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Daspo e agenti sotto copertura: cosa prevede il ddl anticorruzione

Ribattezzato “#spazzacorrotti”, contiene una serie di misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Bonafede: «Il governo vuole fare tesoro di quanto accaduto negli anni passati e varare una legge all’avanguardia. Saremo un Paese leader in questo campo»

Il nome esteso del disegno di legge anticorruzione è “Misure per il contrasto dei reati contro la Pubblica Amministrazione”. Ribattezzato “#spazzacorrotti”, contiene una serie di misure già annunciate nei giorni scorsi, come l’impiego degli agenti sotto copertura e il “daspo” per i corrotti. Ma anche qualche novità, come lo stop al finanziamento anonimo per partiti e fondazioni. Approvato dal Consiglio dei Ministri, per entrare in vigore deve ottenere l’ok delle due Camere. «È uno dei provvedimenti particolarmente significativi e qualificanti delle iniziative di governo – ha commentato il premier Giuseppe Conte – Si tratta di una misura che si inquadra nell’ambito delle riforme strutturali che servono al Paese. L’Italia ha risorse culturali, economiche e sociali: bisogna cercare di realizzare le condizioni perché queste potenzialità si sviluppino».

AGENTE SOTTO COPERTURA. Tra le principali novità introdotte c’è l’agente sotto copertura che sarà utilizzabile dall’Autorità giudiziaria anche per i reati di corruzione contro la pubblica amministrazione. «Con questa legge dimostriamo che il governo vuole fare tesoro di quanto accaduto negli anni passati e varare legge anticorruzione all’avanguardia, che ci mette come Paese leader in questo campo. Non lasceremo scampo, non ci sarà margine di alcun tipo per il fenomeno della corruzione. Da ora in poi chi sbaglia paga, è certo», ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, durante la conferenza stampa di presentazione. «Chiamiamo questa legge ‘spazza corrotti’ perché dopo tanti anni di battaglia in nome della legalità, della giustizia e dell’onestà portare in Consiglio dei Ministri un ddl che porta una vera rivoluzione nella lotta alla corruzione – spiega il Guardasigilli – è motivo di orgoglio e commozione. Si apre una prospettiva di onestà per il Paese e ci permette di andare a testa alta nel mondo».

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DASPO PER I REATI SOPRA I 2 ANNI. Lo “spazzacorrotti” introduce il divieto per i condannati per reati di corruzione di fare affari a qualsiasi titolo con la Pubblica Amministrazione. Il “daspo” dura da un minimo di 5 anni fino all’interdizione a vita. «Se una persona è condannata in via definitiva per corruzione – spiega Bonafede – non avrà più la possibilità di stipulare contratti con la Pubblica Amministrazione. Per condanne fino a due anni, il daspo può durare da 5 a 7 anni. Quando invece la condanna è superiore a 2 anni il daspo è a vita, scritto nero su bianco. Il mio messaggio è che da ora in poi non se la cava più nessuno». Queste pene si estendono, oltre al reato di corruzione, anche a chi viene condannato per: abuso d’ufficio aggravato, concussione, corruzione nell’esercizio della funzione, corruzione propria nel conferimento di pubblici impieghi, istigazione alla corruzione, peculato, traffico di influenze illecite. Una revoca del Daspo dagli appalti potrà essere concessa in caso di riabilitazione, ma solo passati 12 anni dall’espiazione della pena. Un periodo di tempo a cui vanno aggiunti i tre anni previsti per ottenere la riabilitazione. Se il soggetto è recidivo, i tempi aumentano, perché in quel caso servono 10 anni per chiedere la riabilitazione. In totale quindi dovranno passare 15 anni.

PENE PIÙ SEVERE. Non ci sono solo “daspo” dagli appalti e agente sotto copertura. Nel ddl si prevede tra l’altro la non punibilità per chi denuncia tempestivamente e collabora. Aumentano le pene per il reato di corruzione per l’esercizio della funzione: oggi il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni riceva indebitamente denaro o altre utilità rischia da uno a 6 anni, con la riforma Bonafede da 3 a 8 anni. Cambia anche la riparazione pecuniaria a favore della pubblica amministrazione dopo sentenze per reati di corruzione, che ora è «pari all’ammontare di quanto indebitamente ricevuto dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di un pubblico servizio». La riforma prevede che la sanzione si «determinata in relazione alla gravità dell’offesa e comunque non inferiore a euro 10.000».

STOP AL FINANZIAMENTO ANONIMO AI PARTITI. «È un cambio culturale per l’Italia – ha detto Di Maio – Quello che ci deve preoccupare di più è la percezione della corruzione, che forse non è possibile misurare, cioè come i cittadini percepiscono lo Stato, come uno dei più corrotti dell’Ue perché per anni disonesti cambiati furbi e onesti si sentivano fessi. Oggi diciamo agli onesti che lo Stato è dalla loro parte e iniziamo a stabilire un po’ di giustizia sociale per chi paga le tasse tutti i giorni». Poi il vicepremier del M5s, Luigi Di Maio, ha annunciato la novità che riguarderà partiti e fondazioni: «Chi finanzia un partito se lo vuole fare non si può più nascondere dietro l’anonimato. Non esiste più che la legge dello Stato fa da palo a chi prima dà i soldi e poi riceve in cambio dopo le elezioni. Stop a questo meccanismo che è stato alla base della Seconda Repubblica, nella Terza non sarà più così».

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