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Diciotti, l’indagine su Salvini: cosa farà il Tribunale dei ministri?

Per il caso che vede coinvolto il ministro dell’Interno è prevista una procedura complessa e ricca di garanzie. Entro novanta giorni l’archiviazione o il rinvio a giudizio con la trasmissione degli atti al presidente del Senato

L’ipotesi di reato è sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è stato iscritto nel registro degli indagati dal procuratore di Agrigento nell’ambito dell’inchiesta sul caso della nave Diciotti: secondo i magistrati i reati sarebbero stati commessi da Salvini nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali da ministro dell’Interno e per questo le indagini sono di competenza del Tribunale dei ministri. La procedura prevede che la procura di Agrigento trasmetta gli atti al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo che ha 15 giorni di tempo inviarli al Tribunale dei ministri, l’organo al quale spetta la prima decisione se procedere o meno con le indagini. È un tribunale particolare, esistente in ogni distretto di Corte d’appello e composto da tre magistrati sorteggiati ogni due anni.

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COSA FA IL TRIBUNALE DEI MINISTRI. Il Tribunale dei ministri è sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni (i cosiddetti “reati ministeriali”). Il Tribunale dei ministri è costituito presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio dove il reato ministeriale è stato commesso. Ad esempio, per il caso della Diciotti, se la competenza territoriale spetta alla procura di Agrigento, il Tribunale dei ministri si formerebbe presso il tribunale ordinario di Palermo, che è capoluogo del distretto di corte d’appello competente. Entro novanta giorni dal ricevimento degli atti, compiute le indagini preliminari e sentito il pubblico ministero, il Tribunale dei ministri deve scegliere se archiviare l’indagine, decisione definitiva e non appellabile, oppure o richiedere il rinvio a giudizio trasmettendo gli atti al procuratore della Repubblica, che li rimetterà a sua volta al Presidente del Senato.

L’AUTORIZZAZIONE PARLAMENTARE. All’articolo 96 la Costituzione descrive questo ulteriore passaggio per autorizzare il proseguimento delle indagini su un ministro: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale». Entro 60 giorni dalla consegna degli atti al presidente del Senato, camera a cui appartiene Salvini, la Giunta per le autorizzazioni a procedere dovrà decidere a maggioranza assoluta di negare l’autorizzazione qualora si ritenga che il ministro indagato abbia agito «per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo». Se invece il Parlamento concederà l’autorizzazione a procedere, restituirà gli atti al Tribunale dei ministri affinché continui il procedimento secondo le norme processuali ordinarie e i relativi gradi di giudizio.

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