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«Dico basta, vendo tutto»: per Tiziano Renzi si chiude il caso Consip

Il padre dell’ex premier dopo la richiesta di archiviazione acquista una pagina su Qn per spiegare la decisone di vendere la sua azienda: «Dal 2014 la mia vita è cambiata. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato pur sapendo di essere innocente. Lascio ogni incarico, farò il nonno»

«Mi chiamo Tiziano Renzi, ho 67 anni e una meravigliosa famiglia con dieci splendidi nipotini. Oggi dico basta. E annuncio che vado in pensione, lascio ogni incarico, metto in vendita la mia società. Mi arrendo». È l’inizio di una lunga lettera aperta che il padre dell’ex premier Matteo Renzi ha fatto pubblicare, acquistando una pagina, sul Quotidiano Nazionale in seguito alla richiesta di archiviazione da parte dei pm che indagavano su di lui nell’ambito dell’inchiesta Consip. Dopo più di due anni la procura di Roma ha concluso le indagini sulla complicata vicenda giudiziaria partita da una sospetta di fuga di notizie e trasformatasi in un’inchiesta sugli ambigui rapporti tra stampa, politica, magistratura e forze dell’ordine. Secondo i magistrati non ci sono sufficienti prove che Tiziano Renzi abbia utilizzato le sue relazioni e le sue parentele per ottenere favori. Rischiano di finire, invece, sotto processo l’ex ministro dello Sport Luca Lotti (favoreggiamento), l’ex comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette (rivelazione del segreto d’ufficio), il generale dell’Arma Emanuele Saltalamacchia (favoreggiamento), l’imprenditore Carlo Russo (millantato credito), Filippo Vannoni (favoreggiamento). E per rivelazione del segreto e falso, l’ex maggiore del Noe, Gian Paolo Scafarto. Per quest’ultimo c’è anche l’accusa di depistaggio assieme all’ex colonnello dell’Arma, Alessandro Sessa.

LO SFOGO. «Può sembrare strano che decida di arrendermi proprio oggi, dopo una notizia che ho atteso per tanti mesi. Ma c’è un perché – spiega Tiziano Renzi –. Quarant’anni fa ho lasciato il posto fisso di insegnante nella scuola pubblica perché volevo mettermi in gioco. Volevo creare posti di lavoro. Siamo sempre rimasti una delle tante piccolissime aziende italiane. Non abbiamo mai superato i dieci dipendenti, ma arrivare a fine mese e riuscire a pagare gli stipendi era una soddisfazione che non riesco a spiegare. Mi sembrava di dare il mio contributo per rendere questo Paese migliore». Dopo che per anni è «stato oggetto di polemiche da parte di tutti i media nazionali» annuncia che la società di marketing e comunicazione gestita da lui, dalla moglie Laura e dalla figlia Matilde sarà venduta, anche «perché l’inchiesta e le anticipazioni dei giornali hanno causato la perdita di clienti, anche molto importanti». Secondo Tiziano Renzi, i guai sono iniziati tutti nel 2014, poco dopo l’arrivo del figlio Matteo a Palazzo Chigi: «Fino a 4 anni fa non ho mai avuto problemi con lo Stato — si legge su Qn — Poi la mia vita è cambiata. Ho conosciuto il dolore di chi viene accusato, sa di essere innocente, eppure è su tutte le prime pagine», a tal punto che «l’odio» contro di lui lo ha portato ad «aver paura di fermarsi negli autogrill» a causa del timore delle reazioni da parte della gente, perché «venivo giudicato colpevole senza che sapessero niente». «Me ne vado a testa alta — conclude la lettera aperta — Mi arrendo, lascio ogni incarico, e tra un’udienza e l’altra contro chi mi ha diffamato, farò il nonno. Devo andarmene per rispetto di chi lavora con me. Sono stati 40 anni di lavoro difficile ma bellissimo. Dico grazie a tutti quelli che hanno fatto un tratto di strada con noi».

IL CASO CONSIP. L’inchiesta iniziò nell’estate del 2016, quando il magistrato Henry John Woodcock cominciò a sospettare che l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo avesse corrotto dei funzionari di Consip per ottenere alcuni appalti nella sanità campana. La procura di Napoli piazzò alcune microspie negli uffici di Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, ma qualcuno lo avvertì dell’indagine e Marroni fece “bonificare” i suoi uffici. Quando fu interrogato, Marroni fornì l’elenco di chi lo aveva avvertito delle indagini: i generali Del Sette e Saltalamacchia (il primo comandante in capo dei Carabinieri, proveniente dalla Toscana, il secondo comandante dei carabinieri toscani), il presidente di Consip Luigi Ferrara, il presidente della società idrica toscana Filippo Vannoni e infine l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. Il coinvolgimento di Tiziano Renzi è secondario rispetto alla vicenda principale, cioè la fuga di notizie sulle microspie nell’ufficio dell’amministratore di Consip Luigi Marroni. Secondo Woodcock, Renzi e un suo “amico di famiglia”, l’imprenditore Carlo Russo, avrebbero promesso a Romeo di usare la loro influenza su Marroni per facilitare i suoi affari in cambio di denaro. Nel frattempo l’inchiesta venne divisa in due filoni per ragioni di competenza territoriale. Quando la procura di Roma ricevette le carte dell’inchiesta scoprì una serie di errori e irregolarità che riguardavano proprio la posizione di Renzi, e che erano stati compiuti dai carabinieri che avevano svolto le indagini per conto di Woodcock. Alcuni verbali di intercettazioni erano stati alterati, mentre altri episodi erano stati nascosti o esagerati, all’apparenza con lo scopo di incastrare Tiziano Renzi e alzare così il profilo politico dell’indagine. Negli anni l’inchiesta, partita come un caso di corruzione, si è profondamente trasformata: il filone principale riguarda la fuga di notizie sulle microspie installate nell’ufficio di Marroni e non si è ancora conclusa. Il filone secondario su Tiziano Renzi e i suoi ipotetici traffici di influenze sembra invece essersi esaurito per mancanza di prove.

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