Politica

Cosa prevede la legge Mancino e perché il ministro Fontana vuole abolirla

Il titolare del dicastero della Famiglia ripropone una storica battaglia della Lega: «Abroghiamo la normativa si è trasformata in un'arma ideologica che offre una sponda al razzismo anti-italiano». La proposta allontana Salvini e Di Maio

Ha compiuto da poco 25 anni, ma è più attuale che mai. La legge Mancino, che prende il nome dell’allora ministro dell’Interno democristiano Nicola Mancino, nasce con la finalità di essere il principale strumento di legge contro i crimini d’odio. Il decreto emanato il 26 aprile 1993 (convertito in legge con alcune modifiche due mesi dopo) prevede misure urgenti per contrastare la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, l’incitazione alla violenza o la violenza stessa per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L’ultimo a chiederne l’abolizione, in ordine di tempo, è il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, che in un post su Facebook ha definito il razzismo «un’arma ideologica».

COSA PREVEDE. La legge Mancino segue la dodicesima Disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana (e la conseguente legge 645 del 1952 conosciuta come legge Scelba) che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». Condanna, quindi, gesti, azioni e slogan legati all’ideologia fascista e vieta ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La legge prevede la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro di chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale e la reclusione da sei mesi a quattro anni di chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Da tempo si discute in merito ad una possibile estensione della Legge Mancino ai reati basati sulla discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

CHI VUOLE L’ABOLIZIONE. Il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ripropone una storica battaglia della Lega: l’abolizione della legge Mancino. «I fatti degli ultimi giorni rendono sempre più chiaro- scrive Fontana su Facebook – come il razzismo sia diventato l’arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l’intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico. Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni». Ne chiede, dunque, la cancellazione: «Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano». Ma sull’eliminazione della norma se ne discute da tempo. La Lega propose un referendum per abrogarla già nel 2014. Sulla stessa linea i movimenti e i partiti dell’estrema destra italiana.

LA PROPOSTA CHE ALLONTANA SALVINI E DI MAIO. «Già in passato la Lega aveva proposto di abolire la Legge Mancino. Sono d’accordo con la proposta di Fontana: alle idee contrappongono altre idee, non le manette». Il leader della Lega non sconfessa il suo ministro, salvo poi precisare: «Priorità della Lega e del governo sono lavoro, tasse, giustizia e sicurezza. Evitare di processare le idee nel nome della libertà di pensiero è una battaglia giusta, ma certo non una priorità». Ma a frenare arriva il post del vicepremier M5s, Luigi Di Maio: «La discussione sull’abrogazione della Legge Mancino può chiudersi tanto rapidamente quanto si è aperta. Prima di tutto non è nel contratto di governo. In secondo luogo è uno di quegli argomenti usati per fare un po’ di distrazione di massa che impedisce di concentrarsi al 100% sulle reali esigenze del Paese: lotta alla povertà, lavoro e imprese. La Legge Mancino per me deve rimanere dov’è».

LA REAZIONE DI CONTE. Netto, su Facebook, anche il premier Giuseppe Conte: «L’abrogazione della legge Mancino non è prevista nel contratto di governo e non è mai stata oggetto di alcuna discussione o confronto tra i membri del Governo. Personalmente credo che il rispetto delle idee sia un valore fondamentale di ogni sistema democratico, ma allo stesso modo ritengo che siano sacrosanti gli strumenti legislativi che contrastano la propaganda e l’incitazione alla violenza e qualsiasi forma di discriminazione razziale, etnica e religiosa».

Tags

Related Articles

Close