Politica

Zingaretti: «Il Pd potrebbe cambiare nome». Ed è rivolta dei renziani

Fine della tregua tra i dem. I renziani sono passati all'attacco contro Nicola Zingaretti per le sue idee di rinnovamento del partito. Al centro delle critiche l’ipotesi di cambiare nome al partito e di avviare un confronto con il M5s

Il Pd potrebbe non chiamarsi più Pd, potrebbe allearsi con Macron in vista delle europee, pur non condividendone il «modello elitario», e anche aprire un confronto con il M5s. La spinta “rigeneratrice” di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e candidato alla segreteria del Partito democratico, fa traballare la tregua raggiunta tra le varie anime dem. A innescare la miccia è l’intervista di Nicola Zingaretti a “Repubblica”, in cui il governatore del Lazio «non esclude una alleanza politica con Macron» in vista delle prossime elezioni europee, ma «esclude di fare come Macron». «La nostra storia e il nostro futuro –chiarisce – non si possono infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese». Una posizione che, insieme all’idea di cambiare nome al Pd e ipotizzare un dialogo con il M5s, accendono il fronte renziano.

RIGENERARE IL PD. «A soggetto politico corrisponde un nome politico. Non escludo di cambiare il nome al Pd, ma solo alla fine di un percorso in cui vedremo cosa siamo diventati». Per Nicola Zingaretti il processo di rinnovamento interno per avere senso deve essere radicale: «Magari il problema fosse solo quello di cambiare leader – ha spiegato il governatore — Il tema è molto più complesso. Vogliamo costruire un partito che deve andare ben oltre l’esistenza o meno di un leader. O la democrazia è fatta di partiti democratici o la democrazia si impoverisce e qui c’è la degenerazione per cui di volta in volta ci si mette nelle mani di un leader, anzi di un capo». Intervistato da Peter Gomez per la Confessione, dal palco della Festa del Fatto Quotidiano, ha esposto la sua idea di rigenerare il Pd: «La sfida culturale è di riaprire la discussione con decine di migliaia e migliaia di persone. Credo vada aperto un confronto con il M5S non per accordicchi di potere, ma per una sfida culturale. Una nuova sfida politica deve servire anche a parlare a una parte di quell’elettorato».

LE REAZIONI SUI SOCIAL. Dichiarazioni che hanno innescato una reazione a catena sui social da parte dei compagni di partito di fede renziana. Il via arriva dal presidente dei senatori dem Andrea Marcucci: «Una nuova alleanza per Europa nasce insieme a Macron. I nostri avversari sono i sovranisti». Poi arriva il twitt della deputata Alessia Morani: «Attacca Macron prima delle elezioni Europee. Attacca Renzi prima del Congresso Pd. Apre al M5s subito. Raffinata strategia quella di Zingaretti: per la serie continuiamo a farci del male». Laconico il commento di Roberto Giachetti: «Famose male», mentre Luigi Marattin commenta «No ai falsi miti del Pds». Una serie di bordate che ha richiesto l’intervento della responsabile Comunicazione Marianna Madia, la quale ha invocato una moratoria degli scontri via social: «Fermiamo subito questa china di messaggi “interni” sui social in vista del congresso del Pd. Rischiamo il ridicolo. Abbiamo bisogno di un confronto serio. Nel frattempo occupiamoci, insieme, di fare opposizione: il Paese corre un rischio peggiore delle sorti del Pd».

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