Politica

Quel pasticciaccio di Di Maio sul condono per Ischia

Dopo la circolazione di alcuni video in cui diceva che il M5s non avrebbe mai fatto un condono, il vicepremier ha provato a lanciare una sua «operazione verità» postando sui social il testo del famigerato articolo 25. Una gaffe ulteriore perché ha dimenticato le disposizioni del comma 1

A rallentare il decreto per la ricostruzione del ponte Morandi non è Genova, ma Ischia. Non solo l’isola campana nel testo si è presa la parte maggiore (20 articoli contro gli 11 dedicati al capoluogo ligure) ma c’è l’articolo sul condono edilizio, previsto per tre comuni di Ischia, ribattezzato dal Pd «condono Di Maio» e duramente contestato dalle opposizioni in aula, tanto da rallentare i lavori. Al momento della votazione dell’articolo 7 su Ischia, dai banchi dei parlamentari Pd si sono levati cartelli con la scritta «No al condono Di Maio», accompagnati dal coro «onestà onestà». L’ex sottosegretario, Maria Elena Boschi, si è rivolta ai colleghi di maggioranza: «Come potete non provare un senso di vergogna dopo aver usato la parola onestà e votare il condono Di Maio e non vergognarvi per lo scempio che state facendo ad Ischia? Nel giorno in cui piangiamo le vittime del maltempo Lega e M5s votano il condono Di Maio. Quali interessi ha il ministro Di Maio dietro il condono edilizio ad Ischia?».

QUANDO DI MAIO CONTESTAVA IL CONDONO. Le cose sembrano essere cambiate da quando lo stesso capo politico dei Cinquestelle era contrario a qualsiasi ipotesi di condono edilizio per Ischia. In un video risalente al 23 agosto 2017 Di Maio diceva: «Cercate una mia proposta di legge di condono che riguarda Ischia o qualche altra regione: se la trovate mi iscrivo al Pd». Oggi che il Movimento è al governo e Di Maio è vicepresidente del Consiglio, nel testo del decreto legge su Genova è stato introdotto un articolo che permette un vasto condono edilizio proprio a Ischia. Per il Movimento 5 Stelle, già in difficoltà sul fronte interno, non è stato facile spiegare che nella legge non c’è nessun condono. «Nel decreto Emergenze non vi è alcun condono edilizio – afferma Antonio Federico, deputato del Movimento 5 Stelle -. Piuttosto sollecitiamo le amministrazioni locali a dire sì o no entro sei mesi a quei cittadini che da 20, 30 anni aspettano un responso sulle loro istruttorie per le sanatorie edilizie. Siamo contro ogni forma di condono e purtroppo non possiamo cancellare quelli fatti dai governi precedenti. A Ischia non condoniamo un bel niente ma prendiamo atto che ci sono persone che si ritrovano a vivere in edifici danneggiati dal terremoto del 24 agosto 2017 e che non sanno che destino avrà la loro richiesta, basata su condoni approvati da altri governi e non certo da noi. Su Ischia abbiamo anche introdotto una norma che dichiara insanabile l’abuso prodotto da condannati per mafia e riciclaggio. E abbiamo stabilito che se la richiesta di condono viene accolta, alle eventuali volumetrie extra costruite abusivamente non andrà neanche un euro. Ovviamente anche per chi si vedrà negata la richiesta non c’è nessun finanziamento».

OPERAZIONE VERITÀ. La norma riguarda la ricostruzione delle abitazioni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio distrutte dal terremoto dell’agosto del 2017, che uccise due persone e ne lasciò oltre 640 sfollate. Il meccanismo proposto dai 5 Stelle prevede che per le case danneggiate dal terremoto le domande di condono presentate sulla base di tre successive sanatorie – del 1985, del 1994 e del 2003 – vengano definite entro un termine breve (sei mesi) facendo riferimento alle regole più permissive, quelle del condono del 1985 approvato dall’allora governo Craxi. A rendere ulteriormente contestata la misura è che viene consentito di accedere ai fondi pubblici della ricostruzione. Per evitare il contraccolpo Di Maio ha provato a lanciare una sua «operazione verità» postando sui social il testo del famigerato articolo 25, dal quale si dovrebbe desumere che è prevista solo l’accelerazione di procedure già in vigore. Il post si rivela però una gaffe, dal momento che il testo riprodotto nasconde il comma uno dell’articolo 25, quello che allarga le maglie del condono riferendosi alla legge del 1985. Il trucchetto è subito svelato: l’articolo postato da Di Maio comincia con il comma 1-bis.

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