Economia

Def, la Commissione europea esprime «seria preoccupazione»

In una nota indirizzata al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, i commissari Moscovici e Dombrovskis chiedono che la manovra italiana sia «in linea con le regole fiscali comuni». Intanto sono stati resi noti i numeri del Def: sono 21,5 i miliardi investiti in sei misure chiave

Com’era prevedibile, anche alla luce delle dichiarazioni degli ultimi giorni, la Commissione europea ha ufficialmente manifestato «seria preoccupazione» per la manovra varata dal governo, che prevede una «deviazione significativa dal percorso raccomandato». Una sorta di avvertimento quello formalizzato con una nota firmata dal vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e dal commissario francese Pierre Moscovici, in risposta alla lettera del ministro dell’Economia Giovanni Tria che aveva illustrato i cardini del Def. La Commissione Eu chiede all’Italia di cambiare rotta entro il 15 ottobre, giorno in cui la legge di bilancio dovrà essere notificata a Bruxelles. Il governo, al momento, preferisce evitare lo scontro. Anche per tenere a freno eventuali reazioni negative dei mercati. «Non c’è stata alcuna bocciatura da parte dell’Ue – fanno sapere fonti di Palazzo Chigi – anche perché non è stata ancora avviata, né poteva essere, alcuna interlocuzione formale”.

Lettera commissione europea che boccia il def

I NUMERI DELLA MANOVRA. Reddito e pensioni di cittadinanza: 9 miliardi. Quota 100: 7 miliardi. Centri per l’impiego: 1 miliardo. Flat tax: 2 miliardi. Assunzioni nelle forze dell’ordine: 1 miliardo. Indennizzi per i truffati delle banche: 1,5 miliardi. A una settimana dalla sua approvazione, il governo ha finalmente presentato la nota di aggiornamento al Def, il documento che contiene le intenzioni di spesa e le previsioni di crescita e di indebitamento del governo, oltre a una descrizione delle principali misure che intende introdurre. L’elemento principale della Nota è la previsione del deficit, cioè la differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto intende spendere: inizialmente il governo prevedeva di mantenere il deficit al 2,4% del Pil per tre anni, ma in seguito alle pressioni dei mercati finanziari, la stima è stata abbassata al 2,1% per il 2020 e all’1,8% per il 2021.

REDDITO DI CITTADINANZA. La fetta più grande dei 21,5 miliardi previsti dalla manovra va al reddito e alle pensioni di cittadinanza: 9 miliardi a cui va aggiunto un altro miliardo per rilanciare i Centri per l’impiego. Dal primo gennaio le pensioni minime saranno portate a 780 euro. Dal primo aprile, poi, arriverà il reddito di cittadinanza per i disoccupati e i lavoratori con un reddito annuo inferiore a 9.360 euro (per un single). L’importo cresce in base ai componenti del nucleo familiare, mentre il possesso di una casa riduce il sussidio. Ne hanno diritto i cittadini residenti in Italia da almeno 10 anni. «L’introduzione del Reddito di Cittadinanza ha un duplice scopo: 1) sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa (pari a 780 euro mensili); 2) fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell’obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore», dice la Nota al Def.

QUOTA 100. Sette miliardi vengono stanziati per superare la legge Fornero: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi versati. La norma dovrebbe essere uguale per uomini e donne, lavoratori dipendenti e autonomi, privati e pubblici. «Per agevolare il ricambio generazionale e consentire ai giovani di poter avere accesso al mercato del lavoro – dice la nota al Def – sarà realizzata la cosiddetta “Quota 100” come somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni) quale requisito». Se una persona ha più di 62 anni andrà in pensione anticipata, ma con una quota maggiore perché saranno sempre necessari 38 anni di contributi: 101 a 63 anni, 102 a 64, 103 a 65 e così via. Non cambiano requisiti per la pensione di vecchiaia, attualmente 66 anni e 7 mesi d’età con 20 anni di contributi, e per la pensione anticipata, 42 anni e 10 mesi di contributi.

FLAT TAX E ALTRE MISURE. La flat tax partirà nel 2019 con le partite Iva e le piccole e medie imprese. Il regime forfettario che già oggi prevede l’aliquota al 15% euro viene esteso fino a 65 mila euro di fatturato, con un’aliquota del 20% per la parte di fatturato tra 65 e 100 mila euro. Insieme all’intervento sulle partite Iva ci sarà uno sgravio Ires sugli utili reinvestiti dalle società di capitali per creare occupazione o per ammodernare gli impianti produttivi. Nel complesso gli sgravi fiscali alle imprese per il 2019 costano 2 miliardi di euro. Dal primo aprile, sarà disponibile un fondo di salvataggio dei risparmiatori truffati dalle banche. Avrà un budget di 1,5 miliardi di euro, che sarà disponibile via via che i conti dormienti finiranno nelle disponibilità dello Stato per prescrizione. I risparmiatori – se forti di una vittoria davanti dall’Arbitro per le controversie finanziarie della Consob – potranno richiedere il rimborso entro il 30 aprile 2019, con un limite massimo del 30% e un tetto di 100mila euro. Corsia preferenziale per i risparmiatori con redditi inferiori ai 35 mila euro annui. Inoltre, la Nota del Def prevede un miliardo di euro per le assunzioni nelle forze dell’ordine.

Nota di aggiornamento Def 2018

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