Politica

Dal veterano Zingaretti all’outsider Corallo: i candidati alle primarie del Pd

Salgono a quattro le candidature ufficiali alla segreteria del Partito democratico. Francesco Boccia e Dario Corallo si aggiungono a Nicola Zingaretti e Matteo Richetti. E potrebbe unirsi anche l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano

Con Francesco Boccia, che di primarie ne ha fatte sette, e Dario Corallo, outsider trentenne che si presenta come un nuovo “rottamatore”, salgono a quattro i candidati al congresso del Pd. Dal mercato di Bisceglie Francesco Boccia ha annunciato la volontà di correre per la guida del partito: «Un hashtag da lanciare è #aporteaperte -dice in un video pubblicato su Facebook – per dire a tutti di tornare nel Pd». Ed anche Dario Corallo sceglie i social per comunicare la sua candidatura: «Quanto state per leggere qui sotto potrà sembrarvi uno scherzo, ma non lo è. Ve la faccio estremamente breve e arrivo subito al punto: mi candido alle primarie del Pd». Boccia e Corallo si aggiungono a Nicola Zingaretti e Matteo Richetti. E potrebbe unirsi anche l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano: «Non escludo di candidarmi», ha detto presentando il programma dei LaburistiDem.

IL VETERANO ZINGARETTI. Il primo a lanciare la sua candidatura è stato Nicola Zingaretti. Cinquantadue anni, ex presidente della provincia di Roma e due volte del Lazio, è il candidato che al momento può vantare la maggiore esperienza. Proviene dalla sinistra del partito, è un ex dirigente dei Democratici di Sinistra, ed è sostenuto dalla vecchia minoranza del partito, l’area oggi guidata da Andrea Orlando di cui un tempo faceva parte anche Pier Luigi Bersani. Zingaretti, il prossimo fine settimana, farà il primo evento nazionale da candidato segretario: “Piazza Grande” all’ex-Dogana di Roma. Le adesioni, nei giorni scorsi, superavano già le duemila. «Il mio obiettivo -ha detto il presidente della regione Lazio- è richiamare un elettorato che non è andato solo ai 5 Stelle, il mio obiettivo è innanzitutto parlare a una nuova generazione che ha creduto nell’istanza di innovazione, anche contenuta in questi movimenti, ma che in realtà ha ricevuto una delle più drammatiche pugnalate alle spalle della storia della repubblica. E poi, oltre i giovani, non c’è dubbio, un popolo, persone che in questi anni o perché rimaste a casa, o perché deluse, o perché, ripeto, catturate dalla capacità di rappresentare problemi che noi non abbiamo rappresentato ci hanno abbandonato. E non sono poche: nel 2008 ci sono stati 12 milioni di voti al Pd, nel 2018 solo 6 milioni».

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L’EX RENZIANO. Il secondo candidato è stato Matteo Richetti. Quarantaquattro anni, modenese, oggi senatore e nella scorsa legislatura deputato del Pd. Richetti era stato a lungo uno dei principali alleati di Matteo Renzi, ma dopo le elezioni del 4 marzo le cose sembrano cambiate. La sua candidatura al momento è da considerarsi solitaria e non apertamente sostenuta dall’area “renziana” né da nessun’altra delle principali correnti del partito. «Ci candidiamo alla guida di questo partito e uso il plurale perché è una scelta che abbiamo fatto dopo mesi di lavoro sul territorio, con un movimento di idee e di persone che attorno ad Harambee ha aggregato storie e progetti diversi e che ora è al servizio del rilancio del Pd – spiega – Perché io, al contrario di quello che leggo, sono convinto che ci sia un futuro per questo partito». Un futuro del Pd che per Richetti passa dai giovani: «Non ha senso ora un partito che prova a parlare a tutti contemporaneamente, mettendo tutti sullo stesso piano: oggi l’emergenza è rappresentata dalle nuove generazioni».

IL CANDIDATO APERTO AL DIALOGO CON IL M5S. Il terzo candidato è Francesco Boccia, 50 anni, pugliese, dal 2008 deputato del Pd. Come Richetti e Renzi proviene dalla Margherita, è stato a lungo uno dei più fedeli parlamentari di Enrico Letta, ma nel tempo si è spostato su posizioni meno moderate. Oggi è un alleato del presidente della Puglia, Michele Emiliano, che al congresso del 2017 raccolse il 10 per cento dei voti. Uno dei principali punti che Boccia ed Emiliano hanno in comune è l’apertura politica al Movimento 5 Stelle. «Non è uno scandalo dialogare su alcune misure -spiega in una intervista al Corriere della Sera – il Pd deve avere l’umiltà di dire ‘tornate a casa’ ai tanti elettori che si sentivano traditi e hanno votato per loro. Al Sud è stato un plebiscito. Ma adesso che i 5 Stelle al governo si sono messi nelle mani della destra di Salvini, la protezione e il futuro sono a rischio».

IL NUOVO ROTTAMATORE. «Sono 6 mesi che aspettiamo che qualcuno si renda conto che abbiamo preso il 18%. È inutile dire ‘abbiamo capito’ se poi ci prepariamo a celebrare Congressi con gli stessi che hanno distrutto tutto. Prima di qualsiasi proposta e di qualsiasi slancio occorre dirci con chiarezza che è necessario un azzeramento di ciò che il Pd è stato fino a oggi». In un lungo post su Facebook si presenta come il “rottamatore 2.0” Dario Corallo, 30 anni, laureato in filosofia, componente della segreteria dei Giovani democratici. «Noi siamo un gruppo di persone pronte a candidarsi perché crediamo ancora nelle ragioni fondative di questo Partito. Per farlo dobbiamo liberarci dei dirigenti nazionali che lo hanno tenuto in ostaggio in questo decennio e di quelli intermedi che hanno obbedito a tutto con toni entusiastici in una sindrome di Stoccolma – prosegue Corallo – Lo faremo senza mezzi, contro questo spettacolo ridicolo di dirigenti fallimentari che oggi chiedono di poter continuare a governare questo partito spacciandosi per il nuovo che avanza». E conclude: «Se in definitiva siete alla ricerca di un partito diverso dalla topaia che vediamo tutti i giorni, uniamoci per far essere davvero nuovo il Partito democratico!».

ALTRI POSSIBILI CANDIDATI. Sabato scorso anche Cesare Damiano, ex DS ed ex ministro del Lavoro nel secondo governo Prodi, ha detto che potrebbe presentare la sua candidatura al congresso. Damiano ha 70 anni ed è stato a lungo dirigente sindacale della Fiom e della Cgil. In passato è stato molto critico nei confronti della segreteria di Matteo Renzi, e oggi presenta la sua candidatura come quella più “di sinistra” in campo. Ma dice anche di essere pronto a ritirarsi nel caso in cui Zingaretti prenda forti impegni di discontinuità con il passato più liberale del partito. Quello che ancora manca, però, è un candidato espressione della precedente maggioranza del partito. Matteo Renzi ha detto più volte che non intende partecipare al congresso, e il resto dei renziani è diviso tra chi vorrebbe accordarsi con Zingaretti e chi invece vuole comunque un proprio candidato. I nomi che circolano periodicamente sono sempre gli stessi: l’ex ministro Graziano Delrio, l’ex capogruppo Ettore Rosato, l’ex viceministro Teresa Bellanova.

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