Cultura

La città dell’uomo a misura d’uomo

La priorità per aree urbane del futuro è quella di recuperare le relazioni umane. Alle città deve associarsi il concetto di comunità, che indica non solo condivisione di valori e di servizi pubblici, ma anche di concreta solidarietà e condivisione

La contemporaneità è foriera dei grandi cambiamenti che interessano la città, le periferie, la società, i modi di abitare, di lavorare e di fruire del tempo libero. La cultura alla stregua della bellezza, salverà il mondo e dunque bisognerà riannodare il rapporto tra le comunità degli abitanti ed il contesto ambientale dentro il quale vive l’uomo con la consapevolezza di comprendere la propria storia e la propria identità. La cultura rivela l’uomo all’uomo ed è generatrice di bene comune e di benessere. La cultura cagiona competitività al Paese e attrae investimenti, determina efficienza, sicurezza e vivibilità alle città che ospitano oltre il 50% della popolazione italiana.

LA PERSONA AL CENTRO. Cultura, bellezza, armonia e decoro incidono pertanto sensibilmente sul benessere della persona umana. Si renderà urgente riappropriarsi della consapevolezza che è stata donata alla cittadinanza intera, una speranza affidabile nella direzione del recupero di un umanesimo per restituire all’umanità una città sicura dentro la quale possano svilupparsi in pienezza le relazioni umane. La negazione del primato dell’essere umano è all’origine della profonda crisi antropologica. La ricerca esasperata di una crescita economica che non tiene conto della persona umana in tutte le sue dimensioni a partire dalla lotta alle diseguaglianze, e che fa a meno della necessità di ricostruire l’etica del bene comune in campo culturale, economico, politico, sociale, pone in crisi l’organizzazione stessa del tessuto sociale e distrugge irreversibilmente le differenze, le città e l’identità dei singoli. La crisi antropologica ha infatti un forte impatto sulle famiglie, sulla città e sulle periferie urbane, e conduce allo smarrimento della propria identità e della propria storia. Attraverso la nuova evangelizzazione del sociale, il mondo potrà essere liberato dal secolarismo, dal relativismo etico, dall’egoismo, dall’egocentrismo e dall’ideologia economica e burocratizzata, e si potrà rispettare in maniera condivisa il creato, tutelare la vita in ogni sua fase, eliminare le ineguaglianze e le ingiustizie sociali. La ricerca della bellezza e dell’estetica nella storia era mirata a soddisfare i bisogni reali dell’uomo mediante la realizzazione di forme fruibili e funzionali, in tal modo si crearono immagini decorose, armoniose e di senso. Le cattedrali si costruivano al centro della città, in un contesto sociale e fisico, sintetizzando con un gesto architettonico, una necessità ed un dejsiderio condiviso che finiva inevitabilmente per definire una identità tanto vera quanto bella, armoniosa, attraente e potente.

Borgata di Roma
Tor Bella Monica, quartiere periferico di Roma

LA CITTÀ DELL’UOMO. L’universo delle megalopoli del XX secolo, ha generato invece spazi marginali che sono diventati luoghi di esclusione, i “non luoghi”. Infatti le megalopoli producono costantemente periferie urbane e marginalizzazioni umane. Di fronte a questa realtà, specialmente nel sud del mondo, gli Stati e le istituzioni sovente rinunciano ad un controllo reale di questi spazi che diventano un mondo perduto, in cui si consumano drammi umani correlati a reti di criminalità e a ribellismi endemici, nel quadro di una cultura della sopravvivenza. Le nuove periferie umane, intese come luoghi di emarginazione sociale, geografica ed economica, stanno divenendo la condizione umana più diffusa. Alle città deve associarsi il concetto di comunità, che indica non solo condivisione di valori e di servizi pubblici, ma anche di concreta solidarietà e condivisione. Al centro degli interessi non solo gli alloggi, ma innanzitutto le persone. Il concetto di persona implica, nell’individuo, presenza della realtà spirituale che, per sua natura, è realtà aperta. Realtà per la quale la «relazione con il prossimo» è componente caratteristica del suo essere e del suo divenire. È attraverso una rete di «relazioni» che l’uomo si fa uomo, che cresce come uomo e si rivela come tale. Si tratta della relazione che, sul piano orizzontale, va da quella familiare, nella quale si colloca la sua origine, a quella che, per cerchi e intrecci vari, tocca l’orizzonte dell’umanità, e, sul piano verticale, quella con il mondo sovrumano della trascendenza. È proprio questo processo di relazionalità, che parte dall’uomo e mira all’uomo, che vuol mettere in luce l’espressione «città dell’uomo a misura d’uomo».

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Cesare Capitti

Architetto, già Dirigente Capo Servizio del Dipartimento Urbanistica della Regione Siciliana. Cultore del Settore ICAR 21 Urbanistica, presso il Dipartimento di Progetto e Costruzione Edile della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Palermo. Esperto di restauro e recupero di Centri Storici. Autore delle pubblicazioni “Governo del territorio e dottrina sociale della chiesa in architettura, urbanistica, ambiente e paesaggio” (Qanat 2013) e "La città della speranza" (Qanat 2016).
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