Economia

Perché Moody’s ha declassato l’Italia

Le critiche mosse dall’agenzia di rating in pratica sono molto simili a quelle arrivate dall’Ue sulla manovra economica: troppe spese, debito che non scende e stime di crescita troppo ottimistiche. «Tutto come previsto» commenta Palazzo Chigi

Moody’s ha tagliato il rating dell’Italia: ora è stato fissato in Baa3 mentre prima era Baa2. L’outlook, però, rimane stabile. Le motivazioni che hanno portato i tecnici dell’agenzia internazionale al downgrade sono legate al «cambio concreto della strategia di bilancio con un deficit» che si annuncia «significativamente più elevato» rispetto alle attese. Moody’s considera «strutturali» e «difficili da invertire» le nuove spese che il governo italiano ha inserito nel piano economico 2019: in particolare, il reddito di cittadinanza, il rilancio dei centri dell’impiego e anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni. Mentre la previsione sull’andamento futuro dei titoli di Stato italiani non è scivolata a un livello negativo perché l’Italia conserva «punti di forza» nel credito che bilanciano le sue fragilità a livello fiscale.

IL VERDETTO DI MOODY’S. Nella sua valutazione, Moody’s parla della manovra finanziaria del governo sostenendo che le previsioni sulla crescita siano troppo ottimiste, e che l’innalzamento dei tassi di interesse «smorzerà probabilmente gli effetti positivi dell’ammorbidimento fiscale». in questo scenario, tra maggiori spese correnti e minore crescita economica, l’Italia rischia di confermare il debito pubblico al 130 per cento del Pil. Moody’s guarda con allarme anche alle tensioni che si sono scatenate tra il governo gialloverde e l’Ue: le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro sono al momento «molto basse», ma potrebbero aumentare «se le incomprensioni fra Roma e la Commissione europea sulla manovra dovessero subire una ulteriore escalation». E se la campagna elettorale per le Europee del 2019 dovesse fare leva, di nuovo, sul miraggio del ritorno alla moneta nazionale.

TUTTO PREVISTO A ROMA. Mentre il governo fronteggia la bocciatura della manovra in sede comunitaria, l’agenzia chiude il suo check up sulla situazione italiana. Lo aveva iniziato il 25 maggio, due mesi e mezzo dopo le elezioni. E il verdetto, severo, porta l’Italia a un passo dal livello Ba1 nel quale rientrano i titoli di stato definiti “spazzatura”, sui quali l’agenzia sconsiglia di investire. «Tutto come previsto» commentano a Palazzo Chigi, anche se già si pensa di introdurre prime significative correzioni alla manovra. Si rafforza l’ipotesi di un taglio per il 2019 del rapporto tra deficit e Pil, dall’attuale 2,4% a una cifra più vicina al 2%, in modo da rispondere ai rilievi dell’Unione e alle fibrillazioni dei mercati. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, sostiene che la lettera della Commissione europea e il declassamento «erano nelle cose». Adesso però la sfida per il governo è cambiare la manovra «postando più risorse sulla crescita». Altrimenti «la partita è persa».

LE REAZIONI. Il vicepremier Matteo Salvini prova a sdrammatizzare la severa bocciatura che Moody’s fa dell’Italia e del suo governo: «Italia è un Paese solido, mi dicono gli esperti che l’importante è che l’outlook sia stabile. Il governo andrà avanti nonostante le agenzie di rating, i commissari europei e qualche incomprensione interna». Il leader leghista ha ribadito: «Siamo qui per rispondere ai problemi degli italiani, non per far saltare i governi né per farci impaurire dalle agenzie di rating che in passato hanno clamorosamente dimostrato di fallire i loro giudizi come falliranno questa volta. È una buona manovra e andremo fino in fondo». Assist al governo da parte del leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: «Moody’s che declassa l’Italia è la stessa Moody’s che ha patteggiato negli Usa per aver taroccato i rating dei mutui ipotecari contribuendo alla devastante crisi finanziaria del 2008. Un po’ come farsi fare la diagnosi da un falso medico condannato per omicidio». Di segno opposto capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini: «In passato le agenzie rating hanno dimostrato arroganza, ma mai come in questo caso il governo deve fermarsi. Non può trascinare l’Italia nel burrone, non può giocare con i risparmi e la vita degli italiani. Ora basta». Critico anche il Pd con Stefano Pedica: «Salvini e Di Maio giocano sulla pelle degli italiani. L’Italia non può cadere nel baratro per colpa di un governo di incompetenti. Bisogna fermarlo subito e tornare al voto».

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