Politica

Dalla stretta sull’accoglienza al daspo urbano: cosa prevede il decreto sicurezza

Il provvedimento bandiera del ministro dell'Interno Salvini, approvato con il voto di fiducia, passa ora al vaglio della Camera. Il tema più controverso è senz’altro quello dell’immigrazione

Stretta sul diritto d’asilo per i migranti, daspo urbano più severo, stanziamenti per polizia e vigili del fuoco. Sono alcuni dei punti del decreto sicurezza, uno dei provvedimenti bandiera del ministro dell’Interno Matteo Salvini e della Lega, approvato dal Senato con 163 sì, 59 no e 19 astenuti. Il provvedimento, che passa ora al vaglio della Camera, si articola in tre parti (un quarto capitolo si occupa delle disposizioni finanziarie e finali): immigrazione, sicurezza pubblica e organizzazione del ministero dell’Interno e dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata. Il maxiemendamento che, con qualche correzione, sostituisce il decreto legge originario prevede alcune novità.

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STRETTA SULL’ACCOGLIENZA. In materia di immigrazione si va dall’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari (sostituito da permessi speciali temporanei concessi per meriti speciali o motivi sanitari e rinnovabili ogni due anni) all’allungamento da 3 a 6 mesi del trattenimento nei Centri per i rimpatri, dalla possibilità di trattenere gli stranieri da espellere anche in strutture della pubblica sicurezza, (in caso di indisponibilità dei Centri di permanenza per il rimpatrio) alla possibilità di revocare la cittadinanza italiana per terrorismo. Ma il fulcro del testo è sui richiedenti asilo: per quelli che compiono gravi reati (omicidio, violenza sessuale) è prevista la sospensione dell’esame della domanda di protezione ed è possibile l’obbligo di lasciare il territorio nazionale. In caso di condanna in primo grado è previsto che il questore ne dia tempestiva comunicazione alla Commissione territoriale competente che «provvede nell’immediatezza all’audizione dell’interessato e adotta contestuale decisione» Il decreto riserva esclusivamente ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale previsti dallo Sprar (Sistema protezione e richiedenti asilo e rifugiati). Questi ultimi, la cosiddetta accoglienza diffusa nei Comuni, sono ridimensionati. I richiedenti asilo troveranno invece accoglienza nei Cara.

SICUREZZA PUBBLICA. I vigili urbani potranno essere dotati di pistola taser nei comuni che hanno più di 100mila abitanti. Controlli maggiori sono previsti per chi affitta auto e furgoni per evitare che vengano usati dai jihadisti contro la folla, come avvenuto a Nizza, Londra e Berlino. Vengono stanziati quasi 360 milioni fino al 2025 per «contingenti e straordinarie esigenze» di polizia e vigili del fuoco «per l’acquisto e potenziamento dei sistemi informativi per il contrasto del terrorismo internazionale», compreso il rafforzamento dei nuclei Nbcr (nucleare, biologico, chimico e radiologico). Dei 360 milioni stanziati, 267 sono per la pubblica sicurezza e 92 per i pompieri. Il testo prevede inoltre un daspo urbano più severo. Il decreto amplia le zone dove può scattare, includendo i «presidi sanitari», le zone di particolare interesse turistico, le «aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati pubblici spettacoli». Previsto anche il daspo per coloro che sono indiziati per reati di terrorismo e una stretta sulle occupazioni. I blocchi stradali tornano ad essere sanzionati penalmente e non più in via amministrativa. E ancora, l’utilizzo del braccialetto elettronico sarà possibile anche nei confronti degli imputati dei reati di maltrattamento in famiglia e stalking.

POTENZIAMENTO ANBSC. Il provvedimento estende di ulteriori 70 unità la pianta organica dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata e individua le aziende confiscate «di rilevante interesse socio-economico» che necessitano di supporto per il proseguimento dell’attività. Viene liberalizzata anche la vendita dei beni sequestrati ai mafiosi, ampliando la platea dei possibili acquirenti. In particolare, potranno essere venduti anche a soggetti privati, superando l’obbligo di vendere i beni confiscati solo a enti pubblici, alle associazioni di categoria e alle fondazioni bancarie. I beni potranno essere ceduti al miglior offerente, con diritto di prelazione comunque riservato ai soggetti pubblici.

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