Economia

Il governo Conte e il guanto di sfida ai poteri forti

Nei prossimi mesi, per garantire i servizi essenziali, l’Italia dovrà presentarsi ai mercati finanziari per chiedere in prestito 400 miliardi. E a quel punto non sarà più tempo di slogan elettorali

Il governo Conte mette le mani avanti: «Gli interessi dei cittadini vengono prima di mercati finanziari e spread». Ancora più decise e ficcanti le recenti dichiarazioni del vicepremier Di Maio: «Non temiamo i mercati, non siamo ricattabili». Enunciati di principio, universalmente condivisibili, che rappresentano il classico guanto di sfida lanciato all’Ue e ai mercati finanziari. Ma è questa la giusta mossa per tutelare gli interessi del popolo italiano? La questione è tutt’altro che banale e una sua semplificazione da “social” rischia di condurci al tipico risultato dell’operazione riuscita e il paziente morto. Vediamo perché.

PRIMA I MERCATI O GLI ELETTORI? L’abile “cerchiobottismo” del ministro Tria non potrà ancora durare per molto. Presto il governo dovrà decidere se accontentare gli elettori o i mercati. E basta conoscere le tabelline per rendersi conto che le promesse elettorali (flat tax, reddito di cittadinanza, abolizione della Fornero) sono realizzabili soltanto in deficit, cioè aumentando il debito complessivo dello Stato. Le previsioni del Documento di Economia e Finanza (Def) di aprile mostravano un deficit all’1,6% del Pil per l’anno corrente e allo 0,8% per il prossimo. Ma nel frattempo lo scenario è mutato: al deficit bisogna aggiungere almeno due decimi (quattro l’anno successivo) dovuti alla minore crescita economica nell’anno corrente rispetto alle proiezioni di aprile. A cui bisogna aggiungere gli effetti dell’aumento degli spread di rendimento dei titoli pubblici, l’aumento dell’Iva da neutralizzare e altre voci di spesa ritenute “inderogabili”, come le missioni di pace all’estero. Tutto ciò, induce a ritenere ragionevoli le stime che proiettano almeno all’1,9% il livello del deficit a fine anno per poi giungere al 2,4% l’anno prossimo, al netto delle annunciate misure di governo. Altro debito, dunque, che andrà ad aggiungersi a quello che, in rapporto al Pil, ci conferisce il triste primato di Paese maggiormente indebitato, dopo la Grecia, dell’area Euro.

GDP ratio 2017 Q3

CONVINCERE GLI INVESTITORI. Queste sono le condizioni finanziarie dello Stato italiano che, nei prossimi mesi, per garantire i servizi essenziali (ancor prima delle citate promesse elettorali) dovrà presentarsi ai mercati finanziari a cui dovrà chiedere in prestito qualcosa come 400 miliardi. E poiché gli investitori sono liberi di decidere se affidare allo Stato i loro quattrini o impiegarli altrove, convincerli a farlo diviene la priorità assoluta. Diversamente, seppur in nome dei nobili enunciati a cui abbiamo sopra fatto riferimento, si rischia di produrre gravissimi danni al Paese. La realtà è questa, e le ormai trite e ritrite frasi pronunciate tra scroscianti applausi del tipo «prima le persone, poi i mercati» rappresentano null’altro che un abile quanto pericoloso raggiro intellettuale. Per il semplice fatto che la fiducia dei mercati è condizione necessaria per ogni intervento a favore dei cittadini. Ed è bene chiarire che i mercati finanziari altro non sono che la sommatoria di investitori di ogni tipo, sparsi su tutto il pianeta, che non fanno il tifo per nessuno se non per la ricerca del massimo profitto con il minimo rischio. In definitiva, rappresentano i nostri creditori e, pertanto, le impavide sfide di cui sopra appaiono non soltanto inconcludenti ma come veri e propri harakiri. È giusto intervenire sui poveri, ridurre le tasse, garantire le pensioni ma, piaccia o no, per farlo bisogna procurarsi le necessarie risorse affrontando le questioni con lucida concretezza ed evitando sterili approcci ideologici. Certo avvincenti, ma, è questo il caso, del tutto pericolosamente slegati dalla realtà.

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UN CANCRO SENZA VOLTO. Vogliamo infine sottolineare che sarebbe altresì un grave errore negare l’esistenza delle potenti lobby finanziarie internazionali. Tuttavia, la sovrapposizione ideologica nella definizione di poteri forti e mercati finanziari costituisce un pericoloso equivoco che intendiamo con forza segnalare. Dette organizzazioni criminali (di questo si tratta) non sono i mercati, bensì un cancro che al loro interno pericolosamente si annida. Identificare queste entità con generici quanto astratti appellativi, “poteri forti”, per l’appunto, senza dar loro un volto con nomi e cognomi, costituisce la loro più grande forza. In tal senso, il bombardamento informativo che quotidianamente subiamo, dove i libri di testo sono spesso sostituiti dal post del geometra che parla di vaccini o dal carpentiere che spiega gli effetti dell’Euro, costituisce una pericolosa “intossicazione” intellettuale che produce una crescente illusione collettiva di conoscenza che è peggio della stessa ignoranza. Tutto grasso che cola, proprio per i poteri forti.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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