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Vaccini, è caos sulla certificazione. Regioni pronte a ricorrere alla Consulta

Fa discutere il rinvio dell’obbligo vaccinale, rischio caos al rientro a scuola. Il coordinatore per la conferenza delle Regioni Saitta: «La sanità non è materia di esclusiva competenza dello Stato». Il ministro Grillo chiarisce: «I bambini dovranno continuare a essere vaccinati, nessun passo indietro»

Si rischia di far cominciare la scuola nella confusione più totale, tra autocertificazione e attesa dell’approvazione definitiva del decreto Milleproroghe. Se passasse la versione decisa da Lega e 5 Stelle, si infrangerebbe di fatto l’obbligo vaccinale per i bambini della scuola dell’infanzia, rinviandolo al 2019-20. «Educare e non obbligare» è la linea tenuta dal governo sui vaccini. Ma alcune Regioni sono pronte a dare battaglia sul rinvio di un anno dell’obbligo vaccinale per materne e nidi. Con leggi regionali. Ma anche con un ricorso alla Consulta. A coordinare il fronte del no alla proroga – che include Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Umbria, Marche, Piemonte, Campania, Sardegna – è Antonio Saitta, assessore alla Sanità della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione Salute della conferenza delle Regioni: «La proroga è un passo indietro, lavoriamo perché non passi in Parlamento altrimenti siamo pronti a rivolgerci alla Corte Costituzionale. La sanità non è materia di esclusiva competenza dello Stato. Vogliamo essere sentiti per trovare un’intesa».

AUTOCERTIFICAZIONE. In assenza della proroga, comunque resterà in vigore l’autocertificazione decisa a giugno dall’attuale governo. La vaccinazione resterà obbligatoria per andare a scuola da 0 a 16 anni ma i genitori non dovranno portare alcun documento sanitario per dimostrare che i figli sono in regola. Gli basterà un’autocertificazione nella quale si afferma che i vaccini sono stati fatti o si faranno per poterli iscrivere all’anno scolastico 2018-2019. In ogni caso, ha già precisato il ministro della Salute, Giulia Grillo, «la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell’iscrizione scolastica». In particolare, la circolare precisa che «per i minori da 6 a 16 anni, quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, resta valida la documentazione già presentata per l’anno scolastico 2017-2018. Se il minore non deve effettuare nuove vaccinazioni o richiami e per i minori da 0 a 6 anni e per la prima iscrizione alle scuole (minori 6 – 16 anni), basta una dichiarazione sostitutiva di avvenuta vaccinazione. In alcuni casi, varrà anche l’autocertificazione che attesti l’avvenuta prenotazione alla Asl per effettuare le vaccinazioni».

NESSUN PASSO INDIETRO. Il ministro Giulia Grillo assicura di non avere intenzione di fare passi indietro sull’obbligo di vaccinazioni. «Speravo di non dover intervenire per l’ennesima volta sul tema delle vaccinazioni che da strumento di prevenzione primaria si sono trasformate in strumento di lotta politica a tratti con toni di guerra di religione. Rispetto alla proposta di iniziativa parlamentare e, non governativa, lo sottolineo a scanso di ogni equivoco, che proroga i termini già previsti dal decreto Lorenzin, ribadisco che i bambini dovranno continuare a essere vaccinati e i genitori dovranno ancora presentare le certificazioni».

CLASSI PROTETTE. L’obbligo non decade. «È stata sospesa per un anno – chiarisce il ministro Grillo – una delle tre forme sanzionatorie previste dalla stessa legge, che prevede il non accesso dei bimbi non vaccinati agli asili nido e alle scuole materne. Nessun passo indietro sull’obbligo vaccinale». E rassicura le mamme dei circa 10mila immunodepressi esclusi dalle profilassi per motivi clinici: «Insieme al ministro dell’istruzione – aggiunge il ministro della Salute – garantiremo a tutti i bambini immunodepressi, quelli che non possono scegliere se vaccinarsi o meno, l’adeguata collocazione in classi in cui è assicurata la copertura vaccinale. In questo modo dando la priorità a chi non può scegliere rispetto a chi può scegliere di vaccinarsi e decide comunque di non farlo».

LA LINEA DEL GOVERNO. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dice no all’obbligo dei vaccini: «Ho vaccinato i miei figli, però ritengo che il diritto all’educazione non possa essere negato a nessuno. È giusto che nelle scuole e negli asili possano entrare tutti. Molti Paesi al mondo non obbligano, ma educano». Anche il ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, utilizza parole simili: «Penso che sia importante la libertà di scelta. Ci sono degli esempi in Europa molto positivi che si potrebbero introdurre. In Belgio, i pediatri fanno i vaccini, sono i pediatri quelli che conoscono meglio di chiunque alto i bambini e le famiglie e ci potrebbe essere una analisi migliore». E mentre si allarga il coro dei dissidenti all’interno del M5s, Luigi di Maio chiarisce: «Abbiamo sempre detto che i bambini si devono vaccinare, che le famiglie che non vaccinano devono essere sensibilizzate, ma non si può pensare di utilizzare la scuola come obbligo».

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LE OPPOSIZIONI. Il Pd lancia una petizione popolare. «La decisione di Lega e Cinque Stelle e del governo – dice il segretario Martina – di rinviare l’attuazione della legge, varata dal parlamento solo un anno fa, che reintroduce l’obbligo ai vaccini per i nostri bambini, dall’asilo alla scuola, a difesa della loro salute, è una scelta grave e inaccettabile”. E annuncia: «Fuori dal Parlamento in queste ore sosterremo una petizione nazionale a partire dalle nostre feste democratiche dell’unità e dai nostri circoli perché migliaia di cittadini possano condividere questa battaglia e chiedere anche così al governo di cancellare questo assurdo emendamento. Non si combatte la scienza, si combattono le malattie. Il diritto alla salute dei bambini non si rinvia». Sul piede di guerra l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin promotrice della legge sull’obbligatorietà dei vaccini: «Eliminare sanzione e certificazione significa togliere l’obbligatorietà vaccinale. Lo Stato abdica dal proprio dovere di garante della salute pubblica. Sconvolge l’assenza di strategia sanitaria del governo creando confusione e incertezza».

Voce contro anche quella di Forza Italia. La capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini bolla come «un errore il rinvio dell’obbligo vaccinale deciso dal governo. Non è la scelta di una parte politica, ma è la scienza che chiede alle istituzioni responsabilità». Sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia: «Siamo al ridicolo – osserva il capogruppo in Senato Luca Ciriani – il ministro della Salute tace, mentre il suo capo di gabinetto afferma che l’obbligo di vaccinare in Italia esiste ancora, ma senza sanzione. Una situazione assurda. È possibile pensare che esista un obbligo senza una corrispondente sanzione?».

Intervento Sen. Ciriani sul Milleproroghe

#vaccini "Questo decreto si chiama Milleproroghe, ma dovreste avere il coraggio e l'onestà di chiamarlo 'pietra tombale' sulla vaccinazione obbligatoria" Luca Ciriani

Pubblicato da Fratelli d'Italia Senato su Venerdì 3 agosto 2018

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