Italia

Come le edicole possono sopravvivere alla crisi

Un protocollo d’intesa tra Anci e Fieg punta a valorizzare il ruolo dell’informazione e a sostenere le rivendite di giornali. Previste agevolazioni fiscali, ampliamento dei servizi offerti ai residenti e ai turisti e la liberalizzazione degli orari

Quando chiude un’edicola la città perde un pezzo di sé. Ed oggi capita sempre più spesso, nei grandi centri come nei piccoli. Colpa di internet? Sì, ma non solo. La crisi economica, le tasse e la disaffezione degli italiani alla lettura hanno portato circa 7 mila rivendite di giornali a chiudere i battenti negli ultimi due anni. Come è già accaduto per i cinema e le librerie un’altra realtà ramificata su tutto il territorio nazionale e che ancora oggi continua a rappresentare un presidio sociale sta scomparendo da alcune zone e quartieri d’Italia lasciando un vuoto informativo e culturale. Perché un’edicola non è solo un esercizio commerciale, è anche un punto di incontro, un luogo della vita, uno di quei posti dove per anni gli italiani si sono confrontati e scontrati su tanti temi di attualità.

CRISI DELLE EDICOLE. Quella delle edicole è una storia tutta italiana. Cresciute come funghi nel periodo d’oro in cui si vendevano i giornali di carta, sono di fatto condannate all’estinzione da una serie di leggi che ne hanno vincolato l’uso e la localizzazione, sono tartassate dalle imposte, dalla tassa di occupazione di suolo pubblico all’Imu, e sono contagiate dalla crisi che attanaglia l’editoria. Gli italiani scelgono il web in genere per mantenersi aggiornati. Ma quello che sorprende è che sempre più spesso utilizzano i social, in particolare Facebook, come principale finestra sui fatti del mondo. Lo strapotere della rete e dei social, che monopolizzano sempre più l’attenzione degli utenti e gli investimenti pubblicitari, è tra le cause più evidenti della crisi dell’editoria tradizionale. Abituato alle dinamiche del web, il pubblico pretende di poter fruire di contenuti sempre nuovi e di rado è disposto a pagare per accedere all’informazione. Risultato: il cartaceo non si vende e le edicole chiudono.

ACCORDO FIEG-ANCI. Con l’obiettivo di «favorire il rinnovamento del ruolo e della funzione delle edicole e per affiancare a questa attività iniziative condivise per avvicinare i cittadini alla lettura dei giornali» è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra Anci e Fieg. Si tratta di un’iniziativa assolutamente innovativa che punta a valorizzare il ruolo dell’informazione e, allo stesso tempo, a sostenere le edicole non solo come luoghi di distribuzione di quotidiani e prodotti editoriali, ma anche come veri e propri centri di servizio al cittadino. In particolare l’accordo prevede iniziative volte a ridurre i canoni delle edicole per le occupazioni di suolo pubblico, esonerare dall’imposta le locandine editoriali dei quotidiani e dei periodici esposte nei locali pubblici, ampliare le categorie di beni e i servizi offerti dagli edicolanti a cittadini e turisti (pagamento ticket, prenotazioni visite mediche, spedizioni e recapiti corrispondenza) garantendo che la parte maggioritaria del punto vendita sia comunque destinato alla stampa, assicurare una presenza capillare delle edicole anche nelle aree periferiche, individuare criteri volti alla liberalizzazione degli orari e dei periodi di chiusura dei punti vendita con l’obiettivo di garantire la presenza di rivendite di giornali in ogni momento possibile, riqualificare e ridefinire ruolo e funzione dei punti vendita con politiche di sostegno per la ristrutturazione o sostituzione dei manufatti.

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