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L’addio di Angela Merkel, messa in crisi dai migranti e dall’euro

Da 13 anni alla guida della Germania, la cancelliera ha annunciato che non si ricandiderà alla presidenza della Cdu e lascerà la politica. Decisive le ultime batoste elettorali

Auf Wiedersehen, Frau Angela. Dopo la batosta elettorale in Assia, giunta dopo quella in Baviera, la cancelliera tedesca ha annunciato che non si ricandiderà alla presidenza della Cdu al Congresso previsto per dicembre ad Amburgo, e nel 2021 non si presenterà alle elezioni per l’incarico di cancelliera, né tantomeno per un seggio in Parlamento. La sconfitta elettorale è solo l’ultima goccia in un vaso già pieno di delusioni per Angela Merkel: dal tonfo alle elezioni politiche del settembre 2017 alle clamorose difficoltà nella formazione del governo, arrivato con una riedizione della grande coalizione dopo una lunghissima fase di difficili trattative. Poi un esecutivo debole, nel quale è dovuta venire a patti con l’Spd e la Csu di Seehofer, senza riuscire a imporre la sua agenda perdendo credibilità e l’appoggio dal popolo tedesco.

IL DECLINO DI ANGELA. Il suo quarto mandato non era nato sotto una buona stella: dopo le elezioni federali del 24 settembre 2017 ha aperto i negoziati, durati ben cinque mesi, che hanno portato al governo la Grosse Koalition di socialdemocratici, Cdu e Csu. Questa ricetta di compromesso permanente sotto l’egida della cancelliera, però, ha finito per lasciare insoddisfatti gli elettori, in un mondo politico tedesco ormai cambiato con l’irruzione preponderante dell’estrema destra xenofoba di Alternativa per la Germania (AfD). In conflitto costante sulla politica migratoria con il suo ministro dell’Interno e leader della Csu bavarese, Horst Seehofer, quella che i tedeschi soprannominavano affettuosamente ‘Mutti’ (mamma) «non è più così incontestata come lo è stato nel corso delle tre legislature precedenti», ha sintetizzato il suo ex ministro delle Finanze Wolfgang Schaüble. Merkel a inizio 2018 aveva già nominato come numero due della Cdu una figura a lei vicina, Annegret Kramp-Karrenbauer, incaricata di preparare “un rinnovamento”. Ma recentemente si è vista imporre un nuovo presidente del suo gruppo parlamentare, più critico: silurato il fedelissimo Volker Kauder, è stato scelto lo sfidante Ralph Brinkhaus. Un declino iniziato già alle legislative del 2017 quando la Cdu ha registrato un minimo storico e ha visto parte del suo elettorato spostarsi verso formazioni ostili alla sua politica, come l’estrema destra di AfD e i liberali.

L’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI. Tutto era cominciato nell’autunno del 2015, quando Merkel ha deciso di aprire le porte a oltre un milione di profughi in fuga dalla Siria e dall’Afghanistan. Celebre il suo discorso in televisione scandito dalla frase «wir schaffen das!» («Ce la faremo») facendo appello alla potenza e alle capacità del popolo tedesco. Logica prosecuzione fu il suo ruolo nell’accordo tra Ue e Turchia sui migranti. Un accordo definito immorale da molte organizzazioni umanitarie, ma necessario per chiudere la rotta balcanica a un flusso incontrollato di arrivi. Una impopolarità conosciuta e cresciuta dai tempi della crisi dell’euro. Anche in quell’occasione Frau Merkel ha dovuto affrontare all’interno della sua coalizione le posizioni dei «falchi» contrari a dare sostegno ad esempio alla crisi del debito della Grecia. Alla fine ha accettato di seguire la linea del governatore della Bce Mario Draghi sul salvataggio della moneta unica «wathever it takes».

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MA CHI È LA CANCELLIERA? Angela Merkel, nata politicamente nella vecchia Ddr comunista, si è trovata a gestire la riunificazione della Germania, il progetto dell’euro e dell’Europa senza barriere, il ritorno al governo della Cdu dopo la parentesi socialdemocratica di Gerhard Schroeder a partire dal 2005. Come ricorda Roberto Brunelli in “Angela Merkel. La sfinge” in realtà nasce nel 1954 in una città dell’Ovest, ad Amburgo. Il padre, Horst Kasner, è un pastore evangelico. La madre Herlind è insegnante di latino e inglese. Conseguita la maturità, dal 1973 al 1978 Angela studia fisica all’Università di Lipsia. Nel 1977 si sposa con Ulrich, da cui prende il cognome con cui è universalmente nota. Nel 1981 il divorzio. Nel 1978 è a Berlino, ricercatrice all’Accademia delle scienze. Nell’ottobre 1990 si iscrive all’Unione cristiano-democratica (Cdu), che la candida alle elezioni di dicembre. Entra nel Bundestag e, soprattutto, conosce il padre della “nuova Germania”. Helmut Kohl capisce subito che “das Mächden” (la ragazzina), come l’avrebbe chiamata, era perfetta per il suo grande disegno. Era infatti donna, figlia delle due Germanie e aveva un innegabile talento politico. Il 18 gennaio 1991 Angela giura come ministro per le donne e i giovani. Alla fine dell’anno è vicepresidente della Cdu. Nel 1994 è ministro dell’Ambiente. Presiede il vertice Onu sul clima (1995) e contribuisce alla stesura del Protocollo di Kyoto (1997). Il suo prestigio internazionale è ormai indiscutibile. Nel 1998 Wolfgang Schäuble la propone come segretario generale della Cdu. Dall’inizio del nuovo secolo sarà lei il futuro della Cdu fino ai nostri giorni.

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