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George Soros, il nemico dei sovranisti

Le sue attività a sostegno dei migranti e del loro diritto d’asilo spaventano i governi populisti di tutto il mondo. Dall’America all’Europa viene considerato il “burattinaio” di ogni teoria del complotto. In Italia Matteo Salvini lo ha accusato di far salire lo spread

Ai complottisti non si può dire non abbia offerto il fianco lui stesso, attraverso le memorabili operazioni speculative e i finanziamenti ai progressisti. George Soros non è solo il filantropo che sovvenziona la Fondazione Open Society, che si propone di diffondere il più possibile il modello di società aperta teorizzato da Karl Popper, negli ultimi tempi è diventato lo spauracchio dei sovranisti. Donald Trump lo considera il “burattinaio” di ogni forma di protesta negli States. Ma anche in Italia è guardato con sospetto dal vicepremier leghista, Matteo Salvini, che lo ha accusato di manipolare lo spread per approfittare delle aziende sane del nostro Paese.

CHI È SOROS. Sopravvissuto all’occupazione nazista in Ungheria, tolti i panni dell’investitore con il suo “Soros Fund Management” che gli ha permesso di accumulare un patrimonio personale da venticinque miliardi di dollari, negli ultimi tempi George Soros, 88 anni, è diventato un attivista politico e il principale finanziatore dei movimenti e delle cause dei progressisti in tutto il mondo. Tra il 1979 e il 2011 si stima che Soros abbia donato oltre 11 miliardi di dollari alle più varie iniziative sociali e civili: ha finanziato i movimenti dissidenti in Polonia, in Ungheria, in Cecoslovacchia e nell’Unione Sovietica; ha pagato gli studi universitari dei neri in Sudafrica per combattere l’apartheid; ha aiutato i movimenti democratici in Zimbabwe. Dopo il crollo dell’Urss Soros ha finanziato anche programmi di democratizzazione in Russia e in altre nazioni dell’ex-blocco sovietico.

LE PAURE DI SALVINI. Ma è anche colui che nel 1992 scommette con successo sul crollo della sterlina britannica e della lira italiana guadagnando oltre un miliardo di dollari. Gli italiani ricordano in particolar modo il mercoledì nero: era il 16 settembre del 1992 quando la lira italiana fu costretta ad uscire dallo Sme a causa di un attacco speculativo del Fondo Soros che portò la nostra moneta al collasso con una svalutazione del 30%. Sarà il ricordo di quell’episodio ad agitare il vicepremier leghista Matteo Salvini sui livelli raggiunti dallo spread dopo la presentazione del Def. «Se volessi pensare male – ha detto – direi che dietro lo spread di questi giorni c’è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non torneremo indietro. Chi vuole speculare sull’economia italiana sappia che perde tempo».

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IL NEMICO DEI SOVRANISTI. L’avversione di Soros verso nazionalismo e populismo, la difesa del cosmopolitismo con l’apertura del mercato e delle frontiere nascono come risposta a quanto sta succedendo in Ungheria, nel suo Paese d’origine, nell’era post comunista di Victor Orban. Questa apertura, si scontra con l’idea politica di Donald Trump che, certamente, non vede di buon occhio la sua attività filantropica che sostiene i rifugiati e il loro diritto di asilo negli Stati Uniti. Per il presidente Usa ci sarebbe sempre lui dietro le quinte quando c’è qualcuno che protesta. Come accaduto con il sit in delle femministe davanti a Capitol Hill contro la nomina alla Corte Suprema del giudice Brett Kavanaugh, accusato di molestie sessuali. Per Bannon, l’ex ispiratore delle politiche di Trump, che sta cercando di organizzare le forze di populiste e sovraniste transeuropee, è il male assoluto che non permette al razzismo, all’individualismo e al protezionismo di attecchire. Soros, sopravvissuto al nazismo, non lo ha dimenticato. E si batte per difendersi da questo vento di destra che soffia forte negli ultimi tempi in America e in Europa. Per questo è odiato da tutti i sovranisti.

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