Cultura

Il clamoroso successo dei BTS, dalla Corea alla conquista dei social (e del mondo)

Punta di diamante della Korean Wave, la boy band formata da sette ventenni con gli occhi a mandorla ha soffiato a Justin Bieber il titolo di "top social artist", scalando rapidamente le classifiche americane. Migliaia di fan anche in Italia: «Ecco perché li amiamo»

Sarà capitato a molti utenti di twitter di restare incuriositi da una scritta in caratteri orientali, tipo 방탄소년단, sulla colonna di sinistra che indica i tweet di tendenza in Italia.Chi ha cliccato su, si è trovato spaesato in un mondo fantastico, fumettistico, virtuale, fra caratteri cinesi, sorridenti volti di ragazzini dagli occhi a mandorla stile United Colors of Benetton, e adoranti ragazze d’ogni parte del globo a osannarli. Superato lo sbandamento iniziale, cercando ulteriori informazioni, si arriva a scoprire il significato di quel misterioso hashtag: BTS. Una sigla dietro alla quale si muove una boy band che sta spopolando in tutto il pianeta, a partire dal luogo d’origine, la Corea del Sud. E le sorprese non finiscono qui. In un’epoca in cui le classifiche sono diventate un algoritmo di streaming, radio e download, il modo migliore per misurare chi è attivo e chi è “in rosso” nel pop è il Billboard Social 50, una sottotrama che misura la portata di un artista attraverso i social network. Tra questi, quattro soliti sospetti del pop globale: Justin Bieber, Selena Gomez, Ariana Grande e Shawn Mendes. Ma fra loro nessun vincitore. Il gruppo che ha dominato il Social 50 per 31 settimane nell’ultimo anno è stato quello dei BTS.

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I BAMBOLOTTI DEL K-POP. Sette ventenni, magnifici bambolotti con gli occhi a mandorla, patinati, perfetti, educati: Jin, Suga, J-Hope, RM, Jimin, V e Jungbook i loro nomi. La rivista Time li ha inseriti nella lista delle 25 persone più influenti sul web, di sicuro anche per come sfruttano social e YouTube (dove collezionano milioni e milioni di clic). Su Twitter contano ben 16 milioni di followers. In un misto di immaginario hip hop, kung fu e cartoni animati, i BTS cantano e danzano come consumati entertainer, niente a che vedere con lo sgangherato gangnam style, che pure veniva dalla Corea. Sono la punta di diamante di quello che viene chiamato K-pop, parlano ai ragazzini e hanno superato i confini del loro Paese.
I BTS sono stati il primo gruppo K-Pop a debuttare alla prima posizione della Billboard Top 200, il primo gruppo coreano ad avere tre singoli certificati oro negli Stati Uniti. E non è tutto: hanno perfino soffiato il titolo di “top social artist” a Justin Bieber. Se si parla di record, però, il più importante è sicuramente il primo posto dell’album “Love Yourself: Tear “nella classifica americana. Un traguardo mai raggiunto prima da nessun altro coreano (nemmeno da Psy con il suo “Gangnam Style”). Il 5 settembre è salpato da Los Angeles il loro primo tour mondiale: il 9 ottobre sbarcherà in Europa con ben due date alla 02 di Londra (ovvero 40.000 spettatori complessivi) e con successive tappe a Parigi, Amsterdam, Berlino. Dovunque tranne che in Italia, e questo ai fan non va proprio giù.

MIGLIAIA DI FAN IN ITALIA. «Stiamo ancora aspettando che arrivino in Italia. Qualcuno di noi andrà di sicuro a vederli nelle date europee. E qualcuno li ha già visti e ci ha raccontato quanto sono spettacolari, dialogano col pubblico, appassionano dal vivo quanto nei videoclip e nelle canzoni». Migliaia anche in Italia i fan della boy band coreana. «Tanti teenager, ma si arriva anche ai 30 anni. Molti del Sud, abbiamo fatto dei raduni a Napoli, però anche a Bologna – spiegano a BTS Army Italia, uno dei gruppi Facebook dedicati alla band – Qualcuno ama proprio il K-pop, poi c’è chi è fan solo dei BTS e per il resto ha gusti musicali totalmente diversi». Piacciono i BTS perché i loro testi sono «scritti in prima persona, e parlano di emozioni e sentimenti universali, o di condizioni sociali che in molti stiamo sperimentando dopo la crisi globale – spiegano a Italian Army – . Parlano della solitudine e dell’amicizia, parlano delle discriminazioni schierandosi a favore delle minoranze e delle donne, parlano della disperazione e della depressione, confortano le persone in difficoltà, insegnano che la felicità è uno stato della mente e non qualcosa che bisogna conquistare (alcuni dei loro pezzi sono piuttosto filosofici e articolati), insegnano che bisogna imparare ad amare e accettare se stessi per poter amare il mondo ed essere persone migliori. E lo fanno citando e facendo riferimento ad autori, filosofi, psicologi e opere letterarie, come Nietzsche, Hesse, Orwell, Rimbaud, Murakami, Carl G. Jung, D. Winnicott e moltissimi altri».

LEADER DI UN’ONDATA MUSICALE. In tour i BTS porteranno la loro nuova prova discografica, intitolata “Face Yourself”, nella quale hanno deciso di cantare in giapponese, raccogliendo i loro principali successi, rielaborati con la complicità dei dj e dei produttori statunitensi The Chainsmokers. Consapevoli, i BTS, che il pop è un linguaggio universale che oltrepassa ogni barriera linguistica e che il loro successo è legato, soprattutto, a video elaboratissimi e tecnologici, alle coreografie e all’impegno sociale. Tant’è che la versione digitale del nuovo album occupa la prima posizione della classifica iTunes di cinquanta Paesi.
Ma i BTS, noti anche come Bangtan Sonyeondan, ovvero “boy scout a prova di proiettile”, sono soprattutto i supereroi di un’industria musicale, la Korean Wave (l’onda creativa coreana che riguarda anche film e serie tv), in estensione nel mondo dell’intrattenimento. Il K-pop è iniziato l’11 aprile 1992, quando un trio hip-hop di nome Seo Taiji and Boys si è esibito in un talent show su una rete nazionale sudcoreana. Seo Taiji and Boys erano innovatori che sfidavano le norme su stili musicali, contenuti sociali, moda e censura; non avevano precedenti per una cultura la cui produzione musicale aveva passato negli ultimi decenni una severa supervisione governativa. Il successo determinò l’industrializzazione del modello tv del talent show, la nascita di una macchina che trasforma i teenager in “idol”.

Jisoo, Jennie, Rosé e Lisa (Blackpink)
Jisoo, Jennie, Rosé e Lisa (Blackpink)

ALIENANTE CATENA DI MONTAGGIO. Sulla scia dei BTS, si stanno facendo avanti Big Bang, Exo, SHINee, Got7, Loona (una formazione di dodici artiste), 2NE1, Twice e Blackpink. Quest’ultime – ovvero Jisoo, Jennie, Rosé e Lisa – con la hit “Ddu-Du Ddu-Du” hanno superato i trecento milioni di clic su YouTube in soli 69 giorni, facendo anche meglio dei BTS. Lezioni di canto, recitazione, tanto ballo, nessuno sballo, rigida disciplina: è così che si diventa i migliori. Sempre che si riesca a reggere la pressione.
È di questi giorni la notizia dei due fidanzatini del k-pop costretti a lasciarsi perché secondo contratto dovevano restare single. Protagonisti della storia la ventiseienne HyunA, nome d’arte di Kim Hyun-ah, ed E’Dawn (lui ha 24 anni e il nome vero è Kim Hyo-jong). La rivolta dei social potrebbe, tuttavia, trasformare il licenziamento in tronco in una squalifica temporanea. Ma quando l’anno scorso, Kim Jong-hyun – leader degli SHINee – si è tolto la vita, in molti hanno puntato il dito contro questa alienante catena di montaggio.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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