Italia

Fragile, trascurata e abusata: l’Italia che cede sotto il maltempo

Dal Veneto alla Sicilia la pioggia e gli allagamenti hanno provocato diversi morti e enormi danni al territorio. Colpa non soltanto dei cambiamenti climatici, ma anche della cementificazione e di un consumo del suolo sconsiderati

Un Paese che uccide dieci persone per la piena di un torrente, con alberi abbattuti e le strade devastate dal vento e dalla pioggia, è quello che ha dimenticato una nozione basilare scritta su tutti i libri di geografia: «L’Italia ha un territorio a forte rischio idrogeologico». Se lo sono dimenticati esperti, politici e chi costruisce fra abusi e concessioni date con leggerezza. Poi arrivano le piogge, le frane e le esondazioni spazzano via le case, le strade e le persone che si trovavano in quei luoghi ad alto rischio. Non è catastrofismo, è quanto accaduto nell’ultima settimana in Italia. Da Nord a Sud il maltempo ha causato parecchi danni al territorio e diversi morti: 12, accertati al momento, in Sicilia, e 3 in Veneto.

LA CONTA DEI DANNI. Nell’Italia del clima tropicalizzato, più brusco e capriccioso, con bombe d’acqua che arrivano improvvise in una giornata di sole e si alternano a venti da burrasca e mareggiate, in cui franano le montagne ed esondano i torrenti, colpisce una cementificazione e un consumo di suolo a dir poco sconsiderati. Nel palermitano la pioggia ha fatto esondare il fiume Milicia, che uscito dagli argini ha travolto una villa situata poco distante, facendo dieci vittime. In Veneto la situazione è apocalittica: alberi abbattuti, strade devastate, tralici piegati. Gli alberi abbattuti durante i temporali dei giorni scorsi hanno riempito la diga del Comelico, in Val Visdende, nel Bellunese. Intanto sempre in Veneto fanno paura le frane del Tessina ai Chies d’Alpago e della Busa del Cristo a Perarolo di Cadore (Belluno), riattivatesi dopo le piogge dei giorni scorsi. In Val di Fiemme (Trentino Alto Adige) e in Val Saisera (in provincia di Udine) il maltempo ha distrutto completamente le due foreste di abeti rossi dalle quali si ricava il legno per realizzare violini e altri strumenti musicali. A Venezia l’acqua alta ha “invaso” l’8% della città, a cominciare da Piazza San Marco dove nei giorni scorsi si è allagato anche il corpo principale della Basilica. In Liguria c’è preoccupazione per lo sversamento in mare di carburante dai 211 yacht affondati, arenati o dispersi dopo la mareggiata di lunedì scorso che ha distrutto il porto di Rapallo.

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UN PAESE A RISCHIO. Invecchia l’Italia, sempre più fragile e insicura anche a causa dei cambiamenti climatici. Maltrattata e abusata da speculazioni e malaffare. Il consumo di suolo e le nuove edificazioni continuano a riguardare anche le aree considerate a rischio idrogeologico, nonostante i vincoli esistenti. Pensiamo a quanto è stato costruito in maniera abusiva, spesso in aree a rischio, che potrebbe essere sanato se andasse in porto il decreto Genova così come è uscito dalla Camera dei deputati. È l’Italia dove l’acqua torna a riprendersi i letti di fiumi e torrenti tombati col cemento su cui sono state costruite strade e villette, dove la pioggia abbondante fa saltare dalle dighe tombini, dove si aprono voragini sui viadotti che collegano le nostre città. È l’Italia che ad ogni nuova allerta meteo ci ricorda quel che crediamo di poter dimenticare con una mazzetta o la firma facile su un permesso.

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