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L’Italia che crolla: dieci i ponti collassati negli ultimi cinque anni

La tragedia di Genova è solo l’ultimo episodio di una lunga serie: dal cedimento del ponte sulla A14 in seguito all’esplosione di una autocisterna, il 6 agosto scorso, al crollo del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, una settimana dopo l’inaugurazione. Ma l’allarme è per 300 infrastrutture

Strutture obsolete che cedono sotto il peso degli anni e dell’incuria. Si contano decine di ponti, cavalcavia e strade crollate solo negli ultimi anni in un Paese che non riesce a stare al passo con la necessaria e continua manutenzione. Il ponte Morandi a Genova è solo l’ultimo episodio di una lunga scia di crolli e di morti. Solo negli ultimi cinque anni i casi di ponti collassati in Italia sono stati dieci. Tutti accomunati da vizi costruttivi, utilizzo di materiali scadenti, manutenzione carente, eventi climatici estremi. Alcuni casi riguardano nuove opere – come il cedimento del viadotto Scorciavacche sulla statale 121 Palermo-Agrigento, crollato una settimana dopo la sua inaugurazione – altri, strutture vecchie. Ed è il caso del ponte crollato a Genova: inaugurato nel 1967 e interessato fin da subito da importanti interventi di manutenzione. I lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova. Le cause del crollo saranno oggetto di «approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi».

I PRECEDENTI. Solo il 6 agosto scorso era crollato un altro ponte sul raccordo di Casalecchio che collega l’A1 con l’A14 in seguito all’esplosione di un’autocisterna di Gpl, provocando due morti e 145 feriti. Ma da nord a sud della penisola sono tanti i crolli di ponti e cavalcavia. Il 19 aprile 2017 è crollato un cavalcavia in Piemonte, probabilmente a causa di «vizi costruttivi dell’opera» all’altezza dello svincolo per Marene della tangenziale di Fossano (Cuneo). Due carabinieri sono rimasti illesi per miracolo, la loro auto schiacciata sotto tonnellate di cemento. Poco più di un mese prima, il 9 marzo 2017, era crollato un ponte sulla A14, all’altezza di Camerano in provincia di Ancona: un disastro costato la vita a due coniugi di 60 e 54 anni. Feriti anche tre operai che stavano eseguendo lavori sul ponte. E ancora all’inizio dello scorso anno, il 23 gennaio 2017, in Calabria era crollato il ponte sulla fiumara Allaro a causa delle forti piogge. Un’altra tragedia, con un bilancio di un morto e quattro feriti, il 28 ottobre 2016 si è consumata sul cavalcavia di Annone, in provincia di Lecco, che passa sopra la “Valassina”, la SS 36 che collega Milano all’alta Brianza. Il ponte ha ceduto a causa del passaggio di un tir da oltre 108 tonnellate che trasportava bobine di acciaio.

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IL RECORD NEGATIVO DELLA SICILIA. La Sicilia detiene il triste primato di infrastrutture stradali crollate negli ultimi anni: il 10 aprile 2015 a causa di una frana provocata dal maltempo, è crollato un pilone del viadotto Himera sull’Autostrada A19 Palermo-Catania. Per fortuna nessuna vittima. Alcuni mesi prima, il 25 dicembre 2014, era crollato il viadotto Scorciavacche sulla statale Palermo-Agrigento, inaugurato solo una settimana prima. Il 7 luglio 2014 vicino a Licata, in provincia di Agrigento, fu sfiorata la tragedia: le carreggiate di un ponte si piegarono verso il basso a causa di un cedimento strutturale: quattro persone, tra le quali una donna incinta, rimasero lievemente ferite.

L’ITALIA DELLE OPERE FRAGILI. Sempre in Liguria il 23 ottobre 2013, a causa di una bomba d’acqua è crollato il ponte di Carasco, sul torrente Sturla: due le vittime. Nello stesso anno, il mese dopo, un’alluvione che colpì la Sardegna distrusse il ponte sulla provinciale Oliena-Dorgali. Morto un agente di polizia, feriti tre suoi colleghi. È elevato il numero dei crolli, accompagnati quasi sempre da vittime e feriti, che hanno interessato le autostrade e le strade italiane negli ultimi anni. Ma il dato che dovrebbe preoccupare di più sono le oltre trecento infrastrutture a rischio crollo: ponti, viadotti e gallerie che, come riportato da Repubblica, «presentano criticità di livello uno ed hanno anomalie gravi».

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