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Metti una sera a cena senza smartphone. La tendenza tech-free arriva da New York

Scattare una foto al piatto, postarla sui social e controllare i like è ormai diventata un’abitudine. Ma sono sempre più numerosi i locali chiedono ai clienti di evitare l'uso del cellulare durante il servizio. A Roma chi consegna lo smartphone riceve un libro di poesie

Sempre connessi, anche a tavola. L’email di lavoro, il messaggino su Whatsapp, la notifica Facebook, potrebbero, oltre che rovinare la cena, rallentare le ordinazioni. Sono sempre più numerosi i locali americani che cominciano a chiedere ai clienti di rinunciare allo smartphone mentre sono al ristorante. E non solo per una questione di educazione: l’ossessione di fare foto rallenta il ritmo del servizio, mandare messaggi o rispondere alle mail fa procrastinare le ordinazioni. A lanciare l’iniziativa di una “cena tech-free”, racconta il New York Times, è Hearth, un ristorante d’ispirazione italiana che ha sede nell’East Village a Manhattan. Lo chef e proprietario Marco Canora invita i suoi clienti di spegnere il cellulare e di riporlo all’interno delle colorate scatoline poste sul tavolo.

CENA TECH-FREE. Iniziative che raccontano di come, in tutto il mondo, le nostre abitudini a tavola siano notevolmente cambiate. Così il guardarsi negli occhi mentre si gusta un piatto di spaghetti lascia il posto all’ansia social. Si scattano le foto delle pietanze, si condividono su Instagram o Facebook e si sta, per tutta la cena, a controllare i like. La nuova campagna digital detox contro la tecnologia per una sana food experience funziona. L’iniziativa ha ottenuto un consenso positivo da parte dei clienti. In modalità offline, le persone hanno ricominciato a socializzare, riscoprendo il piacere di una chiacchiera tra amici e familiari. La tendenza ha raggiunto anche l’Italia. Sono sempre più numerosi i ristoranti che espongono il bollino “smartphone free”. E in un ristorante romano chi consegna lo smartphone riceve un volume di poesia scelto sul menu.

CELLULARE VS LIBRO DI POESIE. L’idea è diventata social ed è partito l’hashtag #stopshubbing. Il personale era stanco di vedere i clienti ai tavoli tutti con la testa china sul proprio cellulare, distratti da messaggi e notifiche e, a volte, isolati a chattare, aggiornare i social, postare foto di piatti, come se non avessero una persona di fronte. Il martedì così è diventato il giorno della poesia, ma se qualcuno chiede un libro e posa il cellulare in un altro giorno, va bene lo stesso. Ogni sera vengono ritirati volontariamente circa 30 cellulari. Lo scambio tra portatile e libro segue un rito esatto. Un distinto cameriere porta il libro e ritira il cellulare su un vassoio d’argento. I poeti più gettonati sono Pablo Neruda, Charles Baudelaire, Rabindranath Tagore, Eugenio Montale, Alda Merini e Emily Dickinson, William Shakespeare.

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DISCONNESSI E FELICI? La dipendenza da cellulare, d’altronde, sta diventando una vera emergenza. Talmente diffusa che se ne preoccupano ormai anche a Silicon Valley. Google ha annunciato una serie di “digital well-being” updates. Ci sono App che spengono automaticamente il cellulare per 10 minuti ogni ora. E Apple ha addirittura promesso che nel prossimo aggiornamento del sistema operativo ci sarà un algoritmo che permetterà di quantificare statisticamente quanto tempo passiamo a guardare lo schermo dell’iPhone. Questo potrebbe di sicuro aiutarci a disintossicarci dalla tecnologia. Ma in quanti sarebbero disposti a spegnere il cellulare per la durata di un intero pranzo o di una cena?

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