Cultura

Caravaggio e il ciclo di San Matteo della Cappella Contarelli

La chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, ospita il meraviglioso ciclo pittorico di San Matteo firmato da Michelangelo Merisi. Ma un aspetto iconologico è spesso sfuggito nelle varie e più recenti interpretazioni

L’incarico di dipingere il ciclo pittorico di San Matteo per la Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, ricevuto grazie all’interessamento del cardinal Del Monte, porge a Caravaggio l’occasione per mettere in mostra tutte le proprie abilità. Tra il 1599 e il 1602 Caravaggio pone in opera un ciclo in cui la narrazione storica richiesta, il significato teologico sotteso e la propria concezione dell’arte si uniscono in un risultato tuttora mirabile. Nelle tre tele del ciclo, i momenti salienti della vita di san Matteo vengono raccontati con un abile utilizzo delle fonti letterarie: i Vangeli innanzitutto, in specie quello di Marco, ma anche la Legenda aurea di Jacopo da Varazze. Cosicché la narrazione risulta ricca e fluente, un vero dramma che si consuma nel presente dell’istante: hic et nunc. Il significato della narrazione è dato dalla specificità del linguaggio pittorico che Caravaggio assimila, facendolo proprio, dall’altro grande Michelangelo: il Buonarroti. Vediamo infatti, soprattutto nella tela dedicata al Martirio, un esplicito riferimento alla Creazione di Adamo della Cappella Sistina: il corpo di Adamo diviene il corpo del carnefice, ruotato però, messo in piedi, con un movimento di supponenza che esplicitamente si oppone al gesto creatore. Non si tratta solo di una geniale trovata, ma è il frutto maturo di un processo di confronto con la matrice michelangiolesca, che viene smontata e rimontata sintatticamente, riproposta senza essere citata, metabolizzata senza essere distrutta.

La capacità di lavorare sulle molteplici valenze espressive della pittura viene dimostrata da Caravaggio anche nella trascrizione pittorica del nome di Matteo, che, come spiega Jacopo da Varazze, nel capitolo CXL della Legenda Aurea, si traduce anche «da ‘mano’ e theos, come per dire ‘mano di Dio’». Il gioco di mani che percorre le tre tele – la mano vocante di Gesù e quella incredula di Matteo nella tela della Vocazione, le mani incerte dell’apostolo e quelle messaggere dell’angelo nella tela della Scrittura del Vangelo e le mani fiduciose del martire di contro alle mani aggressive del carnefice nella tela del Martirio – è certamente la declinazione di tutti i modi con cui Matteo è mano di Dio.

Questi molteplici piani di elaborazione narrativa e linguistica risultano attraversati da un unico progetto tematico; si pensa, infatti, che la cappella venga commissionata per celebrare la riconversione al cattolicesimo dell’ugonotto re Enrico IV di Francia e la conseguente riconciliazione con il papa Clemente VIII: ebbene Caravaggio sembra cogliere l’essenza della situazione politica e religiosa, dipingendo un grande ciclo dedicato alla celebrazione del complesso rapporto tra libertà umana e Grazia divina.

La pittura di Caravaggio si definisce nella relazione tra la contemporaneità e la classicità, nella capacità di parlare un linguaggio nuovo dagli etimi antichi.

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Rodolfo Papa

Pittore, scultore, teorico, storico e filosofo dell’arte. Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Docente di Storia delle teorie estetiche, nonché Accademico Ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon e Presidente della Accademia Urbana delle Arti. È autore di numerose pubblicazioni. Come pittore ha realizzato interi cicli pittorici per basiliche, cattedrali, chiese e conventi, tra cui: la Basilica di San Crisogono, Roma; Basilica dei SS. Fabiano e Venanzio, Roma; Antica Cattedrale di Bojano, Campobasso; Eremo di Santa Maria, Campobasso.

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