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Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile

Sessantatré anni, origini italiane, ex militare, il leader populista guiderà la quarta democrazia più grande del mondo per i prossimi 4anni a partire dal 1° gennaio 2019

Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile. Con il 55,1% dei voti, il candidato della destra ha nettamente sconfitto Fernando Haddad, del Partito dei lavoratori, che non è andato oltre il 44,9% dei consensi. Populista ed estremista, Bolsonaro è un personaggio molto controverso, che più volte, da ex militare, ha detto di rimpiangere i tempi della dittatura ed ha promesso grandi poteri alla polizia pur di combattere la corruzione e la criminalità esprimendo più volte opinioni intolleranti e omofobe «Cambieremo il destino del Paese. Vi offriremo un governo degno che lavorerà per tutti i brasiliani», ha detto Bolsonaro dopo la conferma della sua vittoria. Una vittoria immediatamente salutata in Italia dal leader della Lega Matteo Salvini: «Anche in Brasile – ha twittato – i cittadini hanno mandato a casa la sinistra! Buon lavoro al presidente Bolsonaro, l’amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi sarà ancora più forte».

CHI È IL NUOVO PRESIDENTE DEL BRASILE. Ex ufficiale dei paracadutisti, sessantatré anni, di origini italiane, Jair Bolsonaro, eletto tra le fila Social-liberale brasiliano, guiderà il Brasile per i prossimi 4 anni a partire dal 1° gennaio 2019. Deputato dal 1991, diventò celebre nel ‘93, quando sconvolse i suoi colleghi con un discorso nel quale diceva di essere estimatore del regime militare e che la democrazia non era in grado di risolvere i problemi del paese. Da allora sono passati venticinque anni e i suoi toni e i suoi temi non sono cambiati, anzi se possibile si sono radicalizzati. Passato per otto partiti diversi in questi due decenni di attività parlamentare, fino a poco fa era considerato un personaggio eccentrico, noto per le sue dichiarazioni polemiche a favore della dittatura militare e della tortura e contro le donne e le minoranze razziali, etniche e sessuali, è diventato in pochi mesi il leader che ha cavalcato il crescente malessere di grandi fasce della società brasiliana. La crisi economica iniziata nel secondo governo di Dilma Rousseff, gli scandali di corruzione politica che hanno colpito i principali partiti politici e portato in carcere Lula, l’escalation della violenza criminale hanno portato i brasiliani a scegliere un candidato che si è presentato come un outsider contro l’establishment politico.

LA VITTORIA. Buona parte della sua campagna elettorale si è concentrata sull’odio verso la classe dirigente precedente che ha accusato di essere stata inetta e corrotta e responsabile della crisi economica. La liberalizzazione delle armi, la limitazione della libertà di stampa, il divieto di aborto, l’abolizione dei diritti per gli omosessuali hanno fatto il resto. Tematiche forti che hanno avuto molta presa sulla classe media di un Paese stremato da una lunga crisi e sfiduciato da una serie di scandali e corruzione. Ad aiutarlo poi, oltre alla forte dose di populismo di destra, anche il sapiente uso della comunicazione e dei social network che, secondo alcuni osservatori, Bolsonaro avrebbe usato non solo per la normale propaganda, ma anche per un’imponente diffusione di fake news per screditare gli avversari. Al primo turno delle elezioni aveva ottenuto il 46 per cento, contro il 29,3 per cento di Haddad. Il ballottaggio è diventato anche una sorta di gioco della torre: il Brasile si è diviso fra chi voleva evitare il “pericolo fascista” rappresentato da una vittoria di Bolsonaro e chi era disposto a votare qualunque candidato che impedisse un ritorno al potere del Pt (Partido dos Trabalhadores).

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IL PRIMO DISCORSO. Commentando la vittoria, Bolsonaro ha detto che da presidente sarà un «difensore della democrazia e della Costituzione», cercando di rassicurare i numerosi osservatori brasiliani e internazionali preoccupati dalla sua elezione. «Non è solamente una promessa di partito, o la parola di un uomo. È un giuramento davanti a Dio». Bolsonaro ha spiegato di avere l’obiettivo di «trasformare il Brasile in una nazione libera e prospera», Sulla base di quanto sostenuto in campagna elettorale e della sua storia politica, molti osservatori e analisti politici temono invece che Bolsonaro possa limitare le libertà personali dei brasiliani, soprattutto delle minoranze. Haddad ha commentato la sconfitta dicendo di sentire comunque la responsabilità di lavorare all’opposizione, per «difendere le libertà di quei 45 milioni di persone» che hanno votato per lui. Ha inoltre chiesto a Bolsonaro di rispettare il voto di tutti, una volta che sarà in carica. Tra i primi a congratularsi con il neo presidente, oltre al vicepremier italiano Matteo Salvini, anche il presidente degli Stati uniti. Trump ha telefonato a Jair Bolsonaro, come ha riferito Sarah Sanders, portavoce della Casa Bianca, precisando che «entrambi hanno espresso un forte impegno a lavorare fianco a fianco per migliorare la vita degli Stati Uniti e del Brasile».

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