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Effetto Genova, in Italia “scoperti” 300 ponti pericolanti

Dopo il crollo sull’A10, i controlli sulle infrastrutture hanno portato alla chiusura di numerosi viadotti in tutta la Penisola. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello sull’Adda, snodo fondamentale per la viabilità lombarda. Ci vorranno due anni per metterlo in sicurezza

La tragedia di Genova ha innalzato il livello d’allerta delle istituzioni e delle società che gestiscono le infrastrutture in Italia. Ad un mese dal crollo del Ponte Morandi, Rete ferroviaria italiana, con una decisione d’urgenza, ha chiuso lo storico ponte San Michele, che dal 1889 collega la sponda bergamasca dell’Adda a quella lecchese, i Comuni di Calusco e Paderno. Da due giorni il sistema di monitoraggio del ponte evidenziava dati sulle oscillazioni della struttura anomali e preoccupanti. Ma potrebbero servire fino a due anni per la riapertura di uno snodo fondamentale nel quadro della viabilità lombarda, in direzione di Bergamo da un lato, di Monza e Milano dall’altro. La struttura in ferro, che ha la stessa età della Torre Eiffel e anche uno stile molto simile, garantisce sia il passaggio delle auto sia quello dei treni.

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I LAVORI. Insieme alla chiusura, Rfi ha deciso anche di anticipare gli interventi previsti sul ponte San Michele. Il primo, programmato per la fine di ottobre per un costo di 1,5 milioni, alleggerirà la soletta stradale sopra il ponte. Il secondo per un importo di 19 milioni e mezzo servirà a sostituire tutte le aste metalliche, cioè le componenti che uniscono i due grandi archi paralleli ma anche i due piani della gabbia metallica in cui corrono i treni. Un lavoro lento e graduale che porterà via molto tempo: «Fino a due anni di possibile chiusura» ha annunciato in Prefettura a Bergamo il direttore territoriale Lombardia di Rfi, Luca Cavacchioli. Con la possibilità di anticipare, rispetto al termine dei 24 mesi, l’apertura della strada, che veniva utilizzata ogni giorno da 30 mila automobilisti.

300 PONTI A RISCHIO. Quella del ponte San Michele sull’Adda è l’ultima di una lunga serie di chiusure dopo la tragedia di Genova, che ha portato a maggiori controlli delle infrastrutture in tutta Italia. Sono circa 300 i ponti a grave rischio nella Penisola. Su un totale di 45 mila infrastrutture in funzione, circa 11 mila ponti e gallerie hanno bisogno di controlli e manutenzione. Dal 14 agosto, giorno del crollo del ponte Morandi, c’è stata un’accelerazione sui controlli con molti ponti chiusi al traffico. A Roma è stato chiuso per motivi di sicurezza il ponte della Scafa verso l’aeroporto di Fiumicino. Il ponte San Nicola a Benevento, realizzato dall’ingegnere Morandi, è stato chiuso dal sindaco Clemente Mastella. A Milano è stato chiuso per manutenzione e poi riaperto il ponte della ferrovia in viale Fulvio Testi, come chiuso al traffico è il ponte Nuovo sul Reno, in provincia di Bologna. Altri due ponti sono stati chiusi nel Comune di Sestri Levante, quelli sui torrenti Gromolo e Petronio. A Monteriggioni, in provincia di Siena, è stato chiuso un altro ponte per rischio crollo. Stesso discorso in Molise, dove è stato chiuso il ponte sul Sente, tra i più alti d’Europa. In provincia di Messina sulla Statale 114 sono stati chiusi i ponti Agrò e Fiumedinisi di competenza dell’Anas, che monitora un altro ponte a Catanzaro. È però difficile riuscire a individuare il numero esatto di chiusure. In Italia infatti non esiste un censimento preciso di ponti e cavalcavia, dato che le infrastrutture sono gestite da enti diversi, come l’Anas, le concessionarie, le Regioni e soprattutto i Comuni. Sono questi ultimi infatti ad avere in gestione la gran parte delle strade italiane, ben 1,3 milioni di chilometri. Ma neppure l’Anci ha una mappatura esatta della situazione.

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