaborazioni con altri artisti, la voglia di mettersi in gioco e l’impegno nel sociale segnano significativamente la produzione di Ron, a cominciare dall’album “‘70/’00”, in cui duetta con amici e colleghi conosciuti durante il corso della sua carriera, passando dal “Fab Four tour” dell’estate del 2002 con Fiorella Mannoia, Pino Daniele e Francesco De Gregori, sino ad arrivare nel 2006 al doppio cd “Ma quando dici amore” e, nel 2008, a “Quando sarò capace d’amare”. A cinque anni dall’ultimo lavoro discografico e tanta contaminazione anglo-americana, Ron ritorna nel 2013 con “Way Out”, offrendo con esso le sonorità e l’atmosfera della musica che da sempre ama e ascolta. L’anno dopo, il 2014, è la volta del successo di pubblico del brano “Un abbraccio unico”, presentato al Festival di Sanremo e contenuto nell’omonimo album. Ma quella che legava Ron e Lucio Dalla era un’amicizia che andava oltre la musica e la vita ma che, anzi, si rinsalda nel ricordo di chi non c’è più. Non è, infatti, stata casuale la scelta del 2 marzo – il giorno dopo il sesto anniversario della scomparsa di Dalla e due giorni prima quello del suo 75esimo compleanno – per lanciare «Lucio!», l’album che dedica al grande maestro. Non potevano mancare “Cara”, “Almeno pensami” (il brano scritto dal cantautore bolognese e presentato da Ron all’ultimo Festival di Sanremo) seguito da brani amatissimi come “4/3/1943”, “Tu non mi basti mai”, “Piazza Grande”, “Attenti al lupo”, “Come è profondo il mare”, “Futura”, “Canzone” e altri.

IL CONCERTO DI TAORMINA. Un Ron emozionato e nostalgico, sul palco di un gremito Teatro Antico di Taormina, in seno al Sestosenso Opera Festival, riannoda fili artistici e personali. Una scaletta integralmente composta dalle sue canzoni, da far risuonare con la consueta delicatezza che appartiene al suo cantare. Il contributo di Ron, del resto, al percorso artistico e umano di Lucio Dalla rinsalderà sempre questo legame imprescindibile. Tra una canzone e l’altra compaiono fotografie, vecchi video, testimonianze (notevole quella dell’amica storica Piera Degli Esposti, di brutale sincerità: «Io davvero pensavo che non ce l’avrebbe fatta»). La voce di Lucio Dalla stesso duetta ‘virtualmente’ con lo stesso Ron, come è accaduto anche su disco; e in “Com’è profondo il mare“, addirittura, Ron si fa da parte, diventando ‘turnista’ insieme alla band per una versione piuttosto sostenuta di accompagnamento alla traccia vocale originale. Il concerto completa ed espande il lavoro su disco: in scaletta compaiono altre canzoni quali “Il cielo“, “L’ultima luna“, “Le rondini“, “Se io fossi un angelo“, “La casa in riva al mare“; quest’ultima annunciata come una delle canzoni meno note, ma tra quelle che il pubblico canta con più adesione. Come a confermare l’intento non dichiarato, Ron chiude il concerto con “Tutta la vita”, come la più tipica delle scalette dei concerti di Lucio Dalla. Alla fine, ricevuto l’abbraccio caloroso del pubblico, Ron sembra non riuscire ad abbandonare il palco, come se non avesse qualcosa da dire di preciso ancora ma volesse prolungare l’emozione. Abbiamo incontrato il cantautore poco prima del concerto.

Una storica amicizia e un profondo legame lega Ron al nome di Lucio Dalla. Come racconta l’artista in questo concerto?
«La tournée, che proseguirà fino a settembre, è stata concepita come un racconto che tocca varie tappe della vita di Lucio, sia artistiche che umane. Ci sono le tappe più importanti di una straordinaria carriera. È un modo di raccontarlo anche attraverso i suoi brani. Mi è quasi impossibile eleggerne alcuni come preferiti; ce ne sono indubbiamente tanti. Canzoni come “Cara” o “Futura” sono capolavori che ho sempre amato. La prima è stata arrangiata dal maestro Beppe Vessicchio in modo strepitoso e la eseguo accompagnato solisti dell’ensemble d’archi Sesto Armonico. Riaffiorano tanti, troppi ricordi, immagini, suoni, frammenti di storia legati al suo modo di scrivere, di musicare, di vivere i suoi brani. Noi ci siamo conosciuti quando avevo sedici anni e fui chiamato dalla mia casa discografica, la RCA. Un cantautore doveva farmi ascoltare una canzone che avrei dovuto portare a Sanremo 1970 insieme con Sandie Shaw e l’artista in questione era Lucio. Lui arrivò tutto ingessato, con quattro ore di ritardo, a seguito di un incidente automobilistico e da lì prese il via il nostro conoscersi. La canzone era “Occhi di ragazza” e alla fine non fu accettata dalla commissione selezionatrice dopo il provino».

Sono serviti anni per elaborare il lutto e innumerevoli successi legano le vostre rispettive carriere. Quanto sente l’assenza di Lucio?
«Prendendo in prestito il titolo di un mio fortunato brano, sarebbero troppe le persone che vorrei incontrare fra cent’anni. Tra i grandi della musica italiana se ne sono andati via in tanti, da Battisti a De André, passando per Pino Daniele e numerosi altri compagni di viaggio. Naturalmente tra questi c’è anche Lucio, con il quale ho condiviso innumerevoli successi. “Piazza Grande”, tra l’altro, è stata scritta su una nave mentre si veniva in Sicilia: mi misi con la chitarra a strimpellare e uscì la musica. Lucio si avvicinò e aggiunse anche lui le sue note. La Sicilia è un porto meraviglioso che, quando si visita per la prima volta, commuove per i colori, la bellezza dei luoghi e della gente».

E il legame continua anche oltre la vita. Al 68° Festival di Sanremo un inedito di Dalla presentato da Ron si è posizionato al quarto posto
«“Almeno pensami” è stata una piacevole scoperta e mi reputo onorato della proposta di Baglioni di portarla a Sanremo, dove ha vinto il Premio della Critica. C’era una demo di Lucio già col testo, la musica e una bozza di arrangiamento: Claudio me l’ha consegnata così. Mi auguro si trovino altri suoi brani inediti. Del resto, per Lucio “la morte è solo l’inizio del secondo tempo”. Il punto esclamativo che segue il suo nome nel nuovo album rimarca la gioia che ho provato nel portare un suo brano a Sanremo, nel dedicargli un disco e una tournée».

Cosa ha provato nel cantare Dalla quest’anno al Festival e come ricorda l’ultimo di Lucio nel 2012?
«La mia partecipazione al festival di quest’anno è stata molto voluta e sentita. Un’emozione indescrivibile. L’ultima volta che partecipò Lucio dirigeva per Pierdavide Carone e mi ha colpito tantissimo per l’impeto e la determinazione in tutto quello che faceva. Era questa la sua vera grande forza».

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Marco Fallanca

Studente di Giurisprudenza. Precoce e accanito cinefilo, possiede a casa una videoteca con oltre 7000 film. Affetto da un incommensurabile amore per Cinema, Teatro, Musica e ogni forma d’Arte. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, segue da vicino festival e rassegne. Disilluso podista, allo studio alterna partite di calcio. Già arbitro regionale presso l’Associazione Italiana Arbitri - sezione di Catania

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