Economia

Lo spread, questo sconosciuto

Il differenziale del rendimento tra i nostri buoni del Tesoro e quelli tedeschi è cresciuto sensibilmente dopo gli annunci del governo. Ma la maggioranza degli italiani sembra non comprenderne i rischi. Un errore che può costarci molto caro

Le dure reazioni dell’Europa alla manovra economica annunciata dal governo hanno spinto lo spread oltre 330 punti base, livelli che non si vedevano più dal 2013. Intorno allo spread si sono ormai consolidate due avverse e sempre più agguerrite tifoserie: da un lato i “complottisti”, cioè quelli che ritengono lo spread un’arma in mano di chi vuol mettere il bastone tra le ruote a Salvini e Di Maio; dall’altro, chi imputa la sua risalita ai comportamenti e alle scelte politiche dei due vicepremier. Ora, fatto salvo il sacrosanto diritto di ognuno di poter esprimere liberamente le proprie idee, è lecito il dubbio che in tanti, da una parte e dall’altra, non abbiano piena conoscenza di cosa in effetti sia realmente lo spread, dei meccanismi che ne determinano il suo valore e dei suoi reali effetti. Insomma, si parla per partito preso e questo è molto rischioso.

COS’È LO SPREAD. Lo spread rappresenta la differenza di rendimento tra i nostri buoni del tesoro decennali e gli omologhi tedeschi. Tale differenza sostanzia il rischio percepito dagli investitori acquirenti dei titoli Italiani e la motivazione è facilmente spiegabile. Poiché a parità di remunerazione (tasso d’interesse) tutti sceglierebbero di comprare i bund tedeschi, notoriamente i più sicuri, si rende necessario per il Tesoro Italiano dover dare una più vantaggiosa remunerazione ai propri investitori, la cui misura sarà tanto maggiore quanto più alto sarà il rischio percepito. Ed è facilmente intuibile che al crescere dei timori sulla sua solvibilità lo Stato Italiano si vedrà sempre più costretto ad aumentare il premio (ecco lo spread) per convincere gli investitori a scegliere i nostri titoli tra i tanti disponibili sul mercato.

LE MANIPOLAZIONI DEI POTERI FORTI. A proposito dei paventati timori su presunte manipolazioni “a tavolino” dello spread, bisogna essere chiari una volta per tutti. Considerati i volumi del mercato dei titoli di Stato e la quantità di soggetti investitori, che spaziano dai grandi fondi pensione ai piccoli risparmiatori, è di fatto impossibile poterne pilotare le quotazioni. Vogliamo forse dire che l’opera della speculazione internazionale sia inesistente o ininfluente? No di certo. Ma chi conosce gli speculatori sa bene che loro non tifano per nessuno se non per il profitto, e l’andamento dello spread dall’insediamento dell’attuale governo ad oggi sembra darne chiara conferma.
Osservando il grafico in basso, infatti, possiamo notare che lo spread non è stato sin da subito ostile al governo Conte, anzi si è addirittura ridotto, fino al 25 maggio, allorché venne diffusa una prima bozza di governo caratterizzata da un tenore spiccatamente antieuropeista che instillò negli investitori il timore di una possibile uscita dell’Italia dall’Euro e dunque il rischio per gli investitori di vedersi riconsegnare, in una diversa moneta e chissà quanto svalutata, i loro quattrini.

spread

È vero che la bozza è stata ritirata ma è altrettanto vero che gli autori sono ancora al timone del governo e dunque la guardia del mercato è rimasta alta. Le affermazioni spavalde di Salvini e Di Maio contro Europa e spread, unitamente ad una manovra molto “coraggiosa”, hanno fatto il resto ed eccoci a 330 punti di spread con il rischio di ulteriori e pericolosi balzi verso l’alto.

LA SCARSA CONSAPEVOLEZZA DEL PROBLEMA SPREAD. Tuttavia, gli Italiani non sembrano particolarmente preoccupati e si mostrano, anzi, particolarmente reattivi e pronti a scroscianti applausi sulle esclamazioni del tipo “prima le persone poi lo spread”. Ma soltanto una persistente e ancora indissolta opacità che continua a pervadere il concetto di spread, a nostro avviso, giustifica tali reazioni. Infatti, è incontrovertibilmente vero che se sale lo spread si riducono le risorse da destinare proprio ai cittadini. Cosa significa dunque “prima le persone poi lo spread”? Un Paese con oltre 2.300 miliardi di euro di debito non può permettersi di ignorare irresponsabilmente la voce “spesa per interessi” iscritta in bilancio. A meno che, ovviamente, non si voglia sfasciare tutto, tornare alla lira e stampare moneta. Che sarebbe un inimmaginabile disastro. Insomma, la grande sfida dei prossimi anni sarà quella di spostare l’attenzione, in Europa e nel mondo intero, più sulle persone e meno sul denaro. I trattati di questa Europa dovranno essere profondamente rivisti e bisognerà lottare per una maggiore equità e solidarietà tra gli Stati. Ma se questi sono gli obiettivi che, ragionevolmente e necessariamente, dobbiamo tutti perseguire, bisogna anche ben comprendere che è del tutto folle l’idea che i mezzi per poterli raggiungere siano rappresentati da un percorso verso anacronistici nazionalismi in un contesto internazionale in cui l’Italia sarebbe null’altro che un fragilissimo vaso di coccio.
Il muro contro muro nei confronti di Europa e mercati finanziari è una formidabile strategia per l’ottenimento del consenso per qualcuno e, al tempo stesso, un gravissimo errore strategico che potrebbe costarci caro. E anche molto.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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