Italia

The Ferragnez, il Royal Wedding italian style senza censure

Il matrimonio (social) dell’anno tra Chiara Ferragni e Fedez come non ve l’hanno ancora raccontato

Bedda, rrara e sciacquatunazza. Così, probabilmente, nel siracusano – meta di pellegrinaggio d’eccezione per i ferventi sostenitori dei Ferragnez – definirebbero l’incantevole versione nuziale della sposa Chiara Ferragni, trentenne e influentissima fashion blogger in carriera. Si è celebrato così, nel bene e nel male, il matrimonio mediatico dell’anno, il Royal Wedding italian style: a Noto, nella Sicilia tanto cara alla mamma Marina, va in scena una tre giorni che nemmeno il weekend lungo del Gran Premio di F1 a Monza tra prove libere, qualifiche e gara. L’indiscussa protagonista è lei, Fedez solo un singolarissimo (e più sobrio del solito) comprimario. Con un’elegante, rapida e indolore cerimonia le nozze sono state celebrate con rito civile dal sindaco della città, Corrado Bonfanti, nella Dimora delle Balze, casale dell’Ottocento immerso nella campagna desertica tra la capitale del Barocco e Palazzolo Acreide. Che poi, ancora ci domandiamo sbalorditi con quale ratio l’amministrazione comunale abbia donato agli sposi un volume tradotto dal tedesco sull’architettura barocca. Misteri insondabili e dove trovarli. Difficile poi dire quanto di programmato e quanto cuore ci sia nei Ferragnez ma, dato che la ricchezza senza felicità è un po’ come la domenica senza Barbara D’Urso, questa coppia – ben lontana dal proclamarsi comunisti col Rolex – è bella, giovane e di successo.

AGGIORNANDO INSTAGRAM. E così, nella mediocre Italietta, tra un’emergenza umanitaria e l’altra, tra uno scandalo sessuale di Asia Argento, spread in ascesa e un disastro annunciato, l’opinione pubblica con diritto di elettorato attivo si divide. E l’esito del suffragio universale rivela che esistono due tipi di persone: chi ha ammesso di non stare più nella pelle per il matrimonio e chi ha spudoratamente mentito. E se gran parte dell’utenza social ha aggiornato Instagram ogni 10 secondi in attesa della foto in abito da sposa, dietro tanti “non me ne frega un cazzo di questa sagra dell’effimero” si nasconde un incommensurabile rodimento di culo.
Persino il Vicepresidente del Consiglio ha minacciato azioni legali sulla vicenda del gate allo scalo aeroportuale di Linate interamente dedicato da Alitalia al volo che avrebbe portato – o deportato – gli ospiti vip del matrimonio. E così, dopo una cinquantina d’anni, la compagnia di bandiera fa una scelta commerciale e d’immagine giusta, sfruttando una ventina di milioni di accanitissimi followers pronti a condividere le foto con tanto di marchio in bella vista. E poi avere la mamma di Fedez come hostess non sembra poi un’idea così malvagia. La verità, in fondo, è che la Ferragni, in due giorni, ha creato più posti di lavoro che Di Maio al Lavoro e allo Sviluppo Economico. Ogni volta che affitta qualcosa, salva un’intera azienda dal fallimento (quantomeno sotto il profilo pubblicitario): un anno fa Trenitalia, adesso Alitalia. E passi pure che all’utenza social del #ferragnezwedding importi poco ma la stessa non spreca occasione per dircelo usando l’hashtag. Poi che dire, l’invito cartonato 3D all’evento è un po’ come la lettera di Hogwarts: se lo meritavano tutti, ma tutti sono altrettanto consapevoli che non arriverà mai.

UNA COPPIA DA MILIONI DI EURO. E che palle gli pseudo intellettuali di sinistra che polemizzano: con la propria tasca ognuno è libero di fare ciò che vuole, tanto più se la gran parte dei fornitori sono pronti a mettere a disposizione bastimenti di sponsorizzazioni per un evento che tra quest’ultime e personal branding si attesta su un costo di venti milioni. E, premesso che i Ferragnez sono ormai una coppia da altrettanti milioni – tanto di followers in regime di comunione dei beni quanto di fatturato pro capite – la cosa stupisce ben poco. E cosa volete che sia un biglietto personalizzato, un check-in e un gift-box con gadget brandizzati (tra cui Pringles, M&M’s, sapone liquido, spilla e caramelle). Ammesso che la nutrita schiera di haters avesse realmente a disposizione un budget simile, dubitiamo sarebbe impiegata diversamente. Un po’ come quelli che, non potendosi permettere un “Supplied by”, per il matrimonio ipotecherebbero anche le rispettive suocere. Perché, parliamoci chiaro e senza troppe ipocrisie, chi non vorrebbe essere al loro posto: superattico mozzafiato, bambino bellissimo, due zie come la Vale e la Franci, lavoro fantastico, abiti griffati e fare della propria vita un marketing. Magari con qualche tatuaggio e piercing in meno e – perché no – senza un cane con il papillon di Vuitton e un collare con più glitter di una giacca di Elton John. Chi afferma il contrario è un ipocrita. È la prova che in Italia una laurea è un pergamena da incorniciare come complemento d’arredo? Probabile. Ma è altrettanto vero che una ventenne, abbandonata la facoltà di Giurisprudenza alla Bocconi a qualche materia dalla laurea, è stata in grado di costruire un impero. E in modo meno compromettente e disonorevole rispetto a molti altri politici e imprenditori che quotidianamente affollano le pagine dei quotidiani piuttosto che la copertina di Glamour, Vogue, Bazaar o Vanity Fair. Poco importa se al vostro matrimonio non c’è un putto di ghiaccio che piscia vodka, due poverini vestiti da mascotte in gommapiuma a morire di caldo impersonando gli sposi, un Luca Vezil novello David Beckham del Royal Wedding o se non è organizzato da Alessandra Grillo superstar e dal miglior flower and event designer sulla piazza, Vincenzo Dascanio.

FINCHÈ ROUTER NON VI SEPARI. Dopo aver percorso il vialetto decorato da archi di rose, prima di pronunciare il fatidico sì sul calar del sole, con la voce tremante e rotta per l’emozione il rapper e la fashion blogger si sono scambiati le promesse di amore eterno: “Ti vedevo ridere e provavo qualcosa di fortissimo. Non ho bisogno che il mondo mi ami, ho bisogno che mi ami una sola persona… sei e sarai sempre tu”. E subito replica lui con: “Bukowski sostiene che l’uomo ha due difetti: il primo, di non essere mai in orario, il secondo di non saper mantenere le promesse. Io non ti garantisco che sarò sempre in orario, ma ti prometto che a qualsiasi orario ci sarò sempre”. Con la colonnina di mercurio a sfiorare i 37 gradi, cuore in arresto cardiaco dichiarare sentimenti. Mancava solo il monito dell’ufficiale dello stato civile: “Promettete di seguirvi e non bannarvi nel Wi-Fi e nel 4G, nello smartphone e nel tablet, in Instagram e Facebook, finché Router non vi separi? Congratulazioni. Ora può taggare la sposa”. Avete capito? Qui voti nuziali che Walt Disney muto ci rivediamo per le nozze d’argento. I Ferragnez sono la prova che le favole si realizzano. Quelle degli altri, ma si realizzano. A noi al massimo “ti prometto che alla Serit e alla posta il turno te lo prendo io”. Più fuochi d’artificio che alla festa del Santissimo Salvatore a Cefalù. Più luci che a San Siro. Più candele che ceri per Sant’Agata. Più fiori che a Sanremo. In un giardino traboccante di rose, lui in elegantissimo completo scuro della maison Versace (senza cravatta) – versione upgrade della canotta Supreme – e lei in esibizione di sequela di capolavori Dior Haute Couture: corpetto a maniche lunghe di pizzo, pantaloncino sotto la gonna di tulle vaporosa con lungo strascico. La sposa, con Maria Grazia Chiuri, si supera con semplicità. Chiara poi si cambia: sempre tulle super chic disinvolto e sempre Dior ma stavolta tutto ricamato e puntellato con quegli occhietti tanto cari alla sposa e a tema Chiara-Leone-Fedez. Classicissimo e romantico il raccolto in chignon morbido con qualche ciocca che incornicia il viso. Lo chignon, tiratissimo, da ballerina accompagna infine il minidress di tulle color nude da étoile. Manuele Mameli fa un sapiente lavoro, coadiuvato da un incarnato già impeccabile: mix di fondotinta, illuminante, cipria, blush e correttore, sopracciglia infoltite e delicato smokey eyes, con rossetto cremoso e opaco, per un effetto estremamente naturale. Le damigelle, tra le quali spiccano le sorelle, sono vestite di rosa da Alberta Ferretti. Elegantissimo il “royal baby” Leone – Leo per tutti – che indossa una salopette blu corta con la camicia bianca. Ha scelto invece l’azzurro Marina Di Guardo, incantevole e sempre raggiante madre della sposa nonché raffinatissima e arguta penna.

ECCELLENZE LOCALI. Ma, se i Ferragnez fanno una splendida pubblicità della capitale del Barocco e della Sicilia nel mondo, all’evento dell’anno c’è spazio anche per le eccellenze locali: a partire da Tony Pellegrino e la Truccheria Cherie di Orazio Tomarchio a prendersi cura del beauty di numerose amiche e ospiti (da Chiara Capitani a Gilda Ambrosio, passando per Giusy Ferreri), i vini di Feudo Maccari, il lido Baiamuri di Gigi Tropea. E, sotto un magnifico cielo stellato artificiale, all’elegantissima cena di nozze primeggiano chef, pasticceri e addetti alla ristorazione siciliani: dalla torta con foglie d’oro di Marco Failla, il buffet di dolci della pasticceria Corsino di Palazzolo Acreide e soprattutto il catering di Graziano, floridissima realtà di Mussomeli. Otto chef tra cui Francesco Graziano, Salvatore Failla, Francesca Restivo e 50 collaboratori tra addetti all’organizzazione e personale di sala guidati da Roberta Nigrelli, Carmelo Bruno e Gaetano Cardinale. Crostino di pasta sfoglia con mousse alle erbette e avocado, raviolo di ricotta ragusana con lamelle di melanzane fritte e pescato del giorno con pomodorini, olive e patate: un menù raffinato ispirato alla Tinacria. Per coerenza, certo, almeno una postazione caricabatterie come centrotavola non avrebbe guastato.

FERRAGNEZ PARK. Sfavillante come l’insegna rossa, bianca e blu, il Luna Park a tema, con tanto di gadget, giostra con cavalli e ruota panoramica a scimmiottare il mood del Coachella. Peluche della coppia, pronti a essere pescati con il classico braccio meccanico, tazze del Royal Wedding britannico con i volti degli sposi al posto di William e Kate, zucchero filato, colonna sonora di Grease. Infine lo sposo a tenere banco, in camicia bianca, jeans ed espadrillas con l’immancabile brand Ferragnez, accompagnato da Giusy Ferreri e le sue hit “Roma-Bangkok” e “Amore e Capoeira” (la cantante ha evitato stavolta di tributare disastrosi omaggi a immortali colleghe). E così il luna park è quella cosa che mai avremmo pensato di volere al nostro matrimonio ma che adesso sembra un elemento indispensabile. E va bene Chiara Biasi, Bebe Vio e Ceskiello ma sono stati in tanti gli invitati a dare buca: da Paris Hilton a Dua Lipa, da Martin Garrix a Bianca Balti, passando per Max Pezzali, Mika, Francesco Totti e Ilary Blasi, i Dark Polo Gang e Rovazzi (non invitato). Comunque potete essere a favore o no di questo matrimonio, ma non potete controbattere al fatto che al tavolo di J-Ax (assente e sul palco di Radio Deejay a San Marino), chiunque vi fosse capitato, avrebbe passato una serata memorabile. Già il party di benvenuto organizzato a Palazzo Nicolaci dei principi di Villadorata aveva visto tra i momenti clou il bacio tra i due, in balcone, con tanto di folla adorante stile Piazza San Pietro o Buckingham Palace. Un enorme pannello, alto quasi 7 metri, a precludere da sguardi indiscreti la Loggia del Mercato (a garantire l’imperturbabile privacy delle centinaia di stories e dirette Instagram a immortalare la serata). Ma la protagonista è Chiara, che sovverte le gerarchie anche nel nome di coppia e, a differenza dei Brangelina, è lei a capitanare i Ferragnez con tre quarti del cognome, lasciando al rapper la sola desinenza. Oramai sono una cosa sola, seppur lontani dallo stereotipo pubblicitario della famiglia del Mulino Bianco e più vicini a quello più eterogeneo della Benetton (chissà non stringano in futuro nuovi accordi commerciali). Lei ha plasmato lui, lui ha umanizzato lei.

L’AMORE AI TEMPI DEI SOCIAL. Un matrimonio, un evento, un business per molti, in primis proprio per Chiara e Federico. Ma anche la favola, la famiglia, gli amici, il giorno speciale di una giovane, meravigliosa e spontanea coppia. Ma l’amore ai tempi del social (il colera in confronto era un’influenza stagionale) ha le sue regole imperscrutabili: non si vende più l’esclusiva del matrimonio alle testate, ma se ne condivide ogni attimo su Instagram, invitando ospiti (tre quarti di Newtopia) e follower a fare lo stesso – triplicando visibilità e sponsorizzazioni – per rendere virale l’evento e il personal brand. Tutte le azioni di cui è fatta la presenza online della coppia, del resto, somigliano allo sviluppo di una strategia di content marketing e storytelling in cui la parola d’ordine è contaminazione: ossia la capacità di alternare vita e momenti di tutti i giorni, in cui chiunque può immedesimarsi, a situazioni e contesti tipici dello showbiz che fanno riferimento invece a una dimensione più aspirazionale. Come Re Mida la coppia trasforma in oro tutto ciò che tocca. E non si può che ammirare i traguardi, professionali e privati, raggiunti precocemente da due giovani provenienti da famiglie normali, meritevoli di aver perseguito con dedizione i propri obiettivi. E di averlo fatto con un talento e determinazione che di certo manca alla fin troppo nutrita schiera di haters.

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Marco Fallanca

Studente di Giurisprudenza. Precoce e accanito cinefilo, possiede a casa una videoteca con oltre 7000 film. Affetto da un incommensurabile amore per Cinema, Teatro, Musica e ogni forma d’Arte. Già giurato del 61º TaorminaFilmFest, segue da vicino festival e rassegne. Disilluso podista, allo studio alterna partite di calcio. Già arbitro regionale presso l’Associazione Italiana Arbitri - sezione di Catania
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