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A Tokyo la prima smart city progettata sulla blockchain

Nel distretto di Daimaruyu, Fujitsu ha creato una infrastruttura tecnologica che consente di condividere dati e smart contracts. Un progetto destinato a non rimanere isolato: nel 2018 sono stati investiti ben 81 miliardi di dollari nella realizzazione di città intelligenti

Già impiegata per gli scambi di criptovalute, ma anche per la trasmissione e conservazione di dati, la blockchain continua a farsi strada in nuovi ambiti di applicazione: dalla finanza alla sanità, dall’istruzione al turismo, dai trasporti alle banche. Lo sanno bene le città dell’area Asia-Pacifico come Singapore, Tokyo e New York che, secondo i dati Idc (International Data Corporation), spenderanno nel 2018 ben 81 miliardi di dollari in progetti relativi alle smart cities, che diventeranno 158 miliardi di dollari nel 2022. Così a Tokyo, nel distretto di Daimaruyu, si sta facendo il primo esperimento di implementazione della blockchain per garantire la sicurezza dei dati nell’ambito di una smart city.

SMART CITY E BLOCKCHAIN. Un’area di 120 ettari con tre quartieri di Tokyo compresi fra la Tokyo Station e il Palazzo imperiale che un gruppo di aziende ha deciso di trasformare in uno spaccato di smart city protetta dalla blockchain. Una città nella città con 106 grattacieli che ospitano 4.300 uffici, 40mila ristoranti e 90mila negozi, nei quali lavorano ogni giorno 280mila persone, che si spostano attraverso 13 stazione ferroviarie e metropolitane su 28 linee. Così, mentre un terzo degli edifici è di proprietà di Mitsubishi, Fujitsu ha progettato l’infrastruttura tecnologica Virtuora DX che consente di condividere dati e smart contracts in modo sicuro rispettando, al contempo, privacy e relazioni egualitarie tra le aziende che prendono parte al progetto. Del sistema fanno parte i dati provenienti dalla gestione dei palazzi Mitsubishi, ma anche quelle dei sensori IoT diffusi in tutto il distretto.

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COME FUNZIONA. L’infrastruttura tecnologica consente di condividere le informazioni di tipo economico che provengono dalla gestione dei palazzi di proprietà di Mitsubishi, dalle aziende di trasporti, dai negozi relativamente all’andamento delle vendite e alla disponibilità dei beni, dagli hotel sulle camere disponibili, oppure dai ristoranti con i menù disponibili e i tavoli liberi. Una mole immensa di dati, che vengono messi a disposizione dell’infrastruttura blockchain locale per estrapolare informazioni utili a migliorare e semplificare la vita di tutti coloro che vivono e lavorano nel distretto. L’aggregazione di questi dati a diversi livelli potrà quindi essere sfruttata dall’azienda che si collega, previa autorizzazione, per progettare un determinato servizio oppure per la sua attività commerciale. Un progetto, quello di Daymaruyu, che sembra destinato a non rimanere isolato considerato che le smart cities sono diventate un obiettivo raggiungibile per molti Paesi.

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