Italia

Chi è Mimmo Lucano, il sindaco dell’accoglienza

Ex insegnante, 60 anni, conosciuto in tutto il mondo per il modello Riace, è agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. La solidarietà di Beppe Fiorello e Roberto Saviano

Conosciuto in tutto il mondo per il modello di accoglienza dei richiedenti asilo realizzato a Riace, il piccolo paese della Calabria di cui è sindaco, Domenico Lucano, detto Mimmo, è stato arrestato su provvedimento della procura di Locri. L’accusa per l’uomo che la rivista Fortune, nel 2016, ha inserito tra le 50 personalità più influenti al mondo, è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. L’indagine contro Lucano per presunte irregolarità nella gestione del sistema di accoglienza era cominciata un anno fa, nell’ottobre del 2017, quando gli era stato recapitato un avviso di garanzia per truffa aggravata, concussione e abuso d’ufficio. Da allora il modello Riace era stato passato al setaccio dagli inquirenti, ma ben quattordici accuse carico di Lucano sono decadute.

L’INDAGINE. L’operazione in cui Lucano è stato coinvolto si chiama “Xenia” e la misura cautelare, si legge nel comunicato stampa della procura della Repubblica del tribunale di Locri, «rappresenta l’epilogo di approfondite indagini svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico». Nel corso delle indagini è emersa la «particolare spregiudicatezza del sindaco Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri “matrimoni di convenienza” tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano». Lucano e la sua compagna Tesfahun Lemlem, per la quale è stato disposto il divieto di dimora, sono accusati di aver architettato «degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia». Alla base di questa accusa c’è un’intercettazione telefonica in cui Lucano parla della possibilità che una donna nigeriana, a cui è stato negato l’asilo tre volte, sia regolarizzata attraverso il matrimonio con un italiano: «Io non sto là a guardare – si legge nel testo di una telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza – i suoi documenti sono a posto, mi fa un atto notorio dove dice che è libera di poter contrarre matrimonio e siccome è una richiedente asilo non vado ad esaminare i suoi documenti». L’altra accusa è l’affidamento diretto di appalti per la raccolta e il trasporto dei rifiuti a due cooperative senza che fosse indetta una gara d’appalto e senza che fossero iscritte nel registro regionale come previsto dalle norme vigenti.

IL MODELLO RIACE. «Tutto è cominciato con una botta di vento», racconta Tiziana Barillà, giornalista, che a Riace ha dedicato un libro “Mimì Capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace”. Era il 1998 quando un veliero partito dalla Turchia con a bordo 66 uomini, 46 donne e 72 bambini è approdato a cinquecento metri dalle coste di Riace Marina. I profughi venivano dall’Iraq, dalla Turchia e dalla Siria. Erano tutti curdi in fuga dalle persecuzioni politiche e Riace era un paesino semideserto: molte case erano diroccate e la scuola rischiava di chiudere a causa dell’emigrazione dei giovani verso il nord. Il destino di Riace «è completamente cambiato», scrive la Bbc, grazie all’idea di accogliere un certo numero di immigrati che sono stati integrati nella comunità locale. L’idea venne a Domenico Lucano, che allora non era sindaco. I profughi sono stati tutti ospitati in una struttura della curia a Riace Superiore e l’anno dopo Lucano ha fondato l’associazione “Città Futura”, ispirata a Tommaso Campanella e dedicata all’accoglienza. Nel 2001 Riace è stato uno dei primi comuni a partecipare ai progetti per l’accoglienza diffusa, il sistema che in seguito sarebbe diventato il servizio Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati).

CHI È MIMMO LUCANO. Sono passati vent’anni e Mimmo Lucano è ancora lì in prima linea per l’accoglienza dei migranti. Ex professore, emigrante anche lui, sindaco di Riace al terzo mandato è stato inserito nella lista delle cinquanta persone più influenti del mondo dalla rivista Fortune e al suo esperimento sono stati dedicati articoli e documentari da parte dei mezzi d’informazione di tutto il mondo. La figura di Lucano ha anche ispirato una fiction “Tutto il mondo è Paese”, interpretata da Beppe Fiorello, che andrà in onda sulla Rai, ed è stata raccontata al cinema da Wim Wenders nel cortometraggio “Il Volo”. Sui social dopo l’arresto di Lucano il protagonista della fiction si schiera dalla parte di Lucano. «È stato arrestato per aver accolto non per aver favoreggiato, allora #arrestatecitutti – scrive Beppe Fiorello -. Questo è un attacco personale, Mimmo Lucano dà fastidio perché va controcorrente». Solidarietà anche dallo scrittore Roberto Saviano: «Nelle azioni di Mimmo Lucano non c’è mai finalità di lucro, ma disobbedienza civile. Lotta contro una legge iniqua, e lotta da solo». Poi l’affondo contro il governo accusato di compiere attraverso questa inchiesta giudiziaria «il primo atto verso la trasformazione definitiva dell’Italia da democrazia a stato autoritario. Con il placet di tutte le forze politiche».

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