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Processo Cucchi, carabiniere ammette il pestaggio: «Prima un calcio, poi le botte in testa»

Colpo di scena al processo bis per la morte del trentenne romano morto nel 2009 dopo essere stato arrestato per spaccio di droga. Il militare Francesco Tedesco ha chiamato in causa due colleghi: «Fu un'azione combinata, ho provato a fermarli»

«Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore». Francesco Tedesco, uno dei carabinieri a processo per la morte di Stefano Cucchi, il trentenne romano morto nel 2009 pochi giorni dopo essere stato arrestato per spaccio di droga, ha ammesso di aver assistito al suo pestaggio e ha accusato i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo della violenta aggressione. È la prima volta che una delle persone accusate nel processo ammette il pestaggio che si pensa abbia causato la morte di Cucchi.

IL PESTAGGIO. Tedesco ha detto di essere stato presente al pestaggio, ma di non aver sferrato materialmente colpi a Cucchi. «Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra», si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. Secondo il suo racconto, Tedesco provò a fermare D’Alessandro e Di Bernardo dicendo loro: «Basta, che cazzo fate, non vi permettete». Ciononostante, uno degli altri due carabinieri colpì Cucchi «con uno schiaffo violento in volto», mentre l’altro gli diede «un forte calcio con la punta del piede». Tedesco ha raccontato di aver scritto una nota di servizio in cui parlava del pestaggio a cui aveva assistito. Nota che non è mai stata trovata. Non è ancora chiaro il grado di responsabilità nel pestaggio di Tedesco, ma il Corriere della Sera scrive che il suo avvocato ha sostenuto che lui «ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi è stato costretto al silenzio contro la sua volontà. Le sue parole sono un riscatto per l’Arma perché è stato un carabiniere a soccorrere Cucchi, a denunciare il fatto nell’immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo».

«IL MURO È STATO ABBATTUTO». È la prima ammissione di responsabilità al processo bis per la morte di Cucchi. In aula i genitori di Stefano hanno ascoltato la rivelazione con una espressione composta. La sorella Ilaria su Facebook ha commentato: «Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi». Quello che vede alla sbarra i cinque carabinieri è il processo bis per la morte di Stefano Cucchi. Il primo vedeva imputati tre agenti della polizia penitenziaria accusati di aver pestato Cucchi nelle celle di sicurezza del tribunale all’indomani del suo arresto e poi assolti definitivamente dalla Cassazione nel 2015. Adesso insieme a D’Alessandro, Di Bernardo e Tedesco, sotto processo ci sono anche i carabinieri Roberto Mandolini, per calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi, per calunnia.

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