Cultura

Daniele Silvestri, show segreto in riva al mare

Dopo lo spettacolo a sorpresa di Niccolò Fabi dello scorso anno, si è ripetuto nella Riserva di Marinello uno dei momenti più attesi e suggestivi di Indiegeno Fest. Il cantautore romano protagonista di uno spettacolo unico e prezioso

I secret show musicali non sono certo una novità. Ne esistono svariati e con modalità di fruizione tra le più disparate. Di alcuni, si conosce il nome dell’artista o del gruppo che si esibirà ma non la location, che invece sarà svelata soltanto poche ore prima. Per altri è l’esatto contrario: il posto è noto sin da subito ma sul protagonista, il “secret artist”, vige un alone di mistero. Altri ancora sono riservati ad un pubblico ristretto, eventi esclusivi per pochi e fortunati spettatori. Solo qualche settimana fa, Paul McCartney, ha scelto proprio la formula del “concerto segreto” per il suo ritorno al Cavern Club di Liverpool, il luogo da cui ebbe inizio la leggenda dei Beatles. Un tweet a poche ore dall’evento per scatenare la corsa ai biglietti, duecento tagliandi appena, distribuiti secondo l’ordine d’arrivo (“first come, first served”).

ARTISTI SEGRETI E SCENARI DA FAVOLA. Da un paio d’anni, il concerto del “secret artist” è diventato uno degli eventi più attesi di Indiegeno Fest, la rassegna, giunta alla quinta edizione, organizzata da Leave Music per esaltare e valorizzare attraverso la musica le bellezze naturali del Golfo di Patti, sulla costa nord orientale della Sicilia. Uno spettacolo nello spettacolo quello che anche quest’estate si è tenuto nel meraviglioso scenario naturale della Riserva di Marinello, proprio sotto il promontorio del Santuario di Tindari. Un lembo di spiaggia tra il mare e i caratteristici laghetti salmastri. È lì che è salito sul palco Daniele Silvestri. Un segreto trascinatosi sin dall’annuncio del festival e svelato soltanto poche ore prima dello show, quando il cantautore romano ha fatto la sua apparizione nella Riserva di Marinello per il sound check. Al di là dell’indiscutibile valore artistico della proposta (lo scorso anno toccò a un altro big del cantautorato italiano, Niccolò Fabi), l’evento confezionato da Indiegeno Fest può vantare diversi elementi che lo rendono unico. Intanto, la gratuità. E poi niente liste esclusive e riservatissime. Semplicemente accessibile a tutti, senza alcuna distinzione.

MUSICA E NATURA, BINOMIO VINCENTE. Di un altro aspetto vincente abbiamo già accennato ed è quello naturalistico. Ma non è solo l’incantevole location a lasciare il segno quanto anche le modalità di accesso e di fruizione dello show. A partire dal percorso a piedi che bisogna affrontare per giungere sul posto. Nonostante molti fossero lì già dal tardo pomeriggio, l’ideale sarebbe vivere quest’esperienza dopo il calare del sole, al buio e armati soltanto di torce. Una breve e silenziosa processione laica per disconnettersi dalle molestie mondane e entrare, letteralmente passo dopo passo, nel vero spirito della serata. E, una volta raggiunta la destinazione, potersi abbandonare alla magia della musica. Sdraiati su un telo, con i piedi affondati nella sabbia, tra le stelle e il nero intenso del mare. Uno spettacolo intimo, nonostante all’appello, anche quest’anno, abbiano risposto in migliaia.

TRA LEGGEREZZA E IMPEGNO. Dopo il set di apertura affidato ai romani Bottega Glitzer, progetto dal raffinato sapore retrò della talentuosa cantautrice italo-svizzera Nadja Maurizi, la scena è stata tutta per Daniele Silvestri. Un’ora e venti di spettacolo in acustico, durante il quale – accompagnato dai fiati e dai cori del polistrumentista Marco Santoro – il noto cantautore romano ha proposto un repertorio perfettamente misurato al contesto. Una scaletta tra lunghe ma mai noiose introduzioni dei brani, momenti di leggerezza (la sempre divertente e liberatoria “Testardo”) e di impegno sociale: l’immancabile “Il mio nemico”, l’omaggio a Paolo Borsellino e al cammino di ricerca della verità intrapreso dal fratello Salvatore de “L’appello”, l’inno, quanto mai attuale, ad un mondo senza barriere e confini de “La mia casa”. Brani tutti eseguiti alternandosi tra tastiera e chitarre e ricorrendo talvolta all’uso di un iPad per le basi ritmiche, come su uno dei suoi pezzi più popolari, “Salirò”, o sull’unico bis, “Occhi da orientale”, che ha chiuso lo spettacolo tra applausi convinti.

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